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Il ragazzo con la maglia blu colpisce il pallone con l’interno del piede destro. La palla compie una parabola nello spazio aereo della maglia gialla che la intercetta con la fronte caricata a molla e le imprime la traiettoria per tornare al mittente. Il blu riceve il pallone in pieno petto, lo smorza piegando il busto all’indietro con una lieve flessione delle ginocchia e se lo fa cadere sul collo del piede sinistro. La risposta ne risulta tesa, forse un po’ eccessiva e difatti il giallo si scompone un po’ per non farsela sfuggire ma, dopo aver agganciato, riesce a restituire con grande precisione ed eleganza. Il blu risponde con uno spettacolare colpo di tacco.
Fermo immagine.
“Allora signori, che cosa avete notato nel filmato che abbiamo appena guardato?”
“Il blu aveva più controllo di palla.”
Risatine tra i corsisti.
“Non scherziamo, signori, davvero nessuno ha notato nulla di particolare o di insolito?”
Silenzio e sguardi interrogativi.
“Mah, a me sembra di aver visto qualcosa, ad un certo punto sullo sfondo, ma non saprei dire bene di che si trattasse.”
“Davvero? Nessun altro? Benissimo. Rivediamo insieme il filmato al rallentatore. Ecco qui. Stavolta abbiamo cerchiato di rosso l’immagine, peraltro visibilissima, che si muove al bordo del campo. La vedete adesso? Di che si tratta?”
“Ehi ma quello è un canguro!”
Un marsupiale sta attraversando sotto gli occhi di tutti l’intero campo visivo, si ferma per alcuni secondi esattamente tra i due giocatori che palleggiano, annusa qualcosa per terra e si dirige verso la parte sinistra dello schermo con il suo passo ridicolo tutto sbilanciato in avanti e le zampe di dietro spropositate.
Il volume del parlottìo in sala aumenta sensibilmente.
“Ora la domanda è: per quale ragione solo uno tra venti spettatori ha visto il canguro e in maniera così confusa da non averlo nemmeno identificato come tale? Eppure avrebbe dovuto ben stupirvi visto che i canguri non sono abituali frequentatori dei campi da football. Questo inoltre era sotto gli occhi di tutti e non portava nemmeno la divisa da guardialinee, come avete notato.”
“Perché eravamo concentrati sui passaggi dei due giocatori!”
“Esattamente! L’attenzione e la comprensione sono selettive e trascurano o addirittura elidono ciò che ritengono inutile, superfluo o estraneo all’evento su cui si sono focalizzate. Adesso vi lascio alla lezione seguente. Continueremo domani su questo interessante argomento. Buon lavoro e buon pomeriggio a tutti voi.”
Occuparsi di formazione del personale è decisamente un buon incarico, pensa Paolo tornando a casa. Non è troppo faticoso e ha orari decisamente sopportabili. Col cavolo che in altri tempi sarebbe mai stato possibile essere a casa alle cinque del pomeriggio. Anche per questa ragione ha fatto questa scelta, per stare un po’ con la famiglia dopo tanti anni di orari impossibili.
“Eccomi tornato!” urla varcando la porta e gettando le chiavi nel cestino in entrata.
A quanto pare la casa è deserta.
Paolo decide di dirigersi subito in cucina con l’idea di farsi una bella birra. Sta perlustrando il frigo con la porta aperta quando sente avvicinarsi le voci delle figlie che rimbalzano lungo il corridoio. Pare stiano litigando come al solito.
“Sei tu che li hai presi! Come fai a negarlo!”
“Tu sei pazza! Fatti curare!”
Le due irrompono nella stanza come due furie paralizzandolo con la bottiglia nella mano sinistra e l’apribottiglie nella destra.
“Se non me li ridai dico a Luca che ieri sei uscita con Christian! Attenta che lo faccio…”
“Buongiorno eh!” dice sorridendo Paolo.
“Se osi fare una cosa simile racconto a mamma che prendi la pillola”
“Scusate…”
“Ah brutta puttana!”
“Avanti vieni di là a vedere se trovi quei maledetti stivali tra le mie cose! Ma se poi non li trovi mi molli per sempre, ok?”
Le due damigelle escono come sono entrate continuando a strillare.
Paolo scuote il capo e si attacca alla sua birra. Non è ancora a metà della golata quando la porta di casa si spalanca con il fragore di una bomba da stadio.
“Mi scappa, mi scappa!! Presto fate largo!” Carlo, il piccolo di casa, pare sia rientrato dall’allenamento di basket. Senza notarlo, il pargoletto gli sfreccia davanti presumibilmente diretto alla porta del bagno. Purtroppo nella stanza più ambita della casa si sono installate le perfide sorelle che improvvisamente hanno fatto pace e sono tutte picci picci.
“Aprite subito!” urla a squarciagola Carlo tenendosi una mano tra le gambe e saltellando come un fachiro sulla brace.
“Un attimoooo” è l’immancabile risposta proveniente dall’interno, risposta che ha da essere correttamente tradotta con: stiamo facendo qualcosa di misterioso che non potrai mai sapere e che non possiamo interrompere senza rischiare la vita per cui vorremmo, davvero, aprire, ma non possiamo proprio e non sappiamo quando mai potremo farlo”.
“Me la faccio addosso!!!” piagnucola Carletto mentre sbatte sulla porta come il batterista dei Metallika in overdose da anfetamine.
“Carlo, senti…” prova a intervenire Paolo.
In quel momento fa la sua entrata in casa la moglie che segue il pisciasotto carica di borse e sacche da allenamento come un fedele scudiero. Gli passa accanto senza degnarlo di uno sguardo e lo urta con le borse facendogli rovesciare mezza birra sui vestiti.
“Aprite subito o quando uscite vi sequestro i cellulari per un mese!”
“Ciao” si prova a dire Paolo
“Conto fino a tre! Uno, due…”
La porta si apre come aver detto apriti sesamo. Nella fessura si infila come una serpe il piscione ululante.
“Ma è possibile che devo dire sempre le stesse cose!”
“Buongiorno a tutti” tenta ancora una volta Paolo.
“E adesso andiamo a controllare se avete fatto i compiti! E tu alza la tavoletta o ti faccio pulire con la lingua!”
Tutti scompaiono in fondo al corridoio con fragore di zoccoli come una mandria di gnu in transumanza e lo lasciano solo in mezzo alla sala.
E’ allora, con la camicia tutta sbrodolata e la birra mezza vuota in mano, che Paolo improvvisamente ha l’illuminazione.
Chiara. Un’epifania. Un attimo nitido di verità.
Lui è un canguro.
Il canguro della sua stessa vita.

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