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Il malloppo ce lo siamo spartiti al piano C del garage sotterraneo che sta sotto il nuovo centro commerciale. Lì non ci va mai nessuno perché tutti preferiscono il piazzale esterno che ci si arriva più facilmente coi carrelli e così abbiamo potuto fare le nostre belle parti uguali senza essere disturbati. Tremila tondi tondi mi sono beccato che non è male per mezz’ora di paura. Proprio così. Il coglione aveva novemila euro dentro una busta nel cassetto del comò in camera sua. Uno che tiene novemila euro in una busta o è un ladro o è un coglione. Propendo per la seconda a giudicare dal salottino in stile con i soprammobili e i centrini all’uncinetto che abbiamo messo sottosopra per benino prima di arrivare alla stanza da letto.
Con i miei tremila conto di sistemarmi la vita per un po’ di tempo. Ho da pagare la multa per riprendermi il motorino sotto sequestro che essere a piedi in questa città di merda è come essere morti. Se poi non restituisco i cinquecento a Tito lui non mi ridà la cassetta degli attrezzi che gli ho dato in pegno e di lavoretti non se ne parla più che è come dire che devo continuare a farmi degli appartamenti per vivere e prima o poi mi beccano e mi faccio almeno due anni di gabbio senza considerare che, anche se non mi beccassero, di coglioni con le buste così farcite non è che ne trovo ad ogni angolo.
Per spendere quello che mi resta il modo lo trovo di sicuro. Ora non ho tempo di pensarci anche perché nell’immediato abbiamo un problema. Per uscire da ‘sto cazzo di parcheggio bisogna pagare con gli spiccioli e noi siamo senza spiccioli, al momento. Il coglione teneva i soldi tutti in banconote da cento e noi non possiamo certo infilare un foglio verde dentro il buco delle monete a forza. Farselo cambiare dalla macchinetta significa provocare l’effetto slot machine e due o tre chili di monetine io non le posso portare che ho le tasche piccole e la scoliosi. Proviamo ad aggirarci per il parcheggio per chiedere a qualcuno se ha da cambiare ma ogni volta che sentono pronunciare la parola “scusi” i pochi che incontriamo si defilano, si involano, alzano il finestrino e partono a razzo senza neanche sentire quello che vogliamo. Potevamo anche aver bisogno di soccorso per quel che ne sapevano. Non so di questo passo dove andremo a finire.
E’ chiaro che non ci resta che andare al supermercato di sopra e comprare qualcosa per farsi cambiare i soldi. Si offre Giolfo e parte con cento in tasca e il resto infilati nelle mutande che evidentemente non si fida manco di noi. Sta via per un tempo indefinito e si ripresenta quando ormai siamo praticamente addormentati. Spinge un carrello evidentemente pesantissimo che, quando si avvicina, scopriamo essere pieno di birre. Sostiene che era una cosa troppo sospetta comprare una lattina di birra con cento euro e così si è reso perfettamente credibile facendosi passare per l’addetto all’approvvigionamento dell’Oktober Fest. Con gli spiccioli usciamo dal parcheggio e poi sotto casa di Giolfo ci dividiamo le birre. Lui pretende che la nostra parte ce la paghiamo e siccome non ha resto sufficiente da darci ci tocca girare per i negozi vicini a comprare un sacco di cianfrusaglie inutili per cambiare i soldi. Finisce che mi ritrovo con un numero imprecisato di lattine di birra, dieci riviste, due chili di pane, un set da 48 pennarelli e duemilaottocentoottantatre euro. Arranco fino a casa e poi salgo i cinque piani di casa carico come un somaro alla faccia della scoliosi. Dopo una doccia sono pronto ad uscire e a cambiare la mia vita.
La prima cosa che scopro è che la multa, ora che è passato un pezzo e visto l’importo, si può pagare solo con un bonifico bancario. Sarebbe perfetto se io avessi un conto bancario da cui fare un bonifico bancario. Decido che siccome ora sono ricco mi farò un conto bancario.
In banca mi sparo una coda apocalittica e poi, quando è il mio turno, cominciano a chiedermi cosa voglio fare, perché voglio avere un conto, tirano fuori i moduli della legge antiriciclaggio e mi chiedono con fare indagatorio quanti contanti possiedo e vogliono un documento in corso di validità. In breve dico che ho cambiato idea ed esco fuori con il cuore che mi scoppia. Mi sa che il motorino faccio prima a ricomprarmelo.
Mentre mi allontano in preda allo sconforto e penso che anche i ricchi piangono, mi viene in mente che i bonifici si possono fare anche da internet. Mi basta trovare uno che abbia un conto bancario e sia disposto a farmi questo piacere, gli allungo i soldi in contanti, lui me li bonifica in soldi del monopoli ed è fatta. Viste le mie conoscenze ci metto ore a trovare uno che sia titolare di un conto e sia disposto a farmi il piacere. Alla fine decido di chiedere a Guido, il secchione delle medie. Ogni tanto ci salutiamo ed è un sacco di tempo che non lo non picchio più: non potrà dirmi di no. Per un bonifico da millesettantadue euro me ne chiede milletrecento in contanti, il caro Guido. Cervellone con tariffe da ricettatore, il diavolo se lo porti.
