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Sandra si spoglia nascosta
e io ne vedo il fantasma
riflesso nella porta finestra
le movenze incuranti
di chi muta l’abito
con la mente a quello che resta
del giorno, a una telefonata
che non è arrivata
a un accidente, alla cena
incipiente, l’inchinarsi
alle scarpe nel vetro
fattosi specchio alla luce del vespro
il cingersi inverso
che tentona l’allacciatura
e la vince di slancio
il palmo che indugia
sbucciando la gamba e allevia
le corse, le attese, friziona
le arrese e alla fine le braccia
come in un tuffo, un fuso
le scapole i fianchi i glutei le gambe
che infila il mare rovescio
di una veste
celeste di fiori cinesi.
Sandra si spoglia
e a te che la guardi
dal bracciolo, dal muro, appesa
al soffitto, a mezz’aria e riempi
ogni quando dell’annuncio
stanco della tua venuta, a te
che vorresti correggerle il viso, farle
dispari i passi, rotto il ricordo
il respiro, torte
le mani, a te qui dico
stalle lontana.
Sàziati con me
del riflesso addenta
il vuoto lasciala al gioco
innocuo che abbiamo
iniziato
a te dico
cagna
puttana
stalle lontana.

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