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“Ascolta Michelle, hai un minuto? Ti devo dire una cosa.”
“E come no! Sono qua. Di che si tratta?”
“È una cosa che ho pensato. Una cosa… che per me è molto importante.”
“Accidenti, sono tutt’orecchi, Buster, ti ascolto.”
“Dunque…”
“Un attimo! Ti dispiace aspettare solo un attimo? Faccio una telefonata urgente, me la tolgo dai piedi e così posso dedicarmi completamente a te, d’accordo? Ci metto un minuto, non di più, tu aspettami che me la sbrigo e son da te.”
“D’accordo, ti aspetto.”
“Pronto? Sì sono io. Sì, esattamente. Come dice? Ma è una disdetta! Subito, dice? Mi perdoni, la interrompo, abbia pazienza, mi scusi, le spiace aspettarmi un momento? Guarda Buster, qua mi sa che va per le lunghe. Ascolta, appena finito ti vengo a citofonare, tu scendi e magari ci prendiamo un aperitivo, d’accordo?”
“D’accordo, dai, facciamo così…”
“Non te la prendere, eh? È una cosa che non si può rimandare, non ci posso far niente!”
“Ma figurati…”
“Ma dopo parliamo eh! Contaci!”
“Va bene dai, ci sentiamo presto.”
“Bravo, ora scusami tanto…”
“Ciao Feffa”
“Ciao Buster, cosa fai qui?”
“So che esci a quest’ora, ero da queste parti e ho pensato di passare a prenderti.”
“Ma che bella sorpresa! Non è da te! Quasi quasi mi do un pizzicotto per essere sicura di non sognare.”
“Che sciocca. Allora facciamo la strada insieme, vuoi? Ti accompagno a casa? È lì che vai?”
“Senti, se non hai ancora mangiato che ne diresti di un boccone insieme? C’è una pizzeria non male qui all’angolo, ti va?”
“Ma sì, dai, vada per la pizza!”
“Perfetto! Per quanto…”
“Che cosa?”
“Tu non me la conti giusta Buster. C’è qualcosa che non va? Ti vedo strano.”
“Effettivamente, se devo essere sincero…”
“Dimmi.”
“C’è una cosa…”
“Mi devo preoccupare? È successo qualcosa?”
“No, tranquilla, ma per me è una cosa importante. Molto importante.”
“Sono contenta che tu abbia pensato a me per parlarne. Mi lusinga. Adesso ci mettiamo seduti comodi e… Oh no!”
“Che c’è?”
“Mi sono ricordata che tra cinque minuti devo essere a casa di un mio studente per aiutarlo in matematica!”
“Ah…”
“Gliel’ho promesso, capisci? Quest’anno rischia la bocciatura!”
“Per carità…”
“Ma tu potresti aspettarmi.”
“Ma no, non ti preoccupare.”
“Mio dio, ci tengo! Per una volta che mi cerchi tu!”
“E… quanto staresti dentro?”
“Un’oretta. Un’oretta e mezza al massimo.”
“Mmm, ho capito, non so, vedo, d’accordo? Se quando esci non mi vedi, vuol dire che sono andato via.”
“Sì ma tu cerca di esserci, va bene?”
“Proverò…”
“Accidenti che disdetta, Buster, per una volta che potevamo parlare un po’…”
“Non è colpa tua dai, stai tranquilla”
“Allora ciao Buster, a fra poco, spero!”
“Sì, ciao Feffa!”
“Pronto Edoardo?”
“Buster! Come stai!”
“Tutto bene, grazie, e tu?”
“Non c’è male, non c’è male, in verità. E tu invece? Dimmi, che ti spinge a telefonare al tuo vecchio amico?”
“Così, era per sentirti.”
“Mmm, tu non mi convinci, Buster. Hai una voce strana. C’è qualcosa?”
“A dirla tutta…”
“E dimmi amico mio! Dimmi! Che succede?”
“Guarda a dir la verità una cosa ci sarebbe, una cosa che per me è importante, così importante che…”
“Buon giorno dottor Spini!”
“Come? Pronto?”
“Sì, sì, sono qui! Scusi dottore, un attimo solo, abbia pazienza…”
“Pronto Edoardo? Sei impegnato? Ti richiamo?”
“Ci sono, Buster, ci sono! E’ che è arrivata una persona che stavo aspettando… Sì, sì, si accomodi pure, un istante e sono da lei…”
“Forse è meglio se ci risentiamo…”
“Guarda sì, abbi pazienza Edoardo, ma sono in una situazione…”
“Ma non ti preoccupare!”
“Perdonami caro! Ti richiamo io, a prestissimo!”
“Buster! Ehi Buster!”
“Oh, ciao Priscilla! Non ti avevo vista.”
“Che hai Buster? Mi sembri un po’ abbacchiato.”
“No, niente di che…”
“Sei sicuro? Non mi sembra a dir la verità.”
“Beh, per essere sincero…”
“Sì?”
“Ci sarebbe una cosa. Una cosa che per me è veramente importante e di cui non riesco…”
“Abbi pazienza ‘sto telefono è una schiavitù…”
“Sì eh?”
“Lo so, scusa, ma sai che ci lavoro…”
“Eccerto”
“Abbi pazienza…”
“Peccato.”
“Peccato in che senso?”
“Niente, niente, rispondi pure.”
“Niente, niente cosa, scusa?”
“No, dicevo, niente, te la dico un’altra volta ‘sta cosa di Michelle ed Edoardo.”
“Quale cosa? Vedi? Ha anche smesso di squillare! È un segno! Dicevi?”
“No, ‘sta cosa dell’outing di Edoardo…”
“Ma quale outing? Dimmi subito tutto!”
“Guarda che ti sta squillando di nuovo il telefono.”
“Ma chi se ne frega! Mi ha già rotto! Che suoni pure!”
“Ma io non ti voglio disturbare, guarda.”
“Buster, non ti azzardare, gli amici esistono per questi frangenti, per ascoltare, per esserci nel momento del bisogno. Dicevi di Michelle ed Edoardo?”
“Ma sì, guarda! Non ti voglio annoiare! Da quando poi lui si è fatto tatuare un picchio, proprio lì, insomma, sul pene, lo saprai già immagino.”
“Come? Un picchio! Sul pene! E vai avanti no? Confidati! Sono qua per te.”
“Mi sa che ci stanno riprovando. Forse ti conviene rispondere. Magari è una cosa importante e io, Priscilla, sono qua a farti perder tempo!”
“Ma guarda sai che ti dico? Ecco qua. Lo spengo e va’ al diavolo. Eh insomma! Non possiamo mica essere schiavi! È sicuramente più importante un amico di una stupida telefonata! Chiunque sia richiamerà! Non ci ridurremo mica a non aver tempo per un amico che ha bisogno! Ecco, vieni, siediamoci qui, ordiniamo qualcosa e poi raccontami tutto, con ordine, d’accordo?”
“Allora Priscilla tutto è cominciato da quando ho pensato una cosa importante per me, molto importante…”

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