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“Le cose esistono perché noi le percepiamo” pensava il filosofo. E poi continuava tra sé e sè “Esiste una realtà fuori da noi? Forse –si rispondeva- ma a noi è dato indagare tutt’al più la rappresentazione di essa che portiamo dentro, l’idea della realtà. La realtà diventa vera solo quando si riesce ad averne un’idea cosciente – concludeva guardando una platea immaginaria (reale) – ogni cosa non esiste senza qualcuno che la concepisca”.
Sentendo queste parole in molti si misero in fila e camminarono fino alla porta del filosofo. Per primo veniva un uomo solo al mondo che era annegato in un lago nero molti anni prima senza che nessuno se ne accorgesse. Teneva per mano tutti i figli della terra che erano scomparsi senza lasciare un ricordo, una foto, una tomba, una testimonianza e tutti gli animali che erano passati sotto il cielo senza lasciare pellicce, né ossi né impronte. Viventi simili tra loro e senza nome tutti diversi con il loro nome scordato ma che pure li faceva voltare se lo si chiamava forte nell’aria. Si portavano appresso le loro storie che nessuno conosceva, il loro odore che si era volatilizzato per sempre, i sogni che li avevano fatti camminare, la felicità senza ragione che li aveva fatti sorridere da soli un pomeriggio qualunque. Dietro di loro veniva tutto il dolore che mai aveva avuto lacrime, i lamenti che nessuno aveva mai udito e si erano spenti senza un orecchio che potesse sentirli. Poi le risate dei bambini mentre sognano la notte, i sogni sgangherati e vani che sognano gli umani e sono subito scordati, la paura che hanno i cani quando sono soli, il suono ritmico e millenario di una goccia calcarea in una grotta inesplorata che edifica una colonna moresca che crollerà tra venti secoli senza che nessuno l’abbia mai ammirata. Poi fu la volta di una stella che era esplosa un triliardo di anni prima in una galassia remota, lampo immane nell’indifferenza. E i cataclismi, le tempeste magnetiche, le eruzioni e il moto tranquillo di astri solitari nell’immensità disabitata. Poi arrivarono gli atomi invisibili che erano stati altro: pietre, cavalli, fronde, insetti e ora erano in attesa di diventare altro ancora e ancora, senza saperlo. L’ultimo della fila era un omicidio senza testimoni che nessuno aveva mai scoperto mentre tutti avevano creduto che le cose fossero andate altrimenti e ora anche quei tutti, come la vittima e l’omicida erano scomparsi per sempre.
“Cosa volete?” domandò il filosofo.
“ Che tu ci concepisca, che tu ci pensi” dissero tutti insieme ognuno con la propria voce che finalmente qualcuno sentiva . “Che tu ci pensi, così che noi si possa esistere”

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