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Il piccolo paese di Caldilupo non si sarebbe nemmeno trovato sulle carte geografiche se non fosse stato per un singolare primato: la straordinaria tolleranza e apertura mentale dei suoi abitanti.
Gli esperti discutevano sulle ragioni di questa particolare attitudine che era divenuta nel tempo una vera e propria vocazione per quelle neanche seimila anime. Certuni sostenevano che, a causa del particolare isolamento, lì fossero stati mandati al confino gli indesiderati e gli esiliati fin dai tempi più remoti, altri ritenevano che la sua fondazione fosse avvenuta ad opera di un gruppo di eretici e di transfughi delle guerre di religione che avevano trasmesso ai loro discendenti l’orrore per l’intolleranza e la discriminazione.
Comunque fosse andata, quell’avamposto di civiltà vantava una tradizione progressista senza uguali: lì avevano trovato rifugio ed erano stati protetti ebrei e zingari, partigiani e tedeschi, cristiani e musulmani. All’epoca dei referendum sui diritti civili Caldilupo era stato l’unico paese in Italia che avesse espresso il cento per cento di consensi all’abrogazione delle leggi che impedivano il divorzio e e l’aborto (dato da cui si desume che nemmeno il parroco e le suore del vicino convento delle Immacolatine avevano votato diversamente). Da quelle parti le persone giudicavano poco e cercavano di comprendere molto. L’omosessualità, tanto per fare un esempio, non rappresentava un motivo di discriminazione e le unioni omosessuali erano una realtà accettata da decenni alla faccia dei contorcimenti del dibattito nazionale e internazionale.
Per queste e molte altre ragioni da molti anni Augusto era andato con entusiasmo a stabilirsi a Caldilupo e qui viveva felicemente con il suo Umberto. La loro unione era piana e serena e quando sarebbero stati pronti avevano deciso che avrebbero anche provato ad adottare un bambino. Se c’era al mondo un posto in cui questo avrebbe mai potuto essere possibile quello era Caldilupo.
Ma la sera dell’Immacolata, durante la festa del paese, era successa una cosa che aveva sconquassato ogni equilibrio ed ogni possibile previsione.
Augusto aveva attraversato la piazza ricambiando ogni saluto affettuoso che riceveva (ed erano molti), per dirigersi al banchetto della porchetta con il dichiarato scopo di accaparrarsene due belle porzioni calde visto che Umberto ne andava letteralmente pazzo. Durante la coda aveva fatto un lungo e benefico aerosol di quel profumo fragrante e consolatorio (forse un po’ plebeo ma chissenefrega), aveva diligentemente verificato con lo sguardo che la cottura fosse quella adeguata (con il suo irresistibile croccante fuori e il sugoso rosato all’interno) e aveva più volte pensato che la sua vita era davvero (dio lo avrebbe perdonato per quel pensiero) quasi perfetta.
Era esattamente in quel momento di pace e di equilibrio che Augusto aveva notato Ilaria.
Faceva la fila tre persone davanti a lui ed aveva un espressione sognante, come se in realtà si trovasse altrove. Aveva un modo di guardare il cielo mentre cambiava espressione seguendo i propri pensieri, che gli ricordava qualcuno, forse sua madre quando era giovane e lui la guardava dal basso, tendendosi alla sua gonna scozzese o abbracciandosi alla sua gamba velata da calze spesse, come non si usano più. E’ inutile raccontare come alla fine fosse successa quella cosa sconvolgente, come quel pensiero pazzesco si fosse fatto largo nella sua mente, come gli avesse tolto la pace. L’importante è sapere che alla fine era capitato.
Augusto si era innamorato di Ilaria.
Dopo giorni di tormento aveva raccolto il coraggio e l’aveva avvicinata allo sportello del comune dove lei lavorava. C’era andato con una scusa, fingendo di aver perso la carta d’identità. Si sentiva in colpa, un depravato, anche se quando l’aveva vista tutti questi pensieri si erano acquietati come per magia. Lei era stata gentile, lo aveva aiutato con la sua dolcezza lunare, di persona che è sempre un po’ altrove e ti ascolta con metà del cuore. Augusto non avrebbe saputo dire qual era la metà di Ilaria che lo aveva stregato, se era quella che parlava con lui o quella distante, che stava sempre altrove, ma di una cosa era sicuro mentre tornava verso casa e gettava nel cestino quegli inutili moduli per rifare il documento perduto: anche Ilaria era turbata da lui. Era tornato molte volte in comune, sempre con una scusa diversa, prima della sera fatidica.
Il marito di Ilaria era di turno quella notte e Augusto si sentiva il cuore scoppiare sotto la giacca mentre salutava Umberto. Aveva inventato una scusa patetica per uscire e se ne vergognava. Aveva fatto solo una volta l’amore con una donna, quando era poco più che un ragazzo. Era un ricordo triste e squallido. Quella notte invece lo stregò, trasgressiva e dolcissima, straniante come se fosse il film della vita di un altro.
Quando Umberto seppe che Augusto aveva un’altra storia pianse e si disperò ma quando apprese con chi l’aveva tradito mise su una sceneggiata senza precedenti. Cominciò a raccontare la sua disgrazia a tutto il paese e a mano a mano che la notizia si spargeva la gente si alleava alla sua causa, si indignava, riprovava, biasimava con tutta la propria forza quell’indecenza.
“Tradire quel bravo Umberto per una donna!” diceva il macellaio.
“E’ uno schifo” commentavano i clienti.
Ovunque andasse Augusto non incontrava più sorrisi né comprensione. Un giorno si rifiutarono di servirlo al bar con una scusa e nella sua cassetta cominciò ad arrivare solo la posta di Umberto mentre la sua scompariva puntualmente e misteriosamente. Ogni mattina trovava la sua macchina rigata, le gomme bucate, una scritta infamante sul muro di fronte a casa. Porco. Traditore. Voltagabbana.
Nel frattempo il marito di Ilaria aveva trovato il coraggio di affrontare l’argomento con la moglie. Lei aveva risposto con sincerità ad ogni sua domanda guardando fuori dalla finestra, come se stesse parlando di un’altra persona. Anche il marito di Ilaria aveva pianto ma quando aveva saputo chi era il suo rivale la cosa era degenerata.
“Ma è un frocio!” aveva esclamato.
Frocio. Culattone. Finocchio. Venne recuperato un vocabolario che a Caldilupo non si era mai sentito.
“Ti sei disomosessualizzato?” chiedevano ad Augusto per strada.
“Chi è che di voi fa l’uomo?” domandavano sghignazzando le colleghe a Ilaria tormentandola sul lavoro.
Per Augusto e Ilaria divenne impossibile vivere a Caldilupo.
Lasciarono quel paese che avevano tanto amato alla fine dell’inverno. Non uno dei loro vecchi amici venne a salutarli quando finalmente accesero il motore della macchina carica di bagagli. Il cofano era tutto stinto perché nella notte Augusto aveva cercato di cancellare la vernice rosa con cui qualcuno aveva scritto “I diversi fuori dai coglioni”.
Quando arrivarono in città si premurarono subito di farsi vedere mano nella mano che non ci fossero dubbi. Fecero un piccolo mutuo, comprarono una macchina nuova, cominciarono a pensare di avere un bambino e di nuovo furono accettati dal mondo.

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