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Giovanni Rossi nasce nel 2013, secondo di tre fratelli, da famiglia di impiegati, né povera né ricca, nella periferia di Genova.
Sin dalla più tenera età manifesta un carattere originale, si rifiuta di guardare la televisione e non manifesta alcuna curiosità per i giochi elettronici e per gli schermi dei cellulari. Preoccupati che questi siano segni di ritardo mentale i genitori si rivolgono a numerosi specialisti che effettuano però i propri test tutti al computer e finiscono per trovarlo affetto da un grave deficit dell’attenzione e cognitivo.
Ben presto il piccolo Giovanni comincia a manifestare propensioni originali: passa ore a guardare il cielo, gioca con le mosche e con piccoli pezzi di legno. Il dolore di avere un figlio non completamente normale induce i genitori ad una vita ritirata.
All’età di cinque anni Giovanni fa un sogno: si trova in un paese fatto di zucchero filato e canditi, dalle fontane sgorga aranciata. Ci sono tanti bambini che giocano con lui e tutti insieme sono felici. Questo sogno influenzerà per sempre il futuro del piccolo Giovanni.
Con l’inizio della scuola il bambino apprende facilmente a leggere e si getta su ogni foglio stampato che riesce a trovare. In breve è in grado di terminare piccoli libri illustrati. Da lì ai libri veri e propri il passo è breve. Passa tutto il tempo che può a leggere. Salgari, Verne, Jack London, Kipling, Molnàr, Malot. Preoccupati, i genitori fanno sparire tutti i libri da casa ma Giovanni riesce a procurarseli egualmente in mille modi. Quando non legge gioca nel cortile di casa e fa amicizia con i pochi bambini che trova e spesso torna a casa con le ginocchia sbucciate. I genitori ci rinunciano e, quando nasce l’ultimo fratellino, riversano su di lui tutto il loro amore lasciando Giovanni al suo destino.
Durante le scuole medie il giovane compie il suo primo miracolo: colpito con un pugno da un ragazzo non reagisce e interrogato dagli insegnanti, che lo vedono con il naso sanguinante, si rifiuta di fare il nome del compagno. “Era un povero ragazzo con la madre malata e il padre disoccupato” racconterà anni più tardi “ inoltre lo avevano già ammonito e rischiava l’espulsione”.
Intorno ai vent’anni il carattere del giovane è già formato: è mansueto, gentile, allegro, sorride spesso. Non critica mai gli altri, non fa commenti offensivi, mai e poi mai fa cenno a difetti fisici o all’aspetto esteriore delle persone. La sua fama prende ad allargarsi a macchia d’olio. E’ di quei giorni il secondo miracolo: interviene in una rissa tra due automobilisti sconosciuti e riesce a separarli.
Durante i primi anni dell’università Giovanni incontra Chiara che resterà la sua donna per tutta la vita. Durante il processo di beatificazione si è a lungo discusso se questo dovesse essere considerato il terzo miracolo del santo o semplicemente una virtù eroica, propendendo alla fine per la seconda spiegazione.
Nel frattempo i miracoli si moltiplicano: Giovanni sull’autobus lascia il posto a sedere alle donne incinte e agli anziani, ringrazia il benzinaio che gli fa il pieno e il barista che gli serve il caffè, saluta anche le persone che non conosce e se si trova di fronte a qualcuno che si sente male per strada gli presta soccorso.
All’età di trent’anni trova un portafoglio smarrito, rintraccia il proprietario e glielo restituisce senza toccare i soldi. Il proprietario reagisce male, teme che ci sia qualcosa sotto e lo rifiuta. Giovanni allora lo consegna ai carabinieri della vicina stazione. La notizia fa il giro del paese e le persone vengono anche da molto lontano a conoscere l’uomo. Giovanni dal canto suo non si rifiuta mai di parlare con nessuno. Poiché non guarda la televisione e ha nel frattempo continuato a mantenere la sua passione per la lettura, il suo linguaggio risulta così originale, privo di espressioni alla moda e frasi fatte, che conquista tutti. Cominciano i tentativi di emulazione. La gente imita il suo modo di vestire semplice, senza capi firmati e prende persino a leggere qualche libro nel tentativo di assomigliargli.
Una tramissione alla moda gli offre un contratto milionario per una serie di apparizioni in televisione e Giovanni, dopo essersi consultato lungamente con Chiara, rifiuta. E’ una vera e propria bomba mediatica. Giovanni diviene di gran lunga l’italiano più famoso nel mondo. Nel frattempo la televisione, per ripiego, propone il contratto alla sua famiglia che accetta: la trasmissione si rivelerà un flop.
All’età di trentadue anni, Giovanni abbandona il suo lavoro da impiegato nel catasto e si dedica alla scrittura di un libro che pubblicherà un anno dopo. “La mia strada” ha un successo strepitoso ma Giovanni devolve tutti gli incassi ad una fondazione per la riscoperta del libro e la riapertura delle biblioteche. Tiene per sé solo lo stretto indispensabile per realizzare il suo sogno: girare il paese a piedi.
Per un anno insieme a Chiara cammina in lungo e in largo per la penisola e ovunque trova folle entusiaste ad accoglierlo. Qualcuno chiama questo periodo “della predicazione” ma non si può dire che Giovanni abbia mai predicato: diciamo che si limita a parlare con la gente al bar, per strada, durante le soste del cammino. Dice quello che pensa, così tra una birretta e un caffè: non bisogna fare niente di speciale per cambiare tutto, sostiene, anzi, bisogna smettere di fare la maggior parte delle cose che si fanno. Bisogna abbandonare gli schermi attraverso cui le persone vedono e vivono la vita, gli oggetti che non fanno altro che imitarla, le trappole di tempo e di soldi e uscire, parlare, riprendere a essere gentili.
E’ una rivoluzione.
Qualcuno si unisce a Giovanni e prende a camminare con lui. Ha già molti seguaci quando arriva il giorno fatidico. La mattina del suo compleanno dei trentatré anni compie l’ultimo miracolo, scrive una lettera di saluti alla sua famiglia e la imbuca in una cassetta postale.
E’ sera quando arriva la fine. Mentre cerca di togliere un riccio dalla strada viene investito da una macchina.
La devozione nei confronti di Giovanni cresce sempre più negli anni seguenti e nel 2076, a trent’anni dalla morte, il processo di santificazione giunge al suo termine.
La casa dove è nato e la sua tomba sono oggi meta del pellegrinaggio di centinaia di migliaia di fedeli ogni anno.

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