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“Scusa, permetti una parola?” il giovane ha un’aspetto ordinario: jeans, T-shirt, trolley al guinzaglio, passaporto in mano farcito di biglietto. Al gate bivacca la solita fauna di bambini annoiati, piedi appoggiati sulle valigie, auricolari e cellulari, quotidiani e tablet.
“Si?” il ragazzo che risponde ha suppergiù la stessa età e un bel viso gioviale.
“Posso chiederti dove sei diretto?”
“Cos’è? Una specie di sondaggio?”
“No, no. Nessun sondaggio.”
“E allora, perdonami, perché lo vuoi sapere? E poi lo vedi da te il volo che sto aspettando.”
“Si, ho visto, Montreal, ma cosa ci vai a fare?”
“Abbi pazienza, mi sembrano domande un po’ inopportune.”
“Ma te le faccio con una ragione, credimi.”
Il mondo è pieno di gente strana. Di solito il ragazzo la gente strana la asseconda, perché non ha il coraggio di trattarla male. Peraltro questo, strano non lo sembrava nemmeno poi così tanto.
“E allora, coraggio, spiegami.”
“Ti facevo quelle domande perché io e te abbiamo suppergiù la stessa età.”
No aspetta, strano non sembrerà ma qualche rotella fuori posto ce la deve avere per forza.
“E questo cosa c’entra, scusa?”
“Io sono diretto a Shanghai, ho il volo tra un ora e mezza.”
“Capisco – fa il ragazzo rassegnato –  lavoro o …”
“Vado a insegnare italiano per un anno in una scuola privata. E tu, cosa vai a fare a Montreal?”
“Io ho trovato lavoro in una libreria. Lavoro, oddio, non esageriamo, diciamo  una specie di stage.”
“Non capisci? Destini simili ma diversi!”
“Capisco, capisco”
“No, tu dici capisco, ma non hai capito niente. Io ti sto proponendo uno scambio”
“Come hai detto scusa?”
L’improvviso aumento del volume di voce fa voltare due o tre persone che però riprendono quasi subito le loro occupazioni, come niente fosse.
“Si può sapere che diavolo stai dicendo?”
“E’ semplice. Io prendo il tuo posto e tu il mio. Nessuno se ne accorgerà e vivremo per un anno qualcosa che non stava in nessun programma. Un’altra vita possibile. L’ho già fatto, guarda. Questa sarebbe la terza volta e tu saresti il terzo me. Sono quasi quattro anni che io sono persone diverse in mondi che mai mi sarei aspettato. Tutto è cominciato per caso. Un amico mi chiese di andare al posto suo a Londra e da lì non mi sono saputo più fermare. Sono stato fotografo nei safari, insegnante subacqueo, guida turistica e, se ora accetterai, libraio canadese.”
“Tu sei completamente pazzo.”
“Vuoi dire che non ti interessa insegnare italiano a Shanghai? Ritrovarti domani dove mai avresti pensato saresti stato?”
“No, non mi interessa. Tu sei folle. Non so neanche perché ti sto a sentire.”
“Ok, ho capito, d’accordo. Fai finta che non ti abbia detto niente. Troverò qualcun altro. Se non è ora, prima o poi sarà. Per fare che cosa non so, il che, a pensarci bene, rende la cosa ancora più divertente”
Il giovane si allontana dopo aver preteso di stringere la mano al suo coetaneo che lo guarda un po’ in cagnesco e resta lì, a scuotere il capo, in attesa del suo aereo per il Canada.
“Ma guarda un po’ che gente strana c’è in giro. Uno che passa la sua vita a scambiarsi i panni con altri. E tutto pur di vivere esistenze diverse. Pur di scampare ad un destino prevedibile. Certo che ce ne vuole della fantasia. E del coraggio pure!”
Il giovane seduto al gate 35 attende il suo volo per Shanghai, si guarda intorno, studia i visi con attenzione.
Da qualche minuto gli altoparlanti diffondono senza sosta un avviso.
“Attenzione! Ultima chiamata. Il passeggero Cucchiara Luca è atteso al gate 22 per imbarco immediato. Volo AZ725 per Montreal, ripeto, il passeggero Cucchiara Luca è atteso immediatamente per l’imbarco al gate 22”
Il ragazzo compare correndo dal lungo corridoio, individua il giovane seduto e gli si avvicina senza esitazione.
“Presto, eccoti il mio biglietto e il mio passaporto. Dammi subito il tuo e corri, per carità, che ti stanno cercando”.
Il giovane sorride, afferra il biglietto, strizza l’occhio e parte di corsa.
“Ehi! – grida Luca. Dimmi almeno dove devo andare e come mi chiamo!”
“C’è un foglietto nel passaporto! Avevo già preparato tutto. Il mio nome, o meglio quello di quello che doveva andare a Shanghai è Marco!”
“Ok, grazie Luca e salutami Montreal!”
“Grazie Marco! – urla quello correndo a verso l’ultimo annuncio che in quel momento risuona nell’aria – Magari un giorno ci si ritrova e ci raccontiamo! Sempre che ci si riconosca!”

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