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Dice l’amico psichiatra che tutti vantiamo un credito quotidiano di piacere. Ognuno ogni giorno ne attende la propria dose e tutto in noi lo desidera e lo pretende.
Quale che sia la nostra giornata, del credito bisogna rientrare. Non importa come avvenga il pagamento. A rate, in un’unica tranche, alla sera, al mattino, la quota deve essere versata per intero prima che il giorno sia finito, prima di attraversare il sonno che ci condurrà ad nuovo inizio e ad un nuovo bisogno.
Per la forma di pagamento non c’è che l’imbarazzo della scelta: sono accettati sesso, cibo, carezze, alcool, intrattenimento, innamoramenti e infatuazioni, droghe, risate, doni e provvigioni. L’importante è che si tratti di contanti, pochi, maledetti e subito. I “pagherò”, le carte di credito, gli assegni post datati non sono ammessi; bisogna aver pazienza, è un sistema premoderno e se la partita doppia del dare e avere non è in equilibrio entra in immediata sofferenza.
È talmente potente questa fragilità riferita dall’amico psichiatra, da costituire quasi l’essenza stessa dell’umano.
L’uomo è una macchina che si aspetta di provare piacere, di essere felice. Attende il piacere, si nutre della sua speranza, muore della sua mancanza, si strugge nella sua nostalgia, lo rimpiange, lo canta, affronta sacrifici immensi per procurarselo, compie imprese per raggiungerlo e mano a mano che il suo tempo si accorcia e il piacere che la vita può riservargli si riduce, matura quel sentimento di tristezza sottile e profonda che costituisce la parte più consistente di ciò che chiamiamo invecchiare.
Inoltre è una legge talmente vera questa enunciata dall’amico, da non avere eccezioni. Con leggi così è facile fare esperimenti perché riescono sempre.
Lascia un uomo privo di piacere e cercherà di procurarselo con ogni mezzo.
Stabilisci un prezzo al suo piacere e l’uomo lo pagherà, a costo di qualsiasi sacrificio.
Elimina alcuni piaceri e l’uomo si getterà su quelli restanti.
Rendi illegali alcuni piaceri e l’uomo li cercherà maggiormente pagando prezzi spropositati per averli.
Riduci il piacere dalle vite, centellinalo, rendilo merce rara e poi promettilo, l’uomo ti seguirà ovunque.
Colpevolizza il piacere, additalo, fanne il pane del diavolo e potrai contare su un popolo infinito di peccatori che dipenderanno da te per il perdono.
Vendi piaceri che fanno male alla salute e potrai contare su un popolo pressoché illimitato di pazienti.
Educa i bambini a sentirsi colpevoli per il piacere e con questo senso di colpa muoverai montagne.

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