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Alla fine mi avevano preso. Non so chi se la fosse cantata o se fossi stato io stesso a tradirmi. Forse ero meno furbo di quello che credevo. O forse la copertura della famigliola messa su con Aisha non era credibile, a guardarla bene. Sapevo già cosa sarebbe successo adesso. Mi avrebbero portato in uno dei loro centri e lì mi avrebbero rieducato. A forza di farmaci e sedute di ricondizionamento mi avrebbero estirpato da dentro il desiderio di te. Mi avrebbero reso come dovevo essere. Eterosessuale, monogamo, conservatore e pieno di un sacco di altre merdose qualità che in quel momento non mi venivano in mente. Avrei preferito mille volte perderti che perdere il desiderio di te. Domani avrei guardato con indifferenza le tue labbra, le tue mani. Stavo andando a morire, amore mio, quella era la verità.
Erano solo tre giorni che ero in loro balia e già mi sentivo come scomparso. Era tanto tempo che non stavo così, come un’inezia invisibile. Come un ombrello dimenticato, come una gomma da masticare appiccicata sotto un tavolo, come chiuso nell’ascensore in un palazzo abbandonato a gridare aiuto all’infinito senza nessuna possibilità di essere udito.
Dicono che la prima cosa che ti succede quando sei così inerme è di sentirti in colpa. Come un bambino punito non puoi fare a meno di pensare di esserti meritato la tua punizione e lasci che il male che ti viene fatto ti inghiotta l’anima. In fondo credi che sia giusto riceverlo. Siamo così bisognosi che mamma ci accarezzi la testa e ci dica bravo che quando ci fanno male crediamo sempre sia colpa nostra, sotto sotto. Ma io e te non funzioniamo così. La mamma aveva smesso di approvarci che ancora non eravamo ben saldi sulle gambe ed eravamo cresciuti orfani della sua carezza.
Si aspettavano che mi sarei arreso subito, che mi sarei buttato per terra a supplicare e io invece passavo le ore pensando a te. A quando sei sceso nello spogliatoio dove il maestro mi aveva mandato perché mi ero fatto male, ti sei inginocchiato di fronte a me su quelle piastrelle azzurre e mi hai poggiato un bacio sul ginocchio gonfio e dolente. A me che tornando a casa mi ripetevo “io non sono cosi, io non sono così, io non sono così” e invece attraverso quel bacio mi era entrato nel sangue il pensiero di te.
Stavo immobile e ricordavo la lotta vana contro quella verità. Tutte le volte che avevo evitato di guardarti, che avevo fatto pazzie per non rimanere da solo con te. E poi la resa. Io ero come te ed entrambi eravamo sbagliati. Sbagliati per il bene comune, per l’interesse collettivo, eravamo sbagliati per lo Scopo.
Eravamo troppi, troppo precari, su un pianeta che a malapena reggeva ormai il nostro peso perché fossero tollerati comportamenti che non fossero conformi allo Scopo. Lo Scopo era la cosa più importante. Ognuno era sacrificabile di fronte allo Scopo. Quando sei piccolo accetti che lo Scopo sia un po’ come Dio. Qualcosa che bisogna accettare e in cui bisogna credere senza farsi troppe domande. Crescendo capisci bene che cosa sia davvero. Per molto tempo gli studiosi hanno pensato che l’uomo si sarebbe prima o poi trovato di fronte a un bivio: cambiare il proprio modo di stare sul pianeta o estinguersi. Non era così. C’era una terza via. La terza via è lo Scopo.
Lo Scopo è evitare l’autodistruzione di un’umanità sull’orlo dell’estinzione continuando a mantenere il modo di vivere e di produrre che l’ha portata fino a questo punto.
Ottenerlo è possibile solo se si controlla ogni cosa, se non si sghinda di un millimetro. La quantità di nascite, la durata della vita, la distribuzione della popolazione sul suolo terrestre, il peso corporeo, i consumi, l’attività assegnata, tutto deve essere programmato e funzionale allo Scopo. Inclinazioni o comportamenti non utili allo Scopo, che distolgono dallo Scopo o peggio contrari allo Scopo, devono essere eliminati.
Io e te sapevamo troppo bene che non saremmo mai potuti uscire dal gioco. Ci era stato consentito di nascere, facevamo parte del numero programmato, avevamo un compito da assolvere per il tempo che ci era stato assegnato e tutto questo era indispensabile allo Scopo. Se anche se ci avessero scoperti non ci avrebbero mai fisicamente distrutti, eravamo troppo preziosi, ma ugualmente rischiavamo la morte.
I devianti venivano ricondizionati e riutilizzati. E questa noi la chiamavamo morte.
A tutto questo pensavo chiuso in quella stanza mentre attendevo che mi trasferissero al Ricondizionamento. E morivo al pensiero che potessero prendere anche te e mi domandavo come avessero fatto a trovarmi nonostante avessimo fatto tutto per bene.
Aisha certo non poteva aver colpa. Era stata sempre dalla nostra parte, fin dall’inizio, cara piccola amica dei nostri giochi d’infanzia. Con il suo animo anarchico e le sue idee proibite e le sue letture pericolose. Chissà se era già stata avviata al Ricondizionamento o si stava tormentando ancora, in questo momento, come me. Se si consolava ripetendo quel suo Leopardi che conosceva a memoria. Aveva accettato tutto Aisha, il matrimonio, ogni cosa per amor mio e tuo. Quando ci avevano assegnato il dovere e il permesso di riprodurci una volta, avevamo chiesto e ottenuto una proroga di due anni in virtù della nostra giovane età. Lo facevano in molti, non poteva esser stato questo.
Ma tutto ciò in fondo ora non importava più.
A tratti venivo assalito dal pensiero di quando ti avrei incontrato dopo il trattamento. Ti avrei riconosciuto, ti avrei salutato con freddezza, ti avrei chiesto come andava il lavoro, mi sarei congedato dicendo “che tu persegua lo Scopo”, tu mi avresti risposto “così sia per te” e ci saremmo allontanati l’uno dall’altro senza toccarci, senza un sorriso.
Non avrei accettato tutto questo. Avrei fatto resistenza e mi sarei fatto passare al Resettaggio. Mi avrebbero cancellato ogni ricordo come facevano con i devianti irrecuperabili e avrebbero mandato all’altro capo del mondo un idiota con la mia faccia. Ero deciso.
Queste cose pensavo, ora lo sai, in quell’ospedale attendendo la fine. Il resto lo conosci già. Quando hanno fatto irruzione nell’edificio pensavo fossero venuti a prendermi. E invece era cominciata. Ci abbiamo messo due settimane a prendere il controllo della città e tra poco tu sarai qui da me.
Lo so bene che a pochi uomini capita nella vita di potersi perdere in un grande amore e che ancor meno potranno provare la gioia febbrile della rivoluzione.
A me la vita ha voluto regalare tutte e due le cose e ha fatto trovare finalmente un vero Scopo.
Ora faremo in modo che tutti possano cercare il proprio.

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