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Luca guarda attentamente la figura femminile che gli dà le spalle e pensa che a vederla così nessuno direbbe che sia tutta sua.
Pensa che gli piacerebbe tanto mostrarla ai suoi amici. Così bella con quei capelli castani lunghi e la gonna scozzese che è la sua preferita e tutte le cose al posto giusto che sembra ancora una ragazzina. Gli scappa l’ombra di un sospiro, a fare questi pensieri e cosí la figura si volta, sposta i capelli (eccolo il viso caro) e poi lo guarda con una domanda negli occhi, una domanda muta di una dolcezza struggente.
Luca ha il cuore che batte forte di fronte a quel viso. Si sente come quando lei si chinava sul suo letto, si sente un vetro trasparente, si sente migliore. Sa bene che a lei non c’è bisogno di spiegare nulla e sa che lei sa, senza bisogno di doverlo dire. Sa di quel peso che lo viene a trovare da un po’ di tempo e lo schiaccia e non si riesce a spiegare. E sa dell’angoscia dei pomeriggi che non si può trovar pace né uscendo né restando né in nessun altro modo. Sa di quella sensazione feroce di non andar mai bene, di non essere nel posto giusto, di non dire mai la cosa giusta. Sa che lo prendono in giro all’uscita da scuola e qualche volta è toccato picchiarsi e qualche volta sopportare i pizzicotti e gli schiaffi e la borsa gettata per terra.
Come sentendo i suoi pensieri il viso caro annuisce e si avvicina al suo. Sembra quasi di poter sentire l’odore dei suoi capelli e quello di crema per le mani che gli restava nelle narici per ore quando era piccolo. Chiude gli occhi per accogliere sulla guancia la mano che si muove verso di lui ad accarezzarlo e fargli sentire che tutto si può superare e ricordargli che per lui ci sarà sempre perdono e una carezza come questa, qualsiasi cosa succeda. Le labbra di Luca sillabano mamma senza emettere suono con il pianto in bilico sull’orlo delle palpebre.
“Lucaaaaa!”.
La voce dall’altra stanza è di quelle che asciugano le lacrime e le rispediscono al mittente.
Le dita scivolano sul controller e bloccano l’immagine. La mano resta a mezz’aria immobile nello schermo.
“Se ti trovo davanti a quei videogiochi stasera fai i conti con tuo padre! E’ possibile che passi la giornata a rimbecillirti!?”
“Ora spengo mamma! E’ che questo è nuovo e non vedevo l’ora di provarlo!”
“Ma fila a studiare và, che più cresci e più diventi scemo! Che età idiota! E pensare che eri tanto un bravo bambino..”

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