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Fosse su questo tavolo
l’ultimo bicchiere
dell’ultimo vino l’ultima
occasione
del mio stomaco morente
per accettare il vino
fosse l’ultimo sorso
dell’ultimo istante
di questo pomeriggio
e di tutti i pomeriggi
mai
appoggerei le labbra
a questo vetro
che mi lasci pieno.
E mi dileguerei così
rischiando
di non ricordarne l’ aspro
mai e il granato
e cercherei in eterno
di rievocarlo
alla mia bocca d’osso
senza provare
rimpianto
né l’istinto
magnetico al ritorno
che è del vigliacco,
che è del migratore
quando fa buio
e si sente
montare
come una nausea
l’autunno (in cuore).

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