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“Signor Sindaco, scusi se la disturbo, sono ancora qui per quel signore..”
“Di quale signore.…Non mi dire che si tratta sempre di quel barbone che si piazza qui davanti da una settimana?”
“ Ehm, non è proprio un barbone, signor Sindaco, è piuttosto un indigente, un invalido..”
“Sarà qua per le solite ragioni. La casa, l’assegno di accompagnamento. Io non posso stare mica ad ascoltare tutti quelli che pensano di avere diritto a qualcosa! Non se la può sbrigare lei?”
“Ci ho provato ma non ne vuole sapere. Vuole parlare solo con lei. Non sente ragioni. Minaccia di sedersi davanti alla sua porta tutti i giorni fino a che morte non sopraggiunga, di fare uno sciopero della fame, di mettersi a urlare davanti al comune, di chiamare i giornalisti..”
“Ma questo è un ricatto! E’ stalking! E noi siamo vittime di tutti. Dei giudici, dei giornalisti, degli avvocati, degli squilibrati! Proprio stamattina che ho da preparare l’ordine del giorno del prossimo consiglio! Ma non possiamo fissargli un appuntamento, che ne so, per la prossima settimana?”
“Non se ne va signore, se vuole un mio parere la cosa migliore per toglierselo dai piedi una volta per tutte è ascoltarlo un momento.”
“ Non ci posso credere di essere ridotto così, mannaggia a me e a quando ho lasciato la professione per fare il pagliaccio di un sindaco che non conta niente! Avanti, fallo passare. Togliamoci ‘sto rompimento di palle.”
L’uomo che si affaccia all’ufficio zoppica vistosamente e si appoggia ad una stampella. La gamba rigida percorre un semicerchio verso l’esterno ad ogni passo e quindi servono un po’ di manovre per passare dalla porta. Ha i capelli castani pettinati con la riga da un lato e lisciati con la brillantina. Indossa una giacca con le spalle imbottite stile Armani anni 80 di un improbabile tessuto lucente. I pantaloni color aragosta con risvolto facevano quasi sicuramente parte di un completo usato sul set di Carlito’s way.
“Come posso aiutarla?” taglia corto il sindaco inserendo il pilota automatico.
Il tipo resta in piedi di fronte alla scrivania e lo fissa senza rispondere.
“Avanti, mi dica di cosa ha bisogno e vediamo cosa si può fare”.
“Io l’ho già vista, sa, ma non sapevo fosse il sindaco. L’ho vista al mio semaforo, prima di natale. Stava sul sedile di dietro di una macchina bianca.”
“Ehm già, la macchina di mia moglie. Come saprà io ho rinunciato all’auto di servizio. In ogni caso venga al punto, la prego, che ho molto da fare”
“Il mio semaforo è in via Grosseto. Quello all’incrocio con il vialone. Io sto lì con i fiori, forse mi avrà già visto”
“E’ possibile, è possibile. Ma mi dica, dunque, è una questione di alloggio?”
“No, io…veramente, no”
“Allora si tratta della pensione di invalidità. E’ questo il problema?”
“Io con i miei fiori ce la faccio benissimo, grazie. Sono freschissimi sa? Li ha mai presi da me? Se ha un compleanno, una ricorrenza o anche solo una piccola sorpresa passi da me che la tratto bene.”
“Sì certo, come no, ma è possibile che le cose gliele devo strappare con le tenaglie? Può dirmi il motivo della sua insistenza per avere questo colloquio, per carità?”
“Ehm, si dunque, lei deve assolutamente prolungare la durata del mio semaforo”
“Mi faccia capire, lei vende i fiori ai conducenti delle macchine in attesa quindi se prolunghiamo un po’ la durata del semaforo la cosa risulta utile al suo, diciamo, business. E’ così?”
“Veramente..”
“Ma che bella idea! E a quanto vuole che la portiamo l’attesa? Un quarto d’ora? Venti minuti? E perché non una mezz’oretta! In una mezz’oretta qualcuno che scopre di aver bisogno di due rose lo troviamo di sicuro!”
“Ma io..”
“Io ci metterei anche un altoparlante con un po’ di musica e una bella voce sensuale che elenca i tipi di fiori e i prezzi. Che ne dice?”
