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“Questa storia inizia nel 1498 a Norimberga, presso la bottega di un famoso artista.”
Agnese guarda Giovanni e pensa che stavolta non ce la può fare ad ascoltare una delle sue storie.
“L’artista lavora per il principe, è ricco, affermato, è giovane. E’ figlio d’arte, pensano tutti, Dio stesso guida la sua mano, pensano altri.”
Per non passare la giornata accampato sui tasti come un debosciato ho deciso di darmi un limite massimo di tempo per scrivere questo racconto: sarà la durata della batteria del pc. Se non riesco a finirlo prima, pace. Non lo ricaricherò fino a domani e al diavolo. E’ una malattia sta cosa di scrivere, mi rode come una camola. Devo mettergli un freno. Sedici per cento. Avanti. Veloce. Riprendiamo da Agnese.
Agnese ha nausea e un anima disgustata che teme di vomitare intera intera in mezzo alla classe da un momento all’altro. Non ti accorgi, pensa, che non è proprio giornata oggi di ascoltarti raccontare? Ho la testa da un’altra parte non lo vedi? Ho ripetuto tre volte il test, ho riletto le istruzioni incredula e ora non so come dirtelo, non so come dirlo a nessuno.
“Ma nessuno conosce veramente il segreto del suo talento straordinario. Ed è forse per questo, perché nessun uomo, nemmeno un artista, è in grado di conservare per sé un segreto così grande, che in quell’inizio del 1498, quando nessuno lo obbligherebbe a farlo, Albrecht decide di lasciare una traccia rivelatrice. Un indizio, per chi sarà capace di leggerlo, celato ma preciso, che potrebbe raccontare quale miracolo ha tramutato un pittore come lui, certo dotato ma simile a molti altri del suo tempo, in un genio senza uguali. Come sia successo che Albrecht il giovane, figlio di Albrecht il vecchio, l’orafo, sia partito un bel giorno dalla sua città e sia tornato che aveva nelle dita il fuoco divino della creazione”
Quattordici per cento. Di là preparano per cena, sento qualcuno che si chiede dove io sia. Sono da un’altra parte. Da un’altra parte come sempre.
“Dove è stato Albrecht? Chi ha incontrato durante i suoi viaggi? Cosa gli è veramente successo? Guardate questa riproduzione. Se capitate a Madrid, al museo del Prado, dove è oggi conservata, potrete osservare la tela dal vero. Raffigura un giovane bello, curato nell’abbigliamento, dalla capigliatura lunga e morbida che gli scende a boccoli sulle spalle. Il giovane è Albrecht e questo autoritratto contiene un terribile segreto. Osservatelo bene.
Agnese guarda la riproduzione del quadro nelle mani di Giovanni. L’espressione del giovane, fiera senza essere sprezzante, la barba chiara che gli incornicia il viso regolare, i vestiti ricercati ed eleganti, l’ampia scollatura e il cordone del mantello sulla pelle glabra. Quale sarà il segreto, si domanda, e aggrotta le ciglia, esplora il disegno, lo fruga, lo interroga. E a poco a poco non è non è più lì, non sente più la nausea, è dimentica di quello che le sta succedendo in grembo.
Sette per cento, pochi minuti e la finestra si spegne. E Agnese e Giovanni si inabissano e finisce che li perdo prima di averli salutati. Mi chiamano. Fingo di non aver sentito. Non posso perdermi il segreto di Albrecht.
Giovanni si guarda intorno in attesa di una risposta e d’un tratto vede Agnese, lì al penultimo banco. Ricorda quando ha capito che ogni giorno faceva lezione solo per lei. Poi sente di nuovo il sapore della sua saliva in bocca, il vetro della finestra attraverso la pioggia dei suoi capelli.
Agnese d’un tratto pensa d’aver compreso e si illumina tutta, come una bambina.
Due per cento. Poi mi racconti la storia che stai scrivendo? Certo, amore. Un attimo solo che finisco e te la racconto.
Zero. Lo schermo s’abbuia. Agnese lì dietro di certo sta chiedendo conferma del segreto che è sicura d’aver capito.
Giovanni sorride e vorrebbe baciarla.
Poi le dice qualcosa che non possiamo più sentire.

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