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Il sovrintendente squadrò l’uomo seduto di fronte a sè come si fa con un pezzo di formaggio rancido rinvenuto sul fondo al frigo.
“Signor Canepa -disse senza guardarlo- lei è messo molto male”
“Ma perché? Perché? -il poveretto urlava e quasi quasi piangeva- Io non ho fatto nulla! Mi chiamo Luigi Canepa, non avete sentito? Non posso essere io la persona che volete!”
“E invece è proprio lei che cercavamo, signor Canepa, proprio lei. Nessun errore.”
“Ma che ho fatto, posso saperlo?”
“Intanto la smetta di urlare, per piacere. E’ una cosa che ci indispettisce, sa? All’agente scelto Barboni, poi, non ha idea l’effetto che fa. E’ sempre stato così, sin dai tempi in cui era campione regionale dei pesi welter. Sentiva urlare e si trasformava in un modo che…brrr, insomma reagisce malissimo, mi creda sulla parola.”
L’ometto stropicciato guardò per terra.
“Scusatemi.”
“D’accordo. Bravo. La vuol sentire una storia?”
Il signor Canepa fece segno di sì con la testa.
“E’ una storia molto edificante. Stia a sentire. Un bel giorno di qualche anno fa, diciamo intorno al 2009, una nota casa automobilistica europea pensò che sarebbe stato bello trovare il modo di evitare gli alti costi necessari a dotare le proprie vetture di sistemi in grado di abbattere le emissioni inquinanti. Ora, in verità, se fosse stato solo per gli europei non ci sarebbero stati problemi, quelli se ne stavano dei test della casa madre e buonanotte, ma gli americani, ecco, quelli no, quelli erano dei rompicoglioni che facevano le verifiche per davvero. E così gli ingegneri della casa automobilistica misero a punto un bel software che installarono nelle centraline delle loro automobili diesel. Il programma riconosceva nientemeno che i movimenti dello sterzo e dei pedali che vengono normalmente effettuati durante i test anti-smog e a quel punto riduceva le prestazioni del motore e una serie di altri parametri, in maniera che le emissioni risultassero entro i limiti stabiliti dalla legge. Ovviamente tutto il contrario di quello che il mezzo realmente faceva su strada.”
L’omino cominciò a dare segni di nervosismo.
“Ma, mi scusi, questa storia la conoscono tutti! Che diavolo posso…”
“Calma, calma signor Canepa! Non mi interrompa che non è bello. Tra l’altro l’agente Barboni…”
“Si, sì ho capito. Tollera malissimo le interruzioni sin da quando era campione regionale di pugilato”
“E bravo il nostro signor Canepa! Molto perspicace! In ogni caso qualche anno dopo scoppiò uno scandalo internazionale e per la fabbrica e il suo amministratore delegato furono guai.”
Il signor Canepa fece per parlare ma si trattenne.
“Qualcuno però, dopo il primo shock, cominciò a farsi domande. Come mai quella storia veniva fuori solo in quel momento? Era mica uno scandalo “a orologeria”, di quelli che vengono fatti scoppiare al momento voluto per danneggiare qualcuno e favorire qualcun altro? Di che si trattava alla fine? Di uno scontro interno alla casa produttrice? Magari di una vendetta dell’ex presidente del consiglio di sorveglianza a suo tempo costretto alle dimissioni dall’attuale amministratore delegato? Oppure di una macchinazione francese per contrastare lo strapotere in Europa del paese sede della casa produttrice?”
“Ehm, scusi ma…”
Il poliziotto non diede mostra di sentire.
“Oppure il siluro proveniva dall’America ed era tutto in funzione antieuropea? Colpendo il primo esportatore europeo si colpiva di fatto l’immagine stessa dell’Europa, la sua affidabilità. Erano in molti a pensare che il vecchio continente fosse al centro di un vero e proprio attacco congiunto teso ad indebolirlo. Prima la crisi dei subprime, nata tutta oltreoceano, poi i continui attacchi speculativi all’euro, la crisi greca spettacolarizzata e schiaffata su tutte le prime pagine mondiali, quell’Isis nato chissà come e poi lasciato agire indisturbato con conseguente arrivo a ondate dei profughi che scatenavano le reazioni più diverse mettendo a nudo la debolezza dell’unione, le sue divisioni…”
“Scusi signor poliziotto io non voglio interromperla, per carità….”
“E in tutto questo dei diritti delle persone, della loro salute sembrava non importare niente a nessuno, lo capisce? Se ne rende conto?”
