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Esoneratemi dalle parole
che ne ho la bocca guasta
e un cerchio alla testa
come di sbronza
e dacché ho aperto gli occhi
giuro chino su questa conca
che mai più berrò
di quei liquori infìdi.
Esoneratemi dalle parole
che ne ho lo stomaco greve
stracche le palpebre
piene le tasche
dell’orror del vacuo
del ciangottare
esoneratemi
ma neanche lasciatemi
nel silenzio
di tiritere prive d’orecchie
d’allocuzioni pret a porter
dove sola si pratica
muscolazione fonica.
Datemi parole allora sì
ma silenziose
che aspirine mi siano a questi postumi
e come lame scivolino
mute a inevitarmi
l’inevitabile con compostezza,
per il tempo breve del loro suono,
senza produrre suono.

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