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La schiena è china sul carrello di griglia fredda, la mano destra pesca uno alla volta gli oggetti che stanno sul fondo e li deposita senza guardare sul nastro trasportatore nero che sta di fianco. Il gesto è cieco. Svogliato e sbrigativo come alla fine di un turno di lavoro pesante, rapido e impreciso come quello di un ladro incalzato dalla fretta. La fila di prodotti si dirige tremolando verso l’altra mano che attende semiaperta, quella del cassiere. Le due mani non si sono ancora salutate. Il supermercato è deserto.
“Buon giorno e buona domenica!”
“Eh? Ah! Buongiorno a lei.”
“Ha fretta?”
“Come dice?”
“Dico: ha fretta? La vedo frettoloso.”
“Ma… non capisco che cosa intenda dire.”
“Intendevo dire che ha l’aria di avere un impegno urgente. Magari la famiglia l’aspetta per una bella gita fuori porta o ha un treno in partenza fra un’ora o deve andare alla messa delle nove oppure deve correre a trovare una persona in ospedale.”
“No, niente di tutto questo. Non ho niente di preciso da fare.”
“Ho capito. E allora perché si muove in maniera così frettolosa?”
“Ma, scusi, lei è un bell’impiccione! Si faccia i fatti suoi! Lo faccio così, per abitudine. Al supermercato mi viene da fare così. Non c’è una ragione.”
“Ho capito. Le chiedo scusa.”
Il cassiere non ha ancora battuto il primo articolo. Sembra stia pensando a qualcosa. Fa per parlare. Si ferma. Poi si decide e si rivolge di nuovo al cliente.
“Scusi ancora, abbia pazienza. Ma lei è in pensione?”
“Ma, roba da matti, ma che cos’è un interrogatorio? Comunque no, non sono in pensione. Ora si vuole decidere a passare quel pacco di pasta?”
“E ieri lavorava?”
“Mamma mia! Solo mezza giornata. E’ contento ora?”
“Mi scusi. Perché allora viene a fare la spesa la domenica mattina alle otto?”
“Non lo so perché. Non c’è coda. Mi alzo presto, i miei familiari dormono e io non so cosa fare.”
“Potrebbe preparare la colazione per tutti, aspettare il loro risveglio e fare colazione con loro. Seduti a tavola con una bella tovaglia, ha presente? Come si fa in albergo che ci piace tanto e poi quando arriviamo a casa non si sa perché non lo facciamo più.”
Il cliente guarda il cassiere con la bocca socchiusa. L’espressione è più o meno quella con cui si guarderebbe un prestigiatore che ha appena estratto un coniglio sgambettante dal cilindro.
“Io e mia moglie non facciamo mai queste cose e i ragazzi sono grandi.”
“Ho capito” annuisce il cassiere.
Il cliente tace.
Il cassiere lo guarda e poi, sottovoce, quasi a scusarsi del suo parlare ancora: “Immagino con questa spesa preparerete il pranzo di oggi.”
“No, cioè non credo, mi sembra che i ragazzi escano e forse ci sono i resti della cena di ieri. Per me e mia moglie bastano e avanzano.”
“Ho capito” ripete il cassiere.
“Ma cosa ha capito?” sbotta l’uomo con un tono vagamente supplichevole.
“Ho capito che lei non aveva alcun bisogno di fare la spesa questa mattina. Che è uscito per non assistere al risveglio dei suoi familiari perché sente qualcosa di triste in tutto questo e magari pensa alle domeniche com’erano tanti anni fa e viene preso dalla nostalgia e così esce per star meglio. Ma quando è fuori non sa cosa fare, nelle strade deserte del mattino di festa, e allora va nell’unico posto che le viene in mente. Non è un bar con gli amici. Perché lei non va al bar e da tanti anni non ha amici ma solo colleghi e neanche tanto simpatici. Non è la chiesa che lei non frequenta dai tempi del catechismo. Non è una piazza, un circolo sportivo, un dopolavoro, un molo per pescare. E’ l’unico luogo dove si compiono gesti insieme ad altri esseri umani: il supermercato, il centro commerciale. A comprare cose di cui non ha bisogno per poter vedere la faccia di qualche persona.”
“Ma lei, lei con che diritto si permette di intromettersi nel mio privato? Di fare ipotesi sulla mia vita?”
“Ma come? Ma se lei è qui per questo! Ci pensi bene! Non certo per questa inutile pasta di cui non ha alcun bisogno, lo ha detto lei stesso.”
Il cliente sta in piedi immobile appoggiato al carrello. Il cassiere lo guarda con il pacco di pasta in mano. Una canzonetta di moda si diffonde nell’aria attraverso gli altoparlanti, intervallata da comunicazioni pubblicitarie sui prodotti in offerta.
Il cliente ha come un tremore lieve alle mani. Si volta e si dirige verso le porte automatiche che si aprono magicamente al suo passaggio.
“Allora non la compra più questa roba? No eh? Ecco qua. Sempre così. E a me tocca rimettere tutto a posto.”

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