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Quando Felice scese dal pullman con la tuta da sci, il berretto e i bastoncini in mano per ritrovarsi sul lungomare di Viareggio, bisognava esserci. Stava impietrito a guardare l’azzurra distesa incapace di realizzare quello che aveva di fronte mentre l’autista gli aveva già scaricato gli sci, la borsa degli scarponi ed era ripartito. Un ragazzo di colore con mille palloncini attaccati al braccio sinistro gliene propose uno a forma di coniglio. Felice lo guardò con la bocca aperta contornata dal burro di cacao bianco e la faccia tutta lucida di crema a protezione totale per alte quote. I piedi cominciavano a sudargli nei doposci pelosi.
“Mi perdoni. Sa mica darmi un’informazione?“
Il ragazzo dei palloncini stese la mano aperta, si intascò i dieci euro che gli porgeva Felice e fece segno di non avere il resto. Poi molto professionalmente gli legò al polso il filo del coniglio viola con un bel fiocchetto.
“La ringrazio, molto gentile. Le dicevo, sa mica come posso trovare il residence Cervino?”.
Quello lo guardò come si guarda un venusiano.
“Dunque qui a Viareggio noi ci s’ha residence di tutti i tipi – rispose il giovane senegalese in perfetto vernacolo viareggino – Ci s’ha quelli co’nomi degli animali: la Cozza, la Conchiglia, l’Ostrica, la Stella marina, il Corallo, il Gambero, il Sarago, il Paguro. Poi quelli delle località: Capri, Nettuno, Tirreno, Portofino, Copacabana, Hawaii, Versilia, Ipanema e anche quelli geografici: la Marina, la Spiaggia, l’Arena, l’Arena candida, lo Scoglio, il Promontorio, il Golfo, il Bagnasciuga, la Battigia, la Costa, l’Onda, l’Ondina. Tutto ci s’ha ma una grulleria come il Cervino a Viareggio ‘un l’avevo mai sentita. Davvero. Complimenti.”
Felice cercò il telefono nella giacca e lo trovò nonostante l’enorme coniglio gli rendesse difficoltosa l’operazione.
“Pronto? Agenzia Controcorrente? Sono il signor Di Rado. Ho qualche problema a raggiungere il mio residence. Come dice? Il pullman mi ha lasciato sul lungomare. A cento metri? No, no! Non si chiama Mitile Ignoto il mio residence! Si chiama Cervino! Si lo so che il Cervino è a Cortina! Come cosa ci faccio io qua! Ho preso il pullman delle quattro e venticinque, come mi avevate detto. Un disguido? E ora cosa faccio? Vado al Mitile Ignoto o cosa? Perché io non sono attrezzato. Mi mandate un incaricato? Grazie! Grazie mille!”.
“Vedi la differenza tra un viaggio low cost ed uno di un certo livello? – pensava Felice tutto contento – Uno magari pensa di spendere un po’ meno ma poi al primo problema sono tutti fatti suoi, qui invece, tacchete, ecco la soluzione! Chi più spende meno spende, è proprio vero.”
Si sistemò su una panchina con i suoi sci, le sue valigie, i suoi doposci e il suo coniglio che torreggiava parecchi metri sopra di lui come un pallone sonda.
“Come sono simpatici i toscani! Tutte le macchine che passano mi suonano il clacson e mi salutano! Col cavolo che da noi le vedi queste cose!”.
Purtroppo, mano a mano che il sole saliva, la temperatura, forse a causa del riscaldamento globale, si assestò su un bel ventidue gradi con umidità al 97%. Felice nella sua giacca in goretex con maglietta termica in poliammide e lana merinos, cominciò a boccheggiare. Avrebbe voluto cercare un bar ma temeva che nel frattempo arrivasse l’incaricato dell’agenzia e non lo trovasse. Per fortuna era stato previdente e si era portato dietro ogni genere di conforto. Mamma gli aveva preparato un bel thermos con latte bollente e Vov. Ne tracannò una bella tazzona e l’effetto fu quello di gettare una mestolata di acqua sulle pietre roventi di una sauna finlandese. Prese a grondare letteralmente. Attraverso i rivoli di sudore che gli colavano sugli occhi gli parve di vedere sul fondo della tasca laterale dello zaino, dietro alle muffole, una bottiglietta d’acqua. Se la rovesciò in gola e per un attimo ne ebbe conforto. L’effetto purtroppo fu fugace il che non era strano dal momento che si trattava di purissima grappa di vinaccia che le mani sapienti di mamma avevano aromatizzato al peperoncino.
Quando il tipo incaricato dall’agenzia fermò la sua smart davanti alla panchina erano le 12.30, Felice aveva perso quattro chili e la sua pressione sanguigna era più o meno quella di un colibrì.
“Lei è il signor Di Rado Felice?”
“Agli ordini, signore!” disse Felice facendo il saluto militare tanto per spiritosaggine.
“E dove dovrei portarla?”
“Non gliel’hanno detto? Io dovevo andare a Cortina.”
“Cooosa! Io alle tre c’ho da esse allo stadio che si gioca col Cosenza! Ma scherziamo!”
Si mise a telefonare urlando come un indemoniato per un buon quarto d’ora.
“D’accordo. La porto fino a Bologna e poi ci sarà un altro incaricato che la caricherà”
”Ehm, ci staranno i bagagli?” disse Felice con scetticismo guardando la smart fortwo vistosamente decorata con la pubblicità di un sexy shop.
“Ma certo! Ci si stringe un po’!”
Quando ebbero finito di stivare fu chiaro che per tirare Felice fuori dall’auto ci sarebbero voluti i pompieri oppure un bravo ostetrico dotato di forcipe. Gli sci uscivano completamente fuori dal finestrino che doveva quindi restare aperto. Ma la cosa più imbarazzante era il coniglio che occupava quasi interamente l’abitacolo impedendo all’aspirante sciatore di respirare anche solo superficialmente.
