La più crudele uccisione

Hamlet
O God!
Ghost
Revenge his foul and most unnatural murder.

Amleto.
Oh cielo!
Spettro.
Vendica la sua crudele, snaturata uccisione.

Shakespeare, Amleto, Atto I, scena V

Luca ha trafugato di nascosto qualche musicassetta dalla macchina dei fratelli più grandi e ora mi aspetta davanti al portone. Io ho sottratto le chiavi dal borsello di mio padre e scendo per le scale per evitare l’ascensore il cui ronzio elettrico, gli stacchi e gli attacchi mi tradirebbero alle orecchie del condominio intero. Complici dei nostri misfatti, ci introduciamo di soppiatto nel garage facendo ogni sforzo per far scorrere la saracinesca senza che lo stridore arrivi alle finestre sopra di noi, sempre vigili, sempre aperte, telecamere di altrettanti madri in allerta perenne.
Ci spaparanziamo nella 128 di mio padre e finalmente accendiamo l’autoradio. Le luci verdi nel buio ci illuminano le ginocchia nude.
La musica la sentono quelli più grandi. Sentire la musica è quasi la stessa cosa di essere grandi. Non capiamo perché la musica possa essere così importante per quelli più grandi ma l’equazione la capiamo bene: se sei grande dai molta importanza alla musica, se dai molta importanza alla musica sei grande.
Luca estrae la refurtiva, sceglie un piccolo scrigno su cui sta raffigurata una figura di jeans vista di spalle con i capelli ricci da donna, ne estrae il contenuto arancione e lo sospinge nella bocca socchiusa dell’autoradio che, sottomessa, accetta la sua eucarestia.

Il 16 giugno succederà qualcosa che non è mai successo. Un premio nobel pubblicherà il suo album di nuove canzoni e qualcosa in anteprima già da oggi si può assaggiare. Cerco sul web il pezzo di cui più si parla ma non mi precipito a farlo suonare: lo lascio in attesa e ne leggo prima testo e recensioni, ne studio i riferimenti, mi faccio un’idea precisa. Quando sono convinto di possederne il senso mi alzo, prendo un caffè, rispondo a una mail, torno a sedermi. Al sicuro nel mio fortilizio finalmente procedo. Il tasto play non esiste davvero, non oppone al mio dito la resistenza di una piccola molla ma si lascia azionare dalla lieve pressione su uno schermo che suppongo sospeso su una miriade di microsensori.

Nella macchina di colpo si sparano un flusso di suoni e un miagolio che sembra una voce. Ci precipitiamo ad abbassare il volume con il cuore a martello, ci guardiamo intorno per sincerarci che nessuno abbia sentito e ci rimettiamo ad ascoltare con l’emozione di chi officia un rito proibito.
“Oh, what did you see, my blue-eyed son? Oh, what did you see, my darling young one? I saw a newborn baby with wild wolves all around it, I saw a highway of diamonds with nobody on it “.
Perché questa litania senza senso ci si aggrappa al petto, Luca? Perché ci chiede di non smettere di ascoltarla? Con parole che non si capiscono la voce sta parlando a noi. Ci dice che ci sono mondi che non sospettiamo, ci dice che non è tutto qui, che in qualche posto qualcosa ci aspetta e quel qualcosa è il futuro, insostenibile batticuore. Non come questo garage e questo cortile, non come la faccia della signora del terzo piano o del signore che ci buca il pallone, della piazza con il bar e il tabacchino, dell’autobus numero 3 che prenderemo al mattino quando l’anno prossimo finalmente andremo alle medie.
Se tratterremo il respiro ora, su questo sedile, sono sicuro che la musica non potrà mai finire.

“ ‘twas a dark day in Dallas, November ’63/ a day that will live on in infamy/president Kennedy was a-ridin’ high/ good day to be livin’ and a good day to die…
Fu un giorno buio a Dallas, nel novembre ’63/ un giorno che vivrà nell’infamia/ il presidente Kennedy era molto in gamba/ buona giornata per vivere e una buona giornata per morire…”
Vecchio bastardo, quasi non canti più. Sei solo emozione e carisma biascicati, sei la storia che parla di sé con il peso che ha per me la voce della storia, sei un chiodo che si conficca nelle palpebre e le fa gocciolare. Perché continui a parlarmi del passato come fosse futuro? Perché continui a parlarmi del futuro come non fosse già passato? Tu che vieni ancora a bussarmi all’orecchio: saprai far sì che non sia mai avvenuta la crudele snaturata uccisione? Saprai fare per me come allora la magia di riaprire quelle porte chiuse?