Con la mia bella prova di pagamento mi precipito a ritirare il mio adorato cavallino d’acciaio. Sul 48 salgono i soliti controllori e mi beccano senza biglietto. S’era mai visto sul 48.
“Ok ragazzi, non ho il biglietto, ditemi quant’è e facciamola finita”
“Favorisca un documento per piacere”
Minchia, è una fissazione. Eccotelo il mio documento. Fammi pagare e piantiamola qui.
“Se paga subito sono venti euro. Se no con il bollettino postale o con il bonifico sono cinquanta”.
Cinquanta euro! Cinquanta euro. Cinquanta euro per aver scordato uno stupido bigliettino da un euro e trenta? Io non so cosa sta succedendo a questo paese. Del bonifico è meglio che non parliamo che solo a sentirlo nominare mi sento male.
“Pago subito.” Dico senza esitazione e sfodero un bigliettone da cento come Silvan il prestigiatore.
“Non abbiamo il resto, ci dispiace. Ecco il bollettino.”
“Ok, ce l’avevo i venti euro, cercavo solo di cambiare i cento che nessuno…”
Manco ho finito di parlare che mi rendo conto che i due men in blue sono già scesi e si sono volatilizzati alla ricerca di altri sbadatelli da inculare. Rimango con il mio bollettino e relativo verbale in mano come un fesso e la tracimante sensazione che anche i controllori non siano più quelli di una volta.
Recuperato il motorino alzo la sella e calco il mio vecchio amato casco. E’ un po’ datato, d’accordo, ma l’ho fatto decorare tutto con l’aerografo da Gabriel e la gente mi riconosce da un chilometro grazie a lui.
“Scusi dove vorrebbe andare con quella scodella di zuppa in testa? “. A parlare è l’addetto che mi consegna il mezzo. “Non lo sa che bisogna indossare un casco con l’omologazione europea? Se la fermano sono ottanta euro!”
Se, se! Ad abbandonare il mio amato casco non ci penso neanche se mi strappano le unghie. Parto con l’impenno e percorro duecento metri di gioia e libertà assoluta. Quando mi fermano gli sbirri appostati dietro il distributore, il casco non è il mio primo problema. Il motorino non revisionato è il mio primo problema. Sarebbero da 155 a 624 euro. Siccome mi hanno visto che facevo la penna mi applicano il massimo che più il casco sarebbero 804 ma vista la mia faccia sconvolta chiudono a 800.
Me ne vado con la coda tra le gambe facendo due rapidi conti. Considerando i cinquecento che devo dare a Tito per i miei attrezzi, mi restano 234 euro. Forse è meglio che li recuperi subito questi benedetti attrezzi che qua sento come un vento negativo che sferza. Il problema è che al momento non posso far altro che portare il mio cavallino alla maledetta revisione. Considero rapidamente la possibilità che quell’assemblaggio di almeno quindici scooter diversi che io chiamo motorino passi il controllo e decido che mi conviene fare un passo da Dado il meccanico. Dopo una vita che gli chiedo di rendermi speciale il mezzo ora mi tocca pagarlo per rendermelo normale: la vita a volte gioca con le nostre vite con una specie di ironia crudele.
Il minimo sindacale da fare al motorino per passare la revisione sommato al costo della revisione stessa (euri 65.15 comprensivi di Iva, diritti e spese postali) ammonta a 235,15 euro. La silenziosa disperazione che Dado vede nel suo vecchio amico lo muove a pietà e lo induce ad abbuonarmi l’euro e quindici.
Torno verso casa alla velocità massima di quarantacinque all’ora che così revisionato ‘sto cesso di più non fa manco a buttarlo giù da un palazzo. Tra le mie gambe l’agognata cassetta in cui mancano metà degli attrezzi. Tito dice che lui non ne sa niente ma è chiaro che mente. Dopo mille discussioni l’ho convinto almeno a prestarmi a tempo indefinito un casco omologato che chissà da dove viene. E’ tutto nuovo e lucido con una elegante decorazione in pelle che mi fa sentire un perfetto imbecille. Mi vedo riflesso in una vetrina e mi scende una lacrima dritta a piombo che a ‘sta velocità non se la porta manco via il vento. E mi domando, mentre infilo il mezzo nel portone (il quartiere è pieno di ladri), ma un poveraccio come può farcela? E’ tutto difficile, nulla è più a misura d’uomo. Se su tremila euro guadagnati oltre il novanta per cento va allo stato in tasse e oneri e il resto sono spese, come si fa a campare? Che mondo è questo? Cosa deve fare uno? Mettersi a rubare?

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