Il tizio si posizionò al posto di guida, osservò la situazione e disse: “Permette?”.
Quindi tirò fuori dalla tasca laterale della giacca un coltellino svizzero, scelse un accessorio appuntito nel ventaglio di quelli possibili e bucò il coniglio con un gesto deciso.
Il palloncino deflagrò con un fragore di mina anticarro. Felice ne ebbe l’udito gravemente offeso e cominciò a sentire un rombo di tuono ininterrotto a sinistra e un fischio di treno a destra.
La smart doveva essere truccata oppure il tipo era un ex-pilota di aerei a reazione perché il mondo cominciò a scorrere davanti agli occhi di Felice come un videogioco 3D di ultima generazione. L’effetto collaterale del finestrino aperto sul sudore di Felice era simile a quello che si crea sui flaps degli aerei a trentamila piedi. Gli sci sfioravano auto, moto e pedoni come la lancia di un torneo medievale che cerca ad ogni costo l’armatura dello sfidante. Tra l’altro Felice avrebbe donato volentieri una cornea pur di poter fare la pipì.
Vedendo lo stato di sofferenza del suo passeggero il pilota ebbe un moto di umanità.
“Che c’ha bisogno di fermarsi a una toilette?”
“Come?” rispose Felice che era stato reso completamente sordo dall’esplosione del coniglio.
“Ha bi-so-gno di fer-mar-si in ba-gno? Ha appe-tito?” sillabò il tipo urlando a squarciagola.
“Per carità! No! No!” rispose Felice che aveva capito “vuole che vada più spedito”.
Ma dopo qualche minuto il bisogno fu più forte della sua timidezza.
“Può fermarsi per piacere? Avrei bisogno di un bagno.”
“Eh no! – disse il tipo con fare rigoroso – Quando gliel’ho domandato ha risposto no e ora non può più ritrattare! E poi guardi l’ora! Abbia pazienza!”.
Tenendo continuamente d’occhio l’orologio il pazzo teletrasportò la smart a Bologna in un tempo record zigzagando tra gli ostacoli e schivandone una buona parte. Quando fu estratto dal veicolo Felice non era in grado di muovere tutta la parte superiore del busto e nell’impossibilità di articolare il collo girava gli occhi come un posseduto. Sulla punta degli sci c’era infilzato un cappellino di paglia di provenienza ignota.
“Eccola giunta felicemente a destinazione! La ditta “Coito ergo sum” in partnership con Controcorrente Viaggi la saluta e le offre un omaggio!”. Gli infilò nella tasca della giacca un presente che Felice non fu un grado di vedere a causa del collare ortopedico di ghiaccio che gli imprigionava il collo.
Non aveva fatto in tempo a dire “Grazie del passaggio” che il procace sedere femminile che decorava il retro della smart già sculettava all’orizzonte.
L’attesa questa volta non durò molto. E meno male perché Felice cominciava a non poterne più degli sghignazzi e dei commenti delle persone che lo vedevano in mezzo alla piazza della stazione bardato come Zeno Colò. Per fortuna era persino riuscito a usare la toilette di un bar anche se i fischi e gli sberleffi degli avventori lo avevano talmente molestato che alla fine era sbottato.
“Ma insomma! Non avete mai visto uno vestito da sci?”
“Socmel se l’abbiamo visto! – rispose il barista- Mo mai con un bigolo gigante che gli esce dalla tasca!” Per fortuna il calore del locale gli aveva sciolto la sciarpetta di ghiaccio dandogli modo di rendersi conto che dalla sua giacca spuntava un enorme vibratore molto realistico, sennò chissà che figure avrebbe fatto in giro.
Si liberò in fretta dell’oggetto e ritornò alla sua postazione scuotendo il capo. Qui lo attendeva una signora sulla sessantina vestita in pelle nera dalla testa ai piedi.
“Sono l’incaricata dell’agenzia Controcorrente. Lei è il signor Felice Di Rado? Ho il compito di accompagnarla fino all’aeroporto di Venezia-Treviso dove prenderà la navetta per Cortina”.
Il mezzo della distinta signora era una Harley Davidson Road King tempestata di cromature. A cavalcioni della moto con gli sci sulla spalla destra e il vento che gli scompigliava il pelo dei doposci, Felice rimpianse la Smart con tutte le sue forze. La centaura, evidentemente non paga del frastuono che la moto produceva già per conto suo, aveva adottato delle micidiali modifiche alle marmitte che gli fecero perdere quel poco udito che gli restava. Una buona pare del bagaglio finì seminato lungo l’autostrada compresa tutta la biancheria intima e il cellulare. Quando si tolse il caschetto con il teschio per restituirlo alla signora era decisamente provato.
“Per scusarsi del disguido l’agenzia Controcorrente è lieta di darle in omaggio…”
“No! Per carità! Non voglio nulla!” esclamò Felice.
La dolce e anziana signora fece spallucce e se ne andò producendo il fragore di un escavatore fuori giri.
Quando Felice arrivò a Cortina erano le undici di sera. Il residence Cervino dove lo aspettavano i suoi amici era il più distante dal paese, praticamente una tappa del cammino di Santiago. Vi arrivò sconvolto. Sulla porta dell’alloggio c’era attaccato un foglio.
“Felice, ma sei sempre lo stesso! Si può sapere dove diavolo sei finito? Non rispondi neanche più al telefono! Qui non c’è neve e non si può sciare e abbiamo deciso di andarcene. Nel caso arrivassi sappi che siamo tutti a Viareggio per il Carnevale! Se ci riesci raggiungici!
A presto,
Giangi, Betta e tutti gli altri”

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