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Diciott’anni appena fatti, gambe irte di giovani peli a mollo sul bagnasciuga, i due sopravvissuti alla maturità si stanno seduti accanto, belli di fama e di sventura. Le schiene lucide di foche acerbe stanno flesse in avanti e i petti si appoggiano alle ginocchia. I visi sono intenti l’uno all’altro, totalmente. 
“E alla fine, capisci, non hanno neanche chiesto scusa. Nemmeno per un attimo hanno pensato di cambiare una virgola in questo sistema di merda che ha creato tutto il casino. Persistono imperterriti.”
“Come se quello che è capitato fosse un incidente e non il modo stesso di funzionare delle cose.”
“Si, appunto. Prima a teorizzare che il mercato si regola da solo e poi, quando porta il mondo sull’orlo del precipizio, anzi nel precipizio, allora orrore! I titoli “spazzatura”, i derivati, la finanza irresponsabile, la necessità delle regole…”
“Tipo Banchi. Investiva e comprava le azioni, si sentiva un mago della borsa e poi in classe…”
“Te lo ricordi a lezione? – Massimo imita la voce del professore – <Il mondo è in mano ai pirati!>”
“Si come no. Si vede che aveva perso i soldi della moglie! Se li raddoppiava, dei pirati non gli importava mica più niente!”
“E nel frattempo siccome c’è la crisi allora licenziano la gente, come il papà di Giorgino. Ma non è mai colpa loro, è colpa della crisi. E spremono come limoni quei pochi che lavorano e gli altri, come noi, magari non lavoreranno mai.”
“Mi sembra come la storia della guerra. Prima la creano e poi fanno le missioni umanitarie!”
“Si, prima ammazzano la gente e poi si precipitano a curarla!”
“Guarda Massimo, a me tutto questo fa veramente schifo!”
Massimo guarda Lorenzo con la sua barbetta incerta e gli occhi neri e lucidi come due sassi di mare.
Qualche metro più in là due ragazze a gambe incrociate stanno sul loro asciugamano come odalische sul tappeto volante e li guardano ridacchiando tra loro.
“E le persone dove sono? Sono tutti incazzati e non gliene importa più niente degli altri. Mio padre guarda il telegiornale e poi non gli si può parlare per due ore ma il giorno dopo ricomincia a fare le stesse cose che ha fatto il giorno prima. Né più né meno.”
“Le persone? Massimo ma non lo vedi? Fanno e desiderano tutti le stesse cose per gli stessi motivi, con le stesse parole e gli stessi gesti, nello stesso momento.”
“La fai facile, tu. Non è mica una sciocchezza immaginare cosa fare. Come reagire, intendo.”
“Io ho come l’impressione che tutti i valori che ci hanno spacciato per positivi: la mitezza, l’ubbidienza, la laboriosità siano colpe, capisci?”
“Si. Colpe. Perché consentono a questa schifezza di continuare a girare così. Anzi complicità più che colpe!”
“Tu ti rammarichi, mugugni, soffri e tiri la carretta perché c’hai famiglia, perché vuoi andare in vacanza…”
“Ma anche comprarsi dei libri, fare dei bei viaggi, vedere delle mostre o fare l’elemosina non sono motivi migliori! – Massimo si va infervorando – Voglio dire ognuno pensa di avere le sue ragioni! Ragioni che a lui paiono ottime.”
“…e pedala per far andare la macchina, che è ingiusta e destinata allo schianto, senza pensare di cambiarla, fino a non aver più la forza di cambiarla. Fino a diventare, proprio lui, che è la vittima, quello che difenderà la macchina a cui crede di dovere la propria sopravvivenza.”
“Si, Lorenzo, hai ragione. Forse quando tutto è al rovescio, le virtù sono difetti e i difetti potrebbero diventare virtù.”
Il calore del mezzodì aumenta l’odore del mare. Arriva l’ora in cui il giorno sfinisce, i pensieri perdono forza e li si rimanda a domani. Sono carine quelle due, quella di destra specialmente. Anche se poi magari l’anno che viene tocca andare in Australia a procurarsi un futuro.
“A meno che non si creda in un aldilà dove gli ultimi saranno i primi” dice di colpo Massimo sorridendo con il suo sorriso contagioso.
“Eh, se le cose stanno così basta sopportare e aspettare il secondo round dove si raddrizzerà tutto!”
“E se poi il secondo round non c’è?”
“Siamo cornuti e mazziati!”
Ridono che tutta la spiaggia si volta e vien voglia di ridere solo a sentirli.
“Ho un po’ paura Massi.”
“Anche io Lò. Ma tu di che cosa hai più paura?”
“Mi verrebbe da risponderti “di non farcela” ma non è vero. Io ho paura di cambiare per potercela fare.”
Pance sferiche, occhiali da divo e quotidiano in mano, sopravvissuti alle proprie ferie guardano da lontano i loro ragazzi con i culi sprofondati nelle sdraio.
“Cambiano il mondo intero con le parole, li vedi?”
“E come no? Sanno tutto loro. Hai notato che ci guardano come se noi non capissimo più niente?”
“Eh! Ma a parole è facile! Poi ci pensa la vita a raddrizzarti, va là!”
“Si, ci pensa la vita a farti passare le stronzate dalla testa.”
Massimo e Lorenzo fanno il bagno, le ragazze si rosolano e si addormentano, i genitori tacciono e pensano che ormai sono gli ultimi giorni e che a settembre ci sono un sacco di spese e magari va a finire che proprio alla fine della vacanza il tempo si guasta. L’estate zitta zitta si dà da fare per stampare negli occhi di ciascuno la sua cartolina già ingiallita.

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