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“Amore?”
“Sono qui.”
“Amore sei sveglio?”
“Sono qui.”
“Davvero sei sveglio?”
“Si.”
“Davvero?
“Si davvero.”
“Senti, ti ricordi tanti anni fa quando è arrivato Davide e io ti avevo detto che non sapevo come era successo dal momento che prendevo la pillola e chissà come diavolo avevo fatto e forse magari l’avevo vomitata o qualcosa del genere?”
“Dormi, adesso. E’ ora di dormire adesso.”
“E che tu ti eri stupito ed eri sconvolto e sembrava quasi che volessi convincermi a interrompere la gravidanza perché era un brutto momento e forse ti trasferivano a Roma e avevamo tutto quel prestito da pagare e non ti sembrava proprio una buona cosa?”
“Ora riposa. Poi ne riparliamo. ”
“Be’ non era vero niente che io stavo prendendo la pillola. L’avevo sospesa senza dirtelo perché io lo volevo quel bambino. Hai capito? Io Davide lo volevo. Lo volevo, capisci?”
“Cerca di riposare ora.”
“Lo volevo, lo volevo. Hai capito Carlo? Io Davide lo volevo prima di conoscerlo, hai capito?”
Il viso si distende e poi resta così, immobile sul cuscino.
Il medico arriva, sente il polso e scuote il capo.
La donna in piedi accarezza la spalla dell’uomo che sta seduto accanto al letto. “Carlo era tuo padre vero?”
L’uomo annuisce.
“Ora vieni via, Davide. Non serve più star qui. Andiamo a casa”.
L’uomo sembra non sentire. Rimane a guardare il viso sul cuscino per un tempo che non vuol finire.
“Vai tu. Vai che poi ti raggiungo. Io resto ancora qui con lei. Tu vai, io non la lascio sola.”

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