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Ogni sistema volto ad imprigionare l’uomo ha cura di confezionarsi fin dall’inizio una morale su cui fondare l’efficacia del proprio controllo e la sua legittimità. I princìpi che individua vengono scelti tra i più funzionali a quel fine e l’etica che su questi viene fondata non fa altro che dividere i buoni comportamenti dai cattivi comportamenti secondo la diade: utile ai propri scopi/contrario ai propri scopi. In questa gerarchia di valori l’uomo virtuoso rappresenta l’incarnazione del soggetto funzionale al modello ideale, quello a cui si vorrebbe che ogni individuo tendesse.
Qual’è, in un sistema omnipervasivo come quello del capitale mondializzato, il ritratto dell’uomo virtuoso? Chi è kalòs kai agathòs, bello e buono, chi è il campione, l’eroe che assurge ad esempio? La risposta è facile.
Innanzitutto è un lavoratore.
Un indefesso lavoratore, un uomo che definisce sé stesso tramite il proprio ruolo e il grado che riveste nel proprio ruolo. Un individuo per cui il lavoro è una condizione esistenziale, un soggetto che non traccia dentro di sé un confine fra il tempo del lavoro e il tempo della vita ma che sovrappone i due piani senza conflitto, risolvendo d’un balzo il problema marxiano dell’alienazione. Un uomo che non vende il proprio tempo in cambio di denaro ma che fa totalmente propria la causa del sistema per cui lavora.
Un lavoratore non pago, che non si accontenta ma che ambisce, che è disposto a sacrificarsi per la propria ambizione, che usa tutta la creatività, tutta l’intelligenza per migliorare la propria posizione nell’ambito in cui presta la sua opera.
Per essere perfetto, inoltre, il nostro prototipo non deve mancare di possedere anche alcune precise qualità, diremmo sociali. È un affidabile pagatore, un consumatore seriale, uno spettatore prevedibile, mantiene una famiglia che gli fa da base logistica da cui partire e a cui tornare, cresce una prole pronta a sostituirlo nell’impresa, non è interessato a questioni astratte che non si traducano in un vantaggio comprensibile e immediato, identifica la crescita con il progresso, la competenza con la conoscenza, le complicazioni con gli ostacoli.
Un utile ed istruttivo esercizio per comprendere l’autoreferenzialità di queste virtù assolute (come laboriosità, affidabilità, dedizione, iperspecializzazione) è quello di provare a misurare il valore del nostro eroe in un sistema etico diverso da quello presente. Provare cioè a giudicare come il Lavoratore verrebbe considerato qualora lo scopo condiviso dell’agire umano fosse diverso da quello del profitto personale e d’impresa.
Un uomo che usa cinquant’anni della propria vita lavorando dieci ore al giorno sarebbe considerato meno di un mentecatto in un mondo in cui la conoscenza fosse il valore a cui tendere, fuori dalla salvezza secondo la morale cristiana (lasciate le vostre reti e seguitemi), un arido egoista in un sistema umanista che teorizza la centralità dell’uomo, uno stolido bruto in un ottica illuminista, un povero schiavo che ha rinunciato totalmente all’otium in cambio del solo negotium (con l’aggravante della volontarietà) nel mondo classico, un cattivo cittadino in democrazia, un pessimo padre e un marito assente da un punto di vista affettivo, un distruttore di sé stesso da un punto di vista medico-biologico, un asociale nel consorzio umano, un volenteroso complice della distruzione del pianeta in un’ottica ecologista-ambientalista.
Da qualunque lato lo si guardi il pressoché totale sacrificio di sé a cui i pochi (sempre meno) che lavorano sono chiamati, appare riprovevole, dannoso, stupido. Solo il pensiero unico del profitto erge l’alacre e volenteroso Stachanov ad esempio di virtù da imitare sulla strada delle umane sorti e progressive. Solo qui e ora. E se alla fine della giornata vi sentite vuoti, inutili, se vi pare che il tempo voli e che le giornate si susseguano tutte uguali senza che quasi si riesca a distinguerle l’una dall’altra, se vi sfiora il sospetto che qualcuno vi stia usando come pile senza che il vostro sacrificio venga a vantaggio di nessuno se non di pochi invisibili sconosciuti senza volto, se avete la sensazione che nulla cambi, anzi, che tutto peggiori sempre più e che i vostri figli staranno ancor peggio di come state voi oggi, non preoccupatevi. Ricordate che, da che mondo è mondo, stretta e impervia è la strada che conduce alla virtù mentre ragionevole e desiderabile e larga appare allo stolto quella che conduce alla rovina e al peccato.

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