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Quando Giovanni aprì gli occhi si trovava in ospedale e non aveva idea di come ci fosse arrivato. I suoi ultimi ricordi erano confusi, non sapeva il suo nome e non ricordava quasi nulla del suo passato. L’unica cosa che sapeva con certezza era di avere un mal di testa feroce, di sentirsi tutte le ossa rotte e di essere inspiegabilmente sporco di sangue.
Il medico che lo aveva visitato in silenzio, aveva sorriso tra sé e sé e lo aveva lasciato lì senza una spiegazione. Gli altri ricoverati dormivano e lui si sentiva solo, impaurito ed era scosso da un brivido irrefrenabile.
Aveva un gran brutto presentimento, Giovanni. Cose difficili da spiegare. Quello stanzone troppo illuminato era triste, sconosciuto e c’era nell’aria qualcosa di ostile e di estraneo. Lo faceva star male non riuscire a ricordare gli eventi che lo avevano portato fin lì e temeva che il futuro avrebbe potuto riservargli qualche terribile sorpresa.
Era in quello stato d’animo di smarrimento quando conobbe Elisa.
C’erano anche altre che si occupavano di lui, è vero, ma Elisa era un’altra cosa.
Il suo arrivo cambiò tutto. Da quando lei cominciò a prendersi cura di lui il tempo in quel posto prese a scorrere diversamente. A poco a poco Giovanni smise di avere paura e di interrogarsi così insistentemente sui suoi ricordi. La spiegazione di tutto gli sarebbe arrivata lentamente, ne era sicuro.
Nel frattempo era così bello attendere che Elisa venisse da lui e illuminasse ogni cosa con il suo sorriso! Ci si perdeva in quel sorriso e l’unica vera paura che gli era rimasta in fondo al cuore era quando il sonno arrivava e lo assaliva il timore di risvegliarsi in un luogo dove lei non ci sarebbe più stata. Poi ad ogni nuovo risveglio Elisa era sempre lì.
Grazie alle sue cure ogni giorno Giovanni si accorgeva di star meglio e di sentirsi più in forze. Il futuro cominciò ad apparirgli meno oscuro e addirittura, alle volte, pieno di promesse.
Ogni tanto provava ancora dolore, è vero, e a quel dolore non sapeva trovare spiegazione, ma poi la vedeva e intuiva che c’era uno scopo in tutta quella vicenda inspiegabile e che forse lo scopo era stato incontrare lei.
Lei che appena lo guardava sapeva farlo sentire felice.
E così passava le ore in attesa di quello sguardo che sapeva fargli scordare ogni cosa.
Che lo faceva sentire leggero come una piuma nonostante i suoi tre chili e ottocento grammi abbondanti.

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