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Eccoci. Quando la pioggia
mi sorprendeva come
una libellula
a mezza strada nemmeno
immaginavo
esistesse in qualche plaga
delle menti l’astrusa malinconia
di prevedere il tempo.
Sempre altro portavo
in tasca impellente
senza nemmeno rammentarlo
e il sortilegio delle gocce
m’abbandonava attonito
all’inatteso colore
delle nuvole.
Oggi invece eccomi a te
con altra previdenza
e scarpe gommate
fatto avveduto
dell’avvicendarsi
di perturbazioni in quota
con probabilità trentadue
per cento di rovesci
e schiarite a tratti
più ampie
in corso di serata.
E ti so e conosco l’onda
che assumerebbero con l’umido
i tuoi capelli mescolati ai miei
e per questo t’aspetto
sotto il parapioggia
sazio della profilassi
accorta
di quel che è trascurabile
a tener strette
le nostre ombre fiere
di sgretolarsi
asciutte.

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