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“Dottore, forse è meglio se viene subito di là”.
Aveva gestito due codici rossi e un’infinità di altri casi meno gravi ed erano otto minuti esatti che era riuscito a stendersi. Una notte così schifosa non gli capitava da un sacco di tempo. In ogni caso Mario era l’infermiere più in gamba del Pronto Soccorso e se diceva che era meglio andare subito vuol dire che era meglio andare subito.
Trascinando gli zoccoli verso il triage il dottor Zucchi pensò che quella vita cominciava a pesargli un po’ troppo. Poi sentì salire la solita adrenalina che lo preparava all’emergenza e come sempre dimenticò ogni cosa.
Inspiegabilmente la sala dell’accoglienza era vuota. Dopo qualche minuto Mario fece capolino dalla porta di una saletta visite e lo invitò a raggiungerlo lì con un’aria piuttosto misteriosa.
Sulla barella sotto la coperta c’erano due teste che si guardavano con evidente imbarazzo. La testa di lui era quella di sopra. Mario stava facendo di tutto per rimanere serio e fare il professionale.
“Ehm, vuoi dire che…?” disse Zucchi rivolgendosi all’infermiere.
“Eh, già. Ci sono voluti quattro militi a trasportare la barella…”.
Non che casi del genere non fossero mai successi. Ci voleva ben altro per stupire un vecchio lupo di Pronto Soccorso come il dott. Zucchi.
“Hai già fatto il triage?”
“Fatto tutto” Mario era paonazzo per lo sforzo di trattenere il riso.
“Piantala. Sono marito e moglie?”
“Pare di sì”. Sembrava quasi rammaricato Mario, che alla situazione già scabrosa non si aggiungesse anche il particolare pruriginoso del tradimento.
Il ricoverato del piano di sopra nel frattempo sembrava un po’ provato dallo sforzo di reggersi sui gomiti per non schiacciare la moglie e anche lei, lì sotto, sembrava affaticata, forse a causa della situazione lievemente imbarazzante.
“Buona sera, signori” esordì molto professionale il dottor Zucchi “ la cosa incresciosa che vi sta succedendo è dovuta ad una contrazione involontaria della muscolatura pelvica della signora che ha, diciamo così, imprigionato il signore. E’ un fenomeno che ogni tanto capita”.
“Avvincente spiegazione, dottore!” il marito prigioniero parlava torcendo il collo come poteva verso il medico che si teneva un po’ discosto ed evitava educatamente di guardare troppo insistentemente i due incastrati “Ora potremmo venire alla soluzione, per piacere?”
Antipatico il gallo nella tagliola. Antipatico proprio.
“Certamente. Ci sarei arrivato, signore. E’ sufficiente fare una bella fiala di Valium intramuscolo alla signora, lei si rilassa e zacchete! La porta della gabbia si spalanca!”
“Ehi! Ehi! Non scherziamo!!” era la prima volta che si sentiva la voce della sottostante “Sono allergica ai calmanti! Sono allergica alle benzodiazepine! Non mi vorrete mica ammazzare!”
“Ecco. Questa è una piccola complicazione, ma si può superare. Basta che il Valium lo facciamo al signore.”
“Questo è impossibile!” esclamò il succitato signore e per sottolineare il suo disappunto sbatté un pugno sulla barella ma, venendogli a mancare l’appoggio di una delle braccia su cui si reggeva, finì per dare una facciata sul naso della moglie.
“Ahh! E stai attento! Mi ci mancava pure il naso fratturato!”
“Non c’è niente di fratturato” rassicurò Zucchi palpando le ossa nasali della signora “E comunque lei mi vuole spiegare perché non vuole farsi somministrare un semplice valium, per carità?”.
“Questi sono affari miei!”
“Glielo dico io perché! Perché il mio qui presente maritino esercita tutto un controllo su se stesso per non, ehm, concludere, e teme che rilassandosi succeda il patatracchete.”
“Ne abbiamo già parlato cara, non ricominciamo..”
“Scusate signori questi sono, come dire, fatti vostri, in cui noi non vogliamo essere coinvolti. Il rimedio alla vostra situazione ve l’ho spiegato. Lei è liberissimo di rifiutare le cure proposte. In tal caso firma la cartella e io la faccio, cioè, vi faccio riportare a casa dalla croce. Per me non c’è problema“.
