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Cosa perdonerai a quell’uomo? Sì quello lì, che sta seduto con le mani appoggiate al tavolino e guarda niente di fronte a sé, smarrito nei pensieri del mattino. O a quella donna che ora gli passa accanto con i tacchi frettolosi. O anche a quel ragazzo e a suo fratello più piccolo che si dividono il sedile posteriore della macchina del padre che è sceso un quarto d’ora fa dicendo state qui non vi muovete torno subito. Cosa perdonerete a tutti costoro e alla madre che a casa ascolta la televisione senza guardarla e all’uomo anziano che sfila in bicicletta e all’equipaggio della nave che passa in lontananza e starà via tre mesi e al suo capitano che si chiama Attilio e si sta separando da una moglie che ha amato disperatamente e ora non abita più nel corpo della donna che gli dorme accanto ma vive nei suoi ricordi e solo da lì gli sorride ancora?
Tutto perdonerai, a tutti.
Perdonerete tutto.
Se non la violenza dell’uno sull’altro, ecco, eccetto quella. Ma il resto, mio dio. Non la vedete la morte che sta loro appresso?
Uno la porta in viso, che si è fatto giallognolo da qualche giorno e nessuno lo ha notato ancora. L’altra la tiene in borsa e per non saperlo non apre mai la borsa. Un’altro ancora la troverà tra vent’anni, due mesi e qualche giorno, dietro la curva della provinciale di un paese dove ancora non è andato ad abitare. Uno se la porta ai piedi come l’ombra quando il sole picchia e crede che facendo finta di non vederla quella non esista mentre l’altro ci pensa tutti i giorni e spera che riservandole un pensiero quotidiano quella vorrà tenerne conto. Uno cura i moribondi e fa pratica sugli altri, l’altra vive nel terrore che colpisca le persone care come farà, prima o poi, inevitabilmente.
Che sono le bugie, le piccole meschinità, la pigrizia, la debolezza, i vizi, l’avarizia, la spocchia, l’avidità, la concupiscenza che mostrano ogni giorno questi condannati? Guarda come stanno qui dove si sono ritrovati.
Dureranno un attimo e poi si scioglieranno al sole. Lo spegnimento, la scomposizione e poi subito l’oblio, uno per uno, e lo stesso per quei pochi che ne conserveranno il ricordo un breve istante. Passeranno metà del loro tempo a non voler pensare a questo e l’altra metà a non riuscire a non pensare a questo e questo, comunque lo si guardi, per loro non avrà mai senso.
E allora perdonate tutto.
Lasciate che ognuno affronti a suo modo questa assurdità in cui si è ritrovato, che faccia come riesce, che se la cavi come più è capace. Lasciate che scaldi un attimo le sue ossa al sole, che goda di un bicchiere, del corpo di un altro prigioniero, che possa credersi immortale per una sera sola. Lasciate, lascia che si glori, che menta, che imbrogli a carte, che ami la donna d’altri.
Il suo destino inspiegabile e insensato almeno gli frutti il tuo perdono, se non sei in grado di provare la pietà che ti farebbe umano.

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