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Siamo com’era inevitabile
che saremmo stati,
geografia fluviale di rughe tracciate
prima ancora di solcarsi,
aggrottamenti, pianti
che sarebbe stato improbabile
non piangere
aggrottare
eccoli affondare
inesorabili nel pongo delle nostre facce
ritagliate lungo le linee tratteggiate
di un numero finito di occasioni
che mai hanno smentito
il libretto di istruzioni.
Siamo com’era inevitabile
e quel niente
che si poteva anche evitare
s’è evitato di evitarlo
fino a chiamare libertà il galoppo
di un’ombra d’Edipo verso Tebe
che ostinatamente si rifiuta
di cambiare meta.

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