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“Oh ma guarda guarda! Una classe femminile! Era tanto che non me ne capitava una! Sarà divertente! Sono sicura che ci troveremo benissimo, voi ed io.”
“Buon giorno, signora professoressa e benvenuta”
“Ehi, ehi, ma come siete formali! Io mi chiamo Susanna ma tutti i miei amici mi chiamano Susy. Se volete potete chiamarmi anche voi così. Anzi, sapete che vi dico? Diamoci del tu e facciamola finita! D’accordo?”
“Noi, signora professoressa Susanna, preferiremmo mantenere il lei, se non le dispiace”
“Il lei? Accidenti. Che strano. E come mai parleresti sempre tu, carina? Qual’è il tuo nome, intanto?”
“Il mio nome è Gioconda, signora professoressa. Parlo sempre io perché sono stata regolarmente eletta dalle mie compagne a rappresentarle in qualità di portavoce.”
“Ho capito. E le tue compagne non si sanno esprimere da sole? Hanno bisogno di un portavoce?”
“Per le questioni che riguardano tutte abbiamo deciso che è più pratico così. Noi eleggiamo la portavoce una volta al mese e le diamo mandato di comunicare con gli insegnanti. Sempre a patto di consultare il gruppo prima di esprimersi. Va da sé che naturalmente ogni singola compagna può parlare per sé stessa se lo desidera o se viene interrogata.”
“Ma pensa…! Beh, allora credo che farò proprio così e chiederò qualcosa ad ognuna, per imparare a conoscervi, capite? Mi racconterete quel che volete di voi stesse: i vostri attori preferiti, il nome dei vostri fidanzati o spasimanti, di che segno siete, com’è la vostra famiglia, tutto quello che pensate possa rappresentarvi, d’accordo? Anzi Gioconda, visto che sei in piedi comincerei giusto da te!”
“Un attimo solo, signora professoressa, devo consultarmi con il gruppo. Lei comprenderà. Devo stabilire se sono d’accordo con questa sua insolita procedura.”
“Se sono d’accordo dici…”
“Esattamente. Questione di un istante. Ecco fatto, signora, le mie compagne, pur manifestando qualche perplessità riguardo al metodo, si dichiarano disposte ad accontentarla.”
“Ma io vi ringrazio molto…”
“Cominciamo da me, dunque, come lei mi ha chiesto. Il mio nome è Gioconda Aspasia Bellini e sono la seconda di sei gemelle: Pietà, che è uscita per prima dall’utero di mia madre, poi vengo io, Gioconda, come le ho detto, e a seguire nell’ordine Guernica, Venere, Vergine e Primavera, che è la minore. Festeggiamo tutte il compleanno nello stesso giorno eccetto Primavera che è nata poco dopo la mezzanotte per cui festeggia tutta sola il giorno seguente, purtroppo per lei con gli avanzi della nostra torta. Ignoro il mio segno zodiacale perché ritengo queste assurdità nient’altro che superstizioni fatte per deresponsabilizzare le persone e far credere loro che esista qualcosa di già scritto riguardo alla loro esistenza la qual cosa è, in senso assoluto, falsa e in senso relativo, considerando i limiti fisici e biologici entro cui ci muoviamo, definibile solo in termini di probabilità con una approssimazione così grande che non risulta utile occuparsene. Il mio attore preferito è Laurence Olivier ma ritengo che in alcuni ruoli, l’Otello specialmente, il nostro Salvo Randone lo abbia eguagliato se non superato. Non ho fidanzati come lei dice, né spasimanti al momento, ma spero e confido di poter incontrare un giorno un uomo in grado di affascinarmi sia intellettualmente che fisicamente. Attendendolo mi preparo allenando la mia mente e il mio corpo quotidianamente con lo studio e lo sport. Le mie aspettative per l’immediato futuro riguardano l’anno scolastico che andiamo a incominciare. Non le nascondo che tutte noi nutriamo grandi, grandissime aspettative sulla sua persona. La passata insegnante di lettere si è rivelata molto al di sotto delle nostre aspettative e noi ci auguriamo di cuore che lei possa interrompere la sfortunata serie negativa che ci ha portato a cambiare già ben tre insegnanti senza riuscire a trovarne una che fosse all’altezza di una performance minimamente accettabile.”
“Comprendo… io, ecco sì, ehm… andiamo avanti. Passiamo a te, laggiù in fondo, sì, proprio tu.”
“Buongiorno, signora professoressa. Mi presento: il mio nome è Aida Rita Levi e ho sei sorelle: Manon, Tosca, Norma, Carmen, Giorgetta e Fedora.
Mi associo a quanto detto dalla mia compagna Gioconda riportandole qui, se me lo consente, un episodio emblematico avvenuto lo scorso anno che le renda chiaro il livello a cui siamo progressivamente precipitate grazie all’impreparazione di coloro che l’hanno preceduta. A fronte della nostra richiesta di effettuare come attività extracurricolare una revisione critica dei libretti mozartiani in lingua tedesca paragonandoli con quelli rossiniani, la precedente insegnante, se così si può chiamare, non si è dimostrata minimamente in grado di accompagnarci in quel percorso, dimostrando di non conoscere affatto nemmeno l’abc della materia. A tal punto siamo arrivate. Per questo nutriamo così tante speranze in lei, signora professoressa.”
“Ah, sì, capisco. Certo capisco…”
“Mi scusi signora professoressa se prendo la parola non interrogata ma posso domandarle perché, mi perdoni, continua a ripetere queste espressioni come “comprendo” “capisco” “ho capito”? Lo fa perché non siamo chiare e quindi sottolineare così la nostra scarsa proprietà di linguaggio o in senso ironico, per segnalarci, diciamo così, in maniera garbata, che è fin troppo facile capire le ovvietà che diciamo?”
“E… e tu… tu chi saresti? Sì, cioè, intendo…”
“Visto che me lo chiede mi presento anch’io. Il mio nome è Era Berenice Diotallevi e sono la prima di cinque sorelle: Demetra, Artemide, Afrodite, Atena e io, Era, che come ho detto sono la più grande…”
“Ehm, scusa se ti interrompo, Era, giusto? Hai detto così, vero? Ecco io credo di non sentirmi tanto bene…”
“Che le succede signora professoressa? Ci dica…”
“Ehm abbiate pazienza ragazze ma penso di aver bisogno di assentarmi, per oggi intendo, scusate, è molto imbarazzante ma credo di aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male…”
“Caspita signora, che peccato! Proprio ora che cominciavamo a conoscerci!”
“Sì, sì, certo, è vero, ma non mancherà il modo, ora se volete scusarmi, perdonatemi…”
“Signora professoressa, questo genere di disturbi intestinali non vanno sottovalutati. Si figuri che mia zia Iside…”
“Abbiate pazienza ragazze, scusateee…”
“Allora Gioconda, è andata?”
“Aspetta che guardo… tutte ferme… Sì è andata come il vento. Anche questa non la vediamo mai più.”
“E pace anche alla Susy! Adesso metti su un po’ i One Direction a stecca e facciamoci quattro salti che qua, state sicure, per un po’ non viene nessuno a scassare i coglioni.”

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