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Maurizio camminava a tutta velocità verso casa con le mani sprofondate nelle tasche del giaccone. Aveva centocinquanta battiti per minuto nel torace e stretto nella destra un biglietto fatidico. Con cinque euro di Miliardario ne aveva fatti centomila in un colpo.
Tutto in quel momento nella sua testa si affollava e si scontrava facendo un frastuono infernale. Centomila erano una bella cifra ma non così grande da poterne fare qualsiasi cosa.
Bisognava ragionare per bene. Calmarsi e non avere fretta.
Entrò in casa, si sedette sul divano, appoggiò il biglietto sul tavolino davanti a sé e fece un respiro profondo. Di fronte a lui si aprivano molti mondi possibili ma per il momento non aveva nessuna voglia di esplorarli. Preferiva di gran lunga starsene così ad assaporare il piacere di poterlo fare in qualsiasi momento lo avesse desiderato. Stappò una bottiglia, sorseggiò due bicchieri sbocconcellando qualcosa, si sdraiò sul fianco sinistro guardando il biglietto appoggiato ad un soprammobile e si addormentò nella più totale beatitudine rimandando tutto al giorno dopo.
Fece dodici ore belle filate. Al suo risvegliò evitò di aprire subito gli occhi. Chissà se il biglietto c’era ancora. Come era bella quella sensazione di essere sull’orlo di una grande gioia e poterla dilatare a piacimento! Magari si fosse potuto fare lo stesso per le cose belle che nella vita succedono all’improvviso e si consumano sempre troppo in fretta.
Si blindò in casa a fare calcoli. Compilava fogli scritti stretti stretti e li numerava, poi li rileggeva, li cambiava nuovamente e spesso alla fine li gettava.
Fu un lavoro minuzioso. Bisognava farci stare tutto. Pensare ad ogni aspetto, non solo per sé stessi, ma anche un poco per mamma, per Alessandro, che era sempre stato sfortunato, e per qualche amico caro che se lo meritava.
Si doveva prevedere un bel viaggio e una macchina nuova ma robusta, che durasse, e magari riuscire a metter su una piccola attività che desse un reddito per arrotondare. Qualcosa bisognava tener da parte e qualcosa investire. Insomma era un lavoraccio, ma un lavoraccio bello, che lo faceva star bene. Fu uno dei periodi migliori della sua vita, a dirla tutta, un vero godimento.
Kenia o Maldive? Un piccolo bar? Una degustazione vini? Una collana per mamma e un bel motorino per Alessandro? Rifarsi il naso o fare il giro del mondo a piedi?
Era bello quel festival delle possibilità, proprio bello, non c’è niente da dire.
Fino a quando, come ogni bel periodo, ad un certo punto anche quel periodo finì.
Lima di qua e aggiusta di là, dopo tanto paziente lavoro, il miracolo gli era riuscito. La conclusione era perfetta, una specie di capolavoro del compromesso che conciliava tutto con una precisione che spaccava fino all’ultimo centesimo.
Con il suo progetto scritto in bella e messo al sicuro nel cassetto della scrivania, si vestì dei suoi vestiti migliori e si recò finalmente presso lo sportello bancario deputato al ritiro del biglietto vincente. Aveva nello stomaco la pace e il senso di perdita sottile che viene dall’aver finalmente deciso.
L’incaricato prese il biglietto e lo esaminò con attenzione poi guardò Maurizio con un po’ di stupore.
Maurizio ricambiò lo sguardo come per dire “bella botta eh?” e gli strizzò l’occhio.
“Non posso ritirarlo” disse il tipo gli rimettendogli in mano il biglietto.
“Hei, amico, guardi bene. Quelli sono centomila euro!”
“Mi dispiace ma il termine per reclamare la vincita è scaduto.”
“Come dice, scusi?”
“Questa è una vincita di due anni e mezzo fa, mai reclamata. Lo sa solo lei dove ha trovato questo biglietto. Ora le dispiace spostarsi che si sta formando la coda?”

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