Tag

, , ,

Depilazione ascellare e inguinale al glifosato, reggiseno coppa D strenuamente impegnato nel contenimento di mammelle estruse in blocco unico da marmo di Luni, taglia 42, altezza 175, lato b Giugiaro Design scolpito nel molibdeno e traversato carsicamente da strisciolina di lycra, messa in piega antivento, rossetto permanente antisalsedine, tatuaggetto catalitico, pre-abbronzatura color miele, pelle levigata a mano da mastri vetrai di Murano, percentuale di tessuto adiposo sottocutaneo da levriero al cinodromo, muscolatura nutrita ad aminoacidi ramificati e technogym, viso ad olio del Beato Angelico.
Non so perché dovevi posarti proprio qui accanto a me, cara la mia oca di razza. Improntare la rena alla mia sinistra con le tue leccornie e srotolare le gambe a lunga percorrenza a mezzo metro dalle mie, con tutta la spiaggia a disposizione, deserta com’è la mattina presto.
Immagino tu abbia voluto elargirmi una fortuna. Una di quelle che di rado occorrono ai mortali e che tu abbia scelto proprio me per carenza di candidati o per uno di quei capricci che talvolta si permettono gli dei. Giusto per vedere l’effetto che fa.
Peccato che io abbia altro di cui occuparmi.
Ed è inutile che le folate lievi d’aria di mare attraversando i tuoi capelli mi portino un aroma struggente di buono, inutile che io con il campo periferico del visus scopra involontariamente i tuoi capezzoli ergersi sotto la stoffetta, proprio al centro delle tue mammelle planetarie.
Io ho da lavorare.
Oh, non ti preoccupare di capire quale sia il mio lavoro, non aguzzare i tuoi occhi inutilmente azzurri sui miei fogli. Sono numeri vedi? Roba aliena. Tu mettiti giù, spálmati l’olio solare e soffriggiti al sole, mentre io prego che mamma t’abbia fatta muta.
«Scusi signore!».
Cristo santo, lo sapevo. È dotata di parola. Perché proprio a me? Perché?
«Dice a me signorina?».
Rispondo senza nemmeno alzare la testa, che sia chiaro che mi sta gravemente disturbando.
«Posso chiederle a che cosa sta lavorando con tutti quei fogli pieni di numeri?»
«È una cosa un po’ complessa, non la voglio annoiare».
«Le posso garantire che non mi annoia affatto! Io sono una appassionata di numeri! Si figuri che riesco a calcolare le calorie di un pasto in pochi secondi, così, a mente! Una volta ho fatto una tabella per la palestra che…».
«Qui si tratta di faccende diverse, signorina. Tecniche, complicate, roba da vecchi noiosi come me…».
Abbozzo un sorriso spastico e mi rituffo nel foglio.
«Posso solo chiederle ancora una cosa? Non mi giudica una maleducata?».
Così dicendo si gira sulla pancia, piega le gambe come due ali di cigno, i piedi sospesi sui globi gemelli del fondoschiena, si appoggia sui gomiti e assume un espressione furbetta. La contraccambio con uno sguardo fugace, liquido, neutro, perforante.
«Quella è la congettura dei numeri primi gemelli, non è vero?»
L’aria di colpo si fa caldissima, le orecchie si tappano, mi coglie una lieve vertigine.
«Che diavolo… voglio dire, lei che ne sa della congettura dei numeri primi gemelli?»
«Andiamo! È dal 300 a.C, quando la propose Euclide che si cerca di dimostrarla! Non mi dirà che ci sta provando anche lei!»
«Io…io…io certo che ci sto provando! Ho collaborato con Scott Morrison, io! Ma lei che ne vuol sapere!»
«Wow! Con Scott Morrison! L’australiano? Ho molto apprezzato il suo lavoro! Anche se bisogna dire che senza lo studio di Zhang Yitang, quello su Annals of Mathematics del 2013, lo avrà ben presente immagino, ecco, senza quello io penso saremmo ancora sostanzialmente fermi agli anni sessanta»
«Mi scusi signorina, io temo di non sentirmi molto bene».
«Oh, poverino! È pallido!»
Le cose mi girano intorno, la vedo attraverso la nebbia frugare nella ridicola borsa di plastica da mare.
«Ecco! Ho proprio qui quello che fa al caso suo! Su! Ne beva qualche sorso! È una bevanda energizzante naturale contenente sostanze analettiche, come la caffeina, il glucosio, la taurina e molte vitamine del gruppo B. Pensi che tutto questo ben di dio ha solo 45 calorie ogni cento grammi! Poi le lascio il nome così la compra anche lei che mi sembra un po’ ipoteso. Scommetto che le succede specialmente al mattino. E’ la colazione sbagliata si fidi. Si vede lontano un miglio!».
Bevendo raduno le idee, poche ma confuse. Sta cercando di fottermi, qualcuno l’ha addestrata. Ma io non sono un povero allocco. Non basteranno quella teoria di denti perfetti e quella lingua rubino che sciorina a pappagallo menzogne suggerite da chissà chi a imbambolarmi.
«Ah ecco!» esclamo quasi urlando.
Le due lampade azzurre mi guardano interrogative. Fanno a gara ad incantare, fanno a gara con il mare e il cielo di questa mattina radiosa. E vincono. Cinque a zero, dieci alla seconda a zero, x tendente a infinito a zero.
«Ah ecco! Mi vuol dire che lei ha letto lo studio di Zhang Yitang! E mi dica meglio! Cos’è che l’affascinata maggiormente nelle sue teorie?»
«Mah! Potrei rispondere che è il risultato in sè, la dimostrazione che esistono coppie infinite di numeri primi distanti tra loro meno di 70 milioni, ma non è tanto questo quanto… -ora cerca la parola, corruga la fronte, è bella come una disequazione, perfetta come un teorema- quanto l’eleganza con cui arriva alla dimostrazione. Ecco sì, dovessi dire, è l’eleganza».
Nella mia testa c’è un rombo, una specie di vibrazione che cresce e mi vince.
«Mi perdoni signorina ma lei dove ha studiato? Voglio dire…»
Dal bordo della strada risuonano due colpi di clacson. La dea si volta, il collo lungo, le due fossette clavicolari che vorrei piene di rugiada per potermici abbeverare come un canarino.
«Mi scusi signore! La devo salutare, è arrivata la mia amica!»
Si alza e raccoglie le sue cose. Si avvolge la vita con il pareo. Le gambe, viste in trasparenza hanno la forza incerta dei miraggi.
«Tornerà qui domani?» la voce mi esce rotta e come impastata nel sego.
«Mi spiace! Sto partendo! Rientriamo a casa questa sera! Che peccato, sarebbe stato bello continuare la nostra conversazione!»
La seguo con lo sguardo camminare sulla sabbia verso la strada. È così leggiadra che mi sembra quasi che non lasci impronte.
A metà strada si ferma, si gira e mi urla qualcosa.
«Le dò un suggerimento. Non si fissi sull’affinamento della dimostrazione di Maynard! Riparta da Yitang!»
Il motore si accende.
Mi alzo, non posso trattenermi, prendo a correre verso la strada.
Mi sento gridare, come un pazzo, come un insensato: «Signorina! Signorina! Mi dica come la posso contattare! Mi lasci un numero, una mail!»
Quando arrivo al guardrail la macchina non si vede più nemmeno guardando in lontananza.
Giù, da basso, la spiaggia comincia a popolarsi.
Una coppia di bagnanti occupa il posto vicino al mio e cancella ogni traccia con il baccano delle risate e una radiolina latino-americana.

Annunci