“Non è per questo. Non è questa la ragione per cui deve fare quello che le chiedo”
“O bella!. E quale sarebbe questa ragione? Ma lo sa cosa significa fare questa che a lei sembra una sciocchezzuola? I semafori sono tutti sincronizzati. E’ come toccare un tassello del domino. Bisogna pagare il consulente esperto del traffico che è avido come una termite, senza contare il disagio degli utenti!”
“Lei lo deve fare lo stesso. Ne va della vita di un cittadino.”
“ E chi sarebbe? In che modo? Non mi rompa la testa con questi indovinelli!”
“Sono io quel cittadino”
“Mi spieghi prima che io diventi pazzo..”
“Non so se lei sa signor Sindaco – glielo spiego perché non so se le è mai capitato di andare a piedi in giro per la città- – che quando le macchine si fermano al semaforo e scatta il verde per i pedoni parte una specie di conto alla rovescia che dura dieci secondi. Ora, quando devo attraversare la strada con questa gamba -non dimentichi che sono al lavoro- il tempo di proporre i miei fiori alle prime due o tre macchine della fila, insomma, non faccio in tempo ad arrivare a metà delle strisce che i motori cominciano ad accelerare e io mi spavento e torno indietro.”
“Ma il semaforo non è mica pensato per uno che si ferma a vendere fiori, abbia pazienza!”
“Ma no! Ma no! E’ lo stesso! Ho anche provato ad attraversare subito, insieme agli altri: è la stessa cosa. Con questa gamba vado troppo lento. Ma io devo attraversare per forza, capisce? E così finirò per morire e la colpa sarà solo sua. Già mi vedo i titoli: “Il povero invalido aveva già chiesto aiuto ma l’amministrazione l’aveva ignorato”.
“Un attimo, un attimo. C’è qualcosa che non mi quadra. Via Grosseto è a doppio senso di circolazione, se non mi sbaglio. E vero?”
“ Ehm,.. si è vero”
“E lei vende i fiori alle auto che sono ferme al semaforo e occupano solo metà della strada, quella del loro senso di marcia. Non è vero?”
“Ma vede signor Sindaco..”
“Risponda alle domanda per piacere! Giunto a Metà della strada può tranquillamente tornare indietro. Che bisogno ha di attraversare la strada?”
“Questo signor Sindaco, mi dispiace ma non glielo posso dire”
“La faccio allontanare subito dagli uscieri. Altro che balle! Imparerà a far perdere tempo a chi lavora.”
“Signor Sindaco la prego, mi creda, io devo riuscire ad attraversare la strada a tutti i costi. Sono mesi che ci provo e ora sono deciso a tentare il tutto per tutto. Se lei non farà quello che le chiedo forse domani leggerà di me sul giornale mentre lo sfoglia seduto nella sua macchina bianca, anzi in quella di sua moglie”.
“Io non soddisfo capricci mio caro, o lei mi dà una valida ragione per accontentarla oppure può andare a farsi investire dove le pare.”
“D’accordo glielo dico. C’è dall’altro lato della strada una persona che vorrei conoscere”
“Sia più preciso”
“E’ la ragazza nera che regala gli elefantini. Sa quelli di legno che sembrano africani anche se li fanno in Cina? Lei li regala e poi chi vuole fa un offerta. Sta sempre sul marciapiede dall’altro lato della strada. Ha un bambino al collo tenuto da una fascia colorata. E’ così giovane e si muove con una grazia che sembra una danzatrice. E così, non mi prenda in giro signor Sindaco, a forza di guardarla mi sono innamorato. Ma non innamorato così per dire. Non penso ad altro giorno e notte e se un giorno lei non viene mi sembra di avere la febbre dalla preoccupazione. Io lo vedo sa, signor sindaco, che fa pochi affari la ragazza. Io invece ho un bel giro e con quello che tiro su io ci si starebbe tranquillamente in tre. Io ho saputo che è sola, che non ha un marito, ma lo capisce, signor sindaco, che se non riesco ad arrivare da lei non posso neanche dichiararmi? Se lei non allunga il tempo di questo semaforo lo vede cosa combinerà? La sua amministrazione si sarà macchiata di un triplice delitto: discriminazione verso i disabili, odio razziale e politiche contro la famiglia. Ci pensi bene, signor Sindaco, ci pensi bene. La sua poltrona li vale una decina di secondi in più ad un semaforo?”

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