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Ti sei perso, Pinocchio dal naso di gommapiuma spezzato.
Il tempo che hai passato dietro le quinte in attesa della recita di fine anno, tutto quel tempo senza mai vedere un viso noto, (un’ora? un anno?) è stato troppo lungo e tu ti sei confuso. Così ora non sai più se è mattina o pomeriggio, dove sei, da quanto ci sei, chi sei perfino. Si smarriscono, per queste cose, le piccole menti e ora sei come un anziano portato all’ospedale, che in tutti i cambiamenti, nel sovvertimento, nell’assenza di punti di riferimento noti, si perde, dice una cosa per l’altra e i parenti si preoccupano, si guardano tra loro e scuotono tristemente il capo.
Ma non ci sono parenti per te adesso, a scuotere il capo, ad abbracciarti, a ricordarti perché sei qui. E tu hai paura. E la cosa è seria.
Si vede che è seria perché non piangi. E se non piangi vuol dire che pensi che non ci sia nessuno a portata d’udito, che sia interessato a sentire te. Forse non c’è più in tutto il mondo, qualcuno che vorrà sentirti.
Se quelli che sono qui ti prestassero solo un po’ d’attenzione saprebbero che non c’è niente di più terribile di un bambino spaventato che non piange. Ma per accorgersene bisognerebbe guardare e qui non c’è nessuno che abbia tempo di farlo. Tutti ti passano davanti con l’aria di sapere perfettamente dove si trovano e dove devono andare, tutti sembrano avere qualcosa di molto importante da fare. E’ per questo che non guardano.
E’ comodo avere qualcosa di importante da fare, così puoi evitare di guardare. I grandi fanno sempre così, e possono non guardare. I piccoli invece non hanno mai qualcosa di importante da fare e per questo devono guardare. Dove mettono i piedi, dove vanno, dove sono, dove hanno la testa.
Così te ne stai seduto nella penombra di questo posto buio e sei molto preoccupato.
Chi l’ha detto che solo i grandi possono essere preoccupati? Non sanno quanto enormi possano essere le preoccupazioni dei bambini.
Sei preoccupato per il naso che si è spezzato e ora pende come un’appendice recisa sulla tua faccia tonda.
E sarebbe il caso che le cose che devono essere usate dai bambini fossero costruite in maniera un po’ più solida, magari.
Sei preoccupato di essere ridicolo con questo costume di velluto verdino.
Sei preoccupato di ricordare che cosa devi fare, se mai dovrai ricordarlo, quando sarai di fronte al pubblico, se mai lo sarai davvero.
Poi ecco che qualcuno si accorge di te e di colpo tutti hanno molta fretta, davvero non si sa di che.
Ti spingono su un balcone di legno di fronte a un muro di luce e dietro il muro non si vede nemmeno se c’è qualcuno.
Dentro un buco ai tuoi piedi una voce si agita a ripeterti parole che tu sai già sin troppo bene.
E ripeti la lezioncina, Pinocchio dal naso di gommapiuma, e nessuno sembra fare caso al fatto che il naso è spezzato ed è una cosa ingiusta questa, che non dovrebbe capitare, perché Pinocchio il naso non ce l’ha così ma ce l’ha dritto e non ricurvo in giù come la strega di Biancaneve. Per la gioia di tutti batti il piede per terra come ti hanno insegnato e allarghi le braccia come vuole chi ha pensato questa grande festa che rende felici tutti eccetto i bambini.
Dal muro di luce sgorgano applausi. Di nuovo la maestra e papà e mamma esistono vicino a te e ti accarezzano per motivi di cui non t’importa niente senza chiederti quello di cui ti importa davvero, come sei stato, hai avuto paura in tutto questo tempo e non si sognano di domandarti scusa per averti lasciato cento anni solo.
Ti convincerai che è stato tutto bello, domani, pian piano, un po’ per volta, Pinocchio dal naso spezzato. Racconterai questa avventura e metterai questo piccolo dolore tra le gioie e facendolo sarai un po’ cresciuto, di un pezzo ancora. Perché si cresce mentendo, Pinocchio di gommapiuma. Si cresce mentendo. Questo è il segreto.

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