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Gigi è specializzato nei muri, ne tira su uno enorme in meno di due ore. Gregorio procura il materiale ed è un campione: sassi, ghiaia, legna. Li trova e li porta qui ad un ritmo che sembra li vada a comprare dal rivenditore. Io sono specialista a scavare gallerie. Gallerie certo, proprio quelle sotto terra. Se Steve Mc Queen, Charles Bronson e i loro compari avessero avuto me nel loro gruppo sarebbero evasi tutti in una notte e i tedeschi starebbero ancora a cercarli per tutta la Germania. Scavare gallerie è un occupazione originale, lo ammetto, ma ha alcuni impagabili vantaggi. Si possono ideare scherzi straordinari, ad esempio. Il mio preferito è arrivare proprio sotto il dischetto del rigore di un grande campo di calcio durante una partita internazionale e far scomparire la palla proprio quando si sta battendo il rigore decisivo. L’effetto del centravanti che calcia nel vuoto e del portiere che si lancia per niente e le facce sbigottite di tutti i presenti sono una cosa che bisogna vedere per capire. Un esperienza impagabile. Anche guardare sotto le gonne delle donne è una simpatica pratica collaterale che arricchisce di diversivi la mia non comune attività. Ho visto gambe di ogni tipo. Salsicciotti rivestiti dalle calze come luganeghe dal budello, prosciutti e mortadelle, scimmiesche zampette pelose, lunghe e flessuose gambe di cerbiatta, ginocchia bianchicce strette da gambaletti emostatici, ossuti paletti anemici dentro calzettoni da montagna, calzettoni scozzesi, calzettoni con i pon pon, varicose e materassate stalattiti, cosce vertiginose interrotte da giarrettiere e autoreggenti, polpacci affusolati in bilico su scarpe chiuse e scarpe scollate, cuciture posteriori come aeree autostrade tra un tacco a spillo e un nanoperizoma, fiaschetti da calciatore e quadricipiti torniti da lottatrice, gambe perfette depilate alla perfezione terminare in mutande rigonfie di attributi non propriamente femminili. Potrei continuare a lungo ma penso di aver reso l’idea.
Il lavoro non mi è mai mancato. Sono ricercatissimo tra i costruttori di strade di montagna, tra i reclusi con desiderio, diciamo così, di evasione e tra i ladri, naturalmente. Ne ho aiutati tanti di ladri che nemmeno li ricordo. Siamo entrati dentro monti di pegno e sale giochi, banche e caveau, gioiellieri e tartufai. Qualche volta abbiamo trovato pavimenti blindati o rinforzati, e siamo dovuti tornare indietro con le pive nel sacco. Qualche volta abbiamo scavato sotto pavimenti troppo fragili e tutto ci è crollato in testa. Non è stato sempre facile, nossignore. Ma anche se è stato bello, tutto questo, e nonostante tutte le soddisfazioni, comincio ad avere un età in cui si pensa sempre più spesso al futuro. Per quanto ancora avrò la forza di scavare come ho fatto finora? Qualche anno, non di più. Questo è un mestiere che logora, sempre a stare nell’umido, nel buio, pian piano le giunture diventano scrocchianti e alzarsi la mattina e stiracchiarsi fa l’effetto di sedersi su un sacchetto di patatine. Anche Gigi e Gregorio cominciano a essere stanchi, me ne accorgo. E poi gli spazi per gente come noi si vanno riducendo sempre più e in breve non avremo più lavoro né luoghi dove nasconderci. E così abbiamo deciso di fare il colpo della vita e andarcene in pensione. O la va o la spacca. O ci mettiamo a posto per sempre o a noi la pensione ce la dà lo stato vita natural durante. Non so se rendo.
E‘ da un po’ che studiamo il paese. L’unico edificio di un qualche interesse è la cooperativa agricola. Non è enorme ma sembra fare buoni affari dal momento che c’è un via vai ininterrotto di gente. E’ un edificio non troppo recente che dovrebbe avere un pavimento alla mia portata. Il terreno intorno non era roccioso e scavare il mio tunnel fin lì sotto è stato relativamente semplice.
Greg e Gigi hanno preparato ogni cosa e oggi è il gran giorno. Nel cuore della notte quei due fantastici mascalzoni hanno completato il muro e bloccato il piccolo fiume cha dà acqua all’intero paese. Una bella muraglia in piena regola che non fa passare una goccia manco a pagarla. Al risveglio i paesani si sono ritrovati più asciutti della bocca di un marito scoperto in fallo e, come era ovvio, sono partiti con una bella spedizione di tutti gli uomini validi (e pericolosi) alla ricerca del problema. Prima di trovare il nostro lavoretto e di smantellarlo passerà tanto di quel tempo che facciamo in tempo a smontarlo e ricostruirlo il paesello, altro che svuotare la cooperativa.
E così eccoci tutti e tre sotto all’ultimo diaframma che ci separa dalla ricchezza. Farlo saltare è una bazzecola. Il malloppo è superiore a ogni aspettativa e ci mettiamo ore a trasferirlo nel tunnel. E’ già quasi buio quando rimettiamo a posto la piastrella. Del nostro passaggio non resta alcuna traccia. Ora può pure tornare l’intera popolazione con la banda in testa. Non capiranno mai come abbiamo fatto a derubarli. Il piano ovviamente è di venire a recuperare il bottino un po’ alla volta e portarlo via attraverso il mio tunnel. Sarà una faticaccia, questo è sicuro. Non sono una bazzecola quasi mille metri cubi di legname succulento e diecimila piantine da travaso. Ma anche se ci metteremo un po’, con questo colpo ci siamo messi a posto per la tutta la vita ragazzi, statene sicuri. Ora siamo la famiglia di castori più ricca di tutta la regione. Ci potete giurare. Parola di scavatore.

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