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La ragazza avanza tra i corridoi del supermercato un po’ sospettosa. Varcando l’entrata per poco non è stata travolta da un uomo che usciva sconvolto e per un attimo ha pensato potesse esserci una rapina in corso. Per fortuna si trattava solo di un tipo un po’ strano e il supermercato è deserto com’è normale a quest’ora del mattino di domenica. 
E’ bello fare la spesa quando il supermercato è vuoto. Da qualche tempo la ragazza ha preso ad occuparsi seriamente della propria salute e ha scoperto che l’alimentazione è molto importante. Per una professionista come lei, che non ha certo tempo di andare in palestra, è fondamentale mangiare in maniera sana. Così viene qua ogni domenica, visto che tutto il resto della settimana è chiusa in ufficio, fa il pieno di prodotti salutari e si riempie la dispensa per tutta la settimana.
Quando arriva alle casse ha il carrello bello pieno e un’aria parecchio soddisfatta.
Il cassiere la osserva mentre allestisce la parata di alimenti naturali sul nastro e inizia a scuotere vistosamente il capo.
“Mi scusi? Perché scuote la testa?”
“Niente, niente, non ci faccia caso…” risponde il cassiere facendo il misterioso.
“No, scusi, adesso me lo dice. Non è che può fare così e poi far finta di niente.”
“D’accordo, le chiedo scusa. Guardavo le sue borse sotto gli occhi, mi perdoni, e mi domandavo a che ora è tornata ieri sera dall’ufficio.”
“E chi le dice che non fossi in discoteca?” risponde la ragazza un po’ piccata.
“Niente tracce di trucco, occhi rossi da computer, voglia di riprendersi vita nello sguardo…”
“D’accordo sono tornata dopo le dieci. Nel mio lavoro è normale.”
“Immagino il suo straordinario fosse pagato profumatamente.”
“Veramente no, quando si è agli inizi questa è la norma. D’altronde ho un contratto a progetto e c’è poco da protestare. Per fortuna però che voi siete aperti alla domenica e consentite ai poveracci come noi di fare almeno un po’ di spesa!” la giovane fa un bel sorriso per sdrammatizzare.
“Già, già…”
“In che senso già, già?”
“Non ha mai pensato a quanto sarebbe inutile un supermercato aperto di domenica se non esistessero le persone sfruttate per tutto il loro tempo fino al sabato sera tardi? Che non hanno neanche il tempo di fare un po’ di spesa perché entrano al lavoro che i negozi sono ancora chiusi ed escono che hanno tirato giù le serrande da un pezzo? Il suo sabato sera e la nostra domenica mattina sono due facce della stessa medaglia.”
“Effettivamente non ha torto. Purtroppo però non possiamo farci molto. O mangiare questa minestra o saltare dalla finestra, come si dice.”
Il cassiere tace e fa partire il tapis roulant, poi prende il primo pacchetto e ricomincia a scuotere il capo.
“Cosa succede adesso?” sbotta la ragazza un po’ esasperata.
“Niente, niente…” fa il cassiere.
“La prego, non ricominciamo. Mi dica adesso a che cosa stava pensando.”
“Questa pasta integrale è per il settantun per cento nelle mani di multinazionali estere di cui molte implicate nella produzione e nel traffico di armi. Il grano di cui è fatta proviene quasi tutto dal Canada, dagli Stati Uniti e dall’Ucraina, magari raccolto vicino a qualche bella centrale nucleare” risponde il cassiere con un pizzico di dispiacere nella voce come per dire “non ti volevo dare un dolore, ragazza mia, ma le cose stanno così”.
La giovane tace e osserva l’uomo prendere in mano la bottiglia di salsa di pomodoro “tutta italiana” che marcia dritta come un soldato garibaldino dalla rossa camicia dietro alla pasta radioattiva.
“Lo sa a che cosa è dovuto il basso prezzo di questa salsa? Al risparmio sulla manodopera costituita quasi tutta da braccianti stranieri, quasi sempre irregolari. Sa quanto li pagano? Tre euro per cassone li pagano. Lo sa signorina quanto è grande un cassone? Dodici cassette da venticinque chili di pomodori l’una. Inutile dire che l’intera faccenda è sfruttata da caporali affiliati alla mafia o alla camorra.”
La ragazza è come scossa da un brivido quando l’implacabile cassiere afferra la sua salutare pagnotta integrale.
“Questo finto pane integrale è fatto con farina raffinata a cui viene aggiunta una crusca che è un residuo della lavorazione di raffinazione rimacinata per fare questi bei puntini scuri dall’aria tanto rustica. Questo parmigiano stagionato trenta mesi, vanto dell’industria casearia italiana, non sarebbe possibile senza i lavoratori indiani che ormai costituiscono praticamente la totalità degli addetti al settore dal momento che è un lavoro con orari e ritmi tanto massacranti che nessun italiano lo vuol più fare. Durante il processo di eliminazione del grasso da questo suo leggerissimo latte magro sono state anche inevitabilmente eliminate quasi tutte le vitamine e una serie di altri importantissimi nutrienti liposolubili. Il kamut contenuto nei suoi biscottini è un marchio commerciale e non una varietà di grano, è coltivato quasi tutto negli Stati Uniti e viene trasportato nel mondo con tutto l’inquinamento che ne deriva, non ha niente di più di un qualsiasi grano duro e costa fino al duecento per cento in più per ragioni esclusivamente commerciali. Questo yogurt magro…”
“Basta! Basta per carità!” la ragazza è sull’orlo delle lacrime.
“Non faccia così, signorina…”
“Ma che cosa dovremmo fare alla fine, secondo lei? Lottare contro tutto il mondo? Ribellarci a tutte le cose storte che esistono per essere poi probabilmente schiacciati? Fare i paladini della giustizia? E magari farlo con le forze che ci restano alla fine delle giornate di merda che conduciamo?”
Il cassiere guarda la ragazza ansimante e la ragazza guarda lui. Restano così per un minuto buono. Alla fine il cassiere sorride.
“Non si arrabbi, signorina. Che vuole che le dica? Le risposte a tutte queste domande esistenziali non gliele posso mica dare io. Mi perdoni piuttosto: sono solo un cassiere chiacchierone.”
La ragazza si asciuga le lacrime con il palmo della mano, si volta verso la porta scorrevole e se ne va.
“Un’altra volta! Certo che la gente è strana. Non si può parlare che subito si agita! E come al solito tocca sempre a me rimettere tutto a posto.”
L’uomo dà un’ultima occhiata ai prodotti rimasti davanti a lui, legge l’etichetta di un barattolo di lecitina di soia, scuote il capo sconsolato, rimette tutto dentro il carrello e si avvia lentamente verso gli scaffali.

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