“Ora basta! -il fermato sembrava aver perso il controllo- Mi vuole spiegare perché diavolo mi racconta tutte queste storie! E che l’agente Cassius Clay qui, mi picchi pure! Non me ne frega niente! Picchiatemi ma fatemi capire per carità io che c’entro con tutto questo!”
“Lei c’entra caro signor Canepa. C’entra eccome.” La voce del sovrintendente era diventata una specie di sibilo. “Lei possiede un’autovettura diesel della casa produttrice incriminata, mi conferma?”
“Ma, ma che vuol dire con questo? La possiedo come milioni di altre persone! Siamo forse colpevoli di qualche cosa per questo? O non siamo piuttosto le vittime?”
“Mi sa dire quanto ha pagato la sua auto al momento dell’acquisto, quattro anni fa?”
“Ma non mi ricordo! Cosa vuole che ne sappia ora? Il prezzo che mi ha fatto il concessionario!” la saliva improvvisamente sembrava essersi esaurita nella bocca dell’interrogato.
“E’ proprio qui il punto, caro il mio signor Canepa. Il concessionario le propose un prezzo particolare per la sua bella auto, estremamente vantaggioso, non lo ricorda? E sa perché lo fece? Su, non faccia quella faccia! Sono sicuro che lo ricorda benissimo. Il concessionario vendette un numero stratosferico di veicoli in quel periodo grazie ai prezzi stracciati che applicava, correvano da ogni dove per accaparrarsi quelle macchine, prima così costose, al prezzo di un’utilitaria.”
“Io non so di che parla. C’era appena stato lo scandalo, correvano il rischio di avere enormi giacenze di veicoli invenduti…”
“No, no, no, caro il mio fortunato acquirente -il poliziotto muoveva l’indice a pochi millimetri dalla faccia pallida del malcapitato- non è questo il motivo e lei lo sa. Il concessionario aveva trovato un sistemino pratico e vantaggioso per abbassare i prezzi delle sue auto. Certificava di aver corretto il software incriminato come imposto dalle sentenze internazionali, intascava i soldi del lavoro dalla casa madre ma non lo eseguiva davvero. Grazie a questo stratagemma poteva abbassare di molto i prezzi. Naturalmente era necessario che il compratore lo sapesse per evitare che i controlli periodici, che nel frattempo si erano fatti ben più attenti, venissero eseguiti in un centro di verifica qualsiasi. Bisognava invece recarsi nel centro giusto, quello che aveva ricevuto le adeguate bustarelle per dichiarare che era tutto a posto. Quello dove lei ha portato a macchina alla revisione pochi mesi fa, tanto per dire”.
L’uomo seduto non riusciva neanche più a stare eretto sulla sedia. Aveva l’aspetto di uno straccio usato e il colorito di una chiazza di vomito.
“Avevo sempre desiderato quell’auto”
“Già.” fece il soprintendente guardando le carte sulla scrivania con aria assente.
“Ma, mi scusi, signor ispettore..”
“Non sono ispettore.”
“D’accordo, mi perdoni, non so come chiamarla, insomma, voglio dire, siamo in tantissimi, forse, forse è un po’ meno grave la mia posizione, che dice? Non dico che mal comune sia mezzo gaudio però..”
“L’essere umano è marcio, sa signor Canepa? Marcio e senza speranza. Sempre pronto a indignarsi quando le cose sembrano non coinvolgerlo, sempre pronto a gridare all’impiccagione quando il collo non è il suo. Sempre convinto di essere estraneo al problema, che la colpa sia costantemente d’altri. Invece nessuno si salva, lo sa? Nessuno. Siamo tutti colpevoli di tutto. Di tutto, ha capito?”
Il signor Canepa guardò il poliziotto con aria sgomenta.
“Abbiamo ricevuto ordini precisi. Lei diventerà il colpevole, il colpevole con la C maiuscola, il prototipo planetario dell’inquinatore, lo schifoso per eccellenza, l’emblema di questa indagine, il capro espiatorio di ogni cosa. Holland, la Merkel, Obama, l’Isis saranno nulla in confronto a lei. Lei incarnerà per l’opinione pubblica tutta l’ipocrisia, tutta la doppiezza del mondo. Si rassegni e si consoli: sarà famoso, a suo modo”.
“Perchè? -disse l’omino con voce frantumata- Perché io?”
“Lei è colpevole e lo sa. Questo solo conta. Non ha il diritto di porsi altre domande, lo capisce? Lei valeva un altro.”
Nella stanza restò sospeso per un tempo indefinito un silenzio straniato.
Poi l’agente Barboni prese l’arrestato per il braccio e lo condusse fuori.

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