Tutti restarono in silenzio.
“Dottore” Mario sembrava animato da spirito costruttivo “potremmo, se i signori sono d’accordo, somministrare alla signora la pillola del giorno dopo e poi praticare il valium al signore. Giusto per prevenire l’eventuale, com’è che l’avete chiamato? Ah sì, patatracchete”.
“Ottima idea!” esclamò l’odioso “Basta che ci sbrighiamo!”
“Se non c’è altra soluzione” convenne lei con aria rassegnata.
Il dottor Zucchi guardò Mario con gratitudine e gli venne voglia di baciarlo.
“Perfetto. Allora tenga signora. Ce la fa a liberare un braccio? No lasci stare, gliela metto io sulla lingua. Lei può spostare un po’ la testa scusi, che se no sua moglie non riesce nemmeno a deglutire? D’accordo, adesso Mario fai un po’ ‘sto valium al signore e facciamola finita”
Mario aveva già preparato la siringa e aveva sollevato un po’ la coperta.
“Scusate, non che voglia impicciarmi ma non vorrei sbagliare persona..”
“Non faccia lo spiritoso e proceda, per piacere”.
Un po’ risentito Mario pugnalò la chiappa destra dello scorbutico.
Non erano passati cinque minuti che il nostro eroe giaceva accasciato sulla moglie con un’aria tra l’ebete e il beato.
“Mi sa che è successo il patatracchete” disse Mario sogghignando.
“Toglietemi di dosso questo peso massimo, per piacere. Eh sì che glielo dico da anni di mettersi un po’ a dieta”.
Cercando di coprire con un lenzuolo la signora, i due spostarono non senza fatica l’inebetito che non faceva il minimo sforzo per collaborare all’operazione e lo lasciarono così, riverso sulla barella con le braccia penzoloni mentre la moglie sgusciava fuori dall’incomoda posizione.
Aveva un aria stranamente trionfante la signora. Sorridente, un po’ scarmigliata, avvolta nel lenzuolo bianco, sputò la pillola intatta centrando il contenitore dei rifiuti da almeno due metri con una mira da scugnizzo. Mario e il dottor Zucchi la guardarono stupefatti.
“Sono anni che ci provo in tutti i modi possibili. Con la persuasione, con le suppliche, con la seduzione ma niente da fare. E’ stato un vero braccio di ferro. Io a insistere, insistere e lui sempre controllato come un maledetto pezzo di ghiaccio. Bloccato dalla paura di crescere, di passare dall’altra parte, di prendersi le proprie responsabilità, di dover rinunciare alle proprie piccole cose, a me, a chissà che. Come se avere un bambino significasse solo rinunciare e non ricevere. Ma io non ci potevo rinunciare a questo bambino, non solo per me ma anche per lui, anche se ancora non lo sa”.
L’infermiere e il medico si guardarono increduli.
“Ho frequentato per un anno intero una scuola di tantra, ho praticato esercizi di tonificazione muscolare pelvica con la costanza e la dedizione di Rocky Balboa prima dell’incontro, sono giunta ad avere un controllo su quella parte lì che a me una geisha, per dirla tutta, mi fa un baffo. Ho preparato tutto con cura: oggi avevo l’ovulazione. Sono fiera di me: l’ho stretto così forte da bloccare quasi il flusso sanguigno e ho tenuto la contrazione per quasi due ore. Adesso finalmente è fatta”.
Il russare del marito risuonava nella stanza, Mario e il dottor Zucchi stavano seduti con le bocche socchiuse e gli occhi fissi sulla signora che aveva tenuto la sua orazione in piedi avvolta nel lenzuolo come Cicerone. Fuori dalla finestra albeggiava.
“Io signori, vi ringrazio di cuore. Ora se non vi spiace chiamerei un taxi e andrei un po’ a riposare. Troverò il modo di farvi riavere il lenzuolo e passerò senz’altro a salutarvi quando transiterò da qui per andare in maternità. Il marito potete recapitarmelo quando riterrete che si sia ripreso, l’indirizzo lo sapete. Buonanotte e a presto”.
E si avviò a piedi nudi verso l’uscita, aggiustandosi il lenzuolo sulle spalle con molta grazia, come una principessa.

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