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Non ci capisco più niente. Mi sembra di non sapere più niente. Tutto mi si confonde in testa. Quel poco che sapevo non serve a nulla. Ogni cosa che credevo di aver capito non faccio in tempo a memorizzarla che non è già più vera. Mi alzo al mattino e non so come dovrò muovermi, che faccia mettermi, quanti soldi avere dietro, che cosa aspettarmi. Vivo connesso dalla mattina alla sera e non ho nessuno da abbracciare. Scambio affettuosità con centinaia di persone sui social network e quando le incontro fanno fatica a salutarmi. Se rivolgo la parola ad uno sconosciuto mi sento un importuno, se accarezzo un bambino tutti mi guardano come fossi un maiale. Sono curvo per gli obblighi e incatenato da divieti di cui non comprendo il senso. Sono costretto ogni giorno a compiere gesti che servono a proteggermi. Metto la cintura, se sono in moto il casco, sono obbligato a revisionare periodicamente i freni e avere buone gomme. Non devo assumere droghe. Mi si sconsiglia severamente il fumo di sigaretta e il consumo di alcool. E questo mondo che ci tiene così tanto alla mia salute mi fa respirare e mangiare ogni giorno oscuri e misteriosi veleni che fanno di me una cavia per esperimenti di tossicologia ambientale. Mi irradia, mi elettromagnetizza. Alla fine arriveremo a migliaia, tutti molto protetti dalle nostre cinture obbligatorie e dai nostri airbag, a parcheggiare nei piazzali degli istituti tumori affetti da forme letali sempre nuove, sempre in aumento, sempre più precoci. Sono costretto a lavorare tutto il mio tempo e della mia vita non resta nulla se non l’ora d’aria del galeotto. In quel poco che rimane lascio che a divertirmi sia qualche programma d’intrattenimento confezionato a questo scopo per quelli come me e poi svengo sul divano. E intanto il mio cuore muore per mancanza di libertà e d’amore, asfissiato, spiaccicato dal peso di tutto quello che non farò mai più, che cresce ogni giorno. Quanto vale questa fatica? Io non so più quanto vale il lavoro di un uomo. Un giorno del mio cervello, delle mie mani, dei miei tendini, dei miei occhi vale una spesa al supermercato con cui sostentarmi per aver la forza di ricominciare domani a guadagnare la spesa seguente. Il tempo, la ricchezza vera, quello non lo mettono nella busta paga. Quella è moneta per pochi. Guarda quel cartello. Il sesso è ovunque. Ovunque ci sono immagini di corpi perfetti e allusioni esplicite. Sembrerebbe una società liberata e invece le persone fanno sempre meno l’amore. Conosco uomini che si uccidono di seghe alla luce di uno schermo e non toccano la moglie. Donne che a parole spolpano gli uomini a tre alla volta e non hanno rapporti da anni. A volte ne parlano. Più spesso no. Io invece quando parlo non so più come parlare. Se parlo con i vecchi mi sembra di usare un linguaggio gergale, misterioso. Se parlo con i giovani mi sembra di essere noioso, petulante e che alla terza parola tutti sentano il bisogno di mettersi le cuffie e alzare il volume a palla. Con i miei coetanei non ci parlo del tutto che nessuno ha voglia e tempo per parlare. E anche questa storia dei giovani e dei vecchi ad essere sincero non la capisco più da un pezzo. Se oggi vuoi sentire un anelito di ribellione, di utopia, di sogno, di speranza devi parlare con un vecchio. Se vuoi gustare un concentrato di conformismo e rassegnazione e rinuncia al cambiamento cercati un giovane e fatti due parole. Vai sul sicuro con poche eccezioni. E’ atroce questo. Atroce. Alla prossima devo scendere. Se non mi metto a spingere come un dannato nessuno si muove di un centimetro e io resto qua sopra. Come tengo duro tutta questa settimana con questo gelo nell’anima? Vorrei scoppiasse una guerra. Vorrei ci fosse un cataclisma, che quest’autobus si rovesciasse. Che ci abbracciassimo tutti stretti per la paura di morire.

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