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La Milìn ha cessato
d’affacciarsi e spazzare
dinnanzi alla porta
finchè d’un tratto
è stato normale per tutti
che fosse morta.
Ora la notte un gatto
acrobata percorre il tetto
sotto cui s’impolvera il letto
senza lenzuola, il materasso
legato e traccia una pista
di caccia sulla faccia rossa
del suo cielo
imbiancato.
C’è un pulviscolo
giallo che doccia da un faro
sul pezzo di strada
che colgo da qui e dentro
ci sbatte furente
di disperata speranza
una falena cieca
che così spreca
l’unica notte.
Sta tutto qui. Tutto
qui sta
tutto qui e s’avvera
ancora lo scoccare
del tocco. S’avvera
sempre e sta qui
tutto il fatto:
nel non potersi più
sentire quel gatto.

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