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Anche se non ti conoscevo alla fine ce l’ho fatta ad arrivare fino a te. 
Non è stato facile trovarti. Ho dovuto muovere mari e monti e prima ancora ho dovuto fare la cosa più difficile. Ho dovuto guardarmi dentro. 
Credevo di essere bravo a farlo, io che fuori ho sempre potuto guardar poco.
E invece ci ho messo un’eternità a capirlo. Si vede che non ero così bravo come pensavo.
Dopo l’intervento tutto è cambiato di colpo. Non solo vedevo nuovamente ma vedevo in un modo che non m’aspettavo. Avevo meno visione d’insieme e più sensibilità per i particolari. E soprattutto vedevo le persone. Le comprendevo, le giudicavo meno, provavo sempre più spesso misericordia.
Le nuove lenti con cui guardavo il mondo non erano vetri trasparenti, obló, finestre indifferenti sull’esterno. Erano capaci di cambiare lo sguardo. Ci mettevano qualche cosa di loro, non so se riesco a spiegarmi.
In breve capii che la storia di questi occhi aveva lasciato in qualche modo al loro interno una traccia invisibile. Era come se un frammento infinitesimale di ognuna delle cose che tu avevi visto fosse rimasta imprigionata qui dentro, negli occhi con cui ti guardo adesso.
Avevo sempre pensato di ritrovare chi mi aveva lasciato in regalo gioielli così preziosi. Per ringraziarlo di persona, per mostrargli che con il suo dono potevo ancora vedere la luce che si era spenta per lui. Lo sapevo che è vietato, che è difficile. Ma io ho i miei canali e sono testardo come un mulo e caparbio fino all’ostinazione.
Quando ero un bambino e ogni cosa intorno a me cominciava a svanire un poco ogni giorno, io fingevo di vederci lo stesso e mi perdevo, mi ferivo, mi facevo ridere dietro da tutti i compagni pur di non ammettere che era vero quello che mi stava succedendo. Deve essere per questo, per questa mia cocciutaggine, che ci ho messo così tanto a capire che cos’era quella dolcezza nuova che vestiva il mio sguardo dopo il trapianto. Quella lucidità pacata non annebbiata dall’ira, quella fragilità forte che vedevo nel mondo e mi scoprivo dentro. Alla fine non poteva bastare la mia tenacia a trovarti, serviva anche sapere in che direzione guardare. Io mi ostinavo a pensare a te come un uomo e invece i miei nuovi occhi erano occhi di donna.
Ora ti guardo con i tuoi occhi guardarmi da dentro la foto con gli stessi miei occhi. Immagino tu abbia vissuto da queste parti, mi sembra di riconoscere questo cielo che è stato tuo e questi alberi che hanno il muschio sui fianchi dalla parte del fiume. So che facevi la maestra e d’un tratto capisco questo modo nuovo di vedere i bambini che da poco mi sono scoperto, la tenerezza di cui non ero mai stato capace. Così, io che pensavo di doverti ringraziare di un immenso dono, mi trovo qui a farlo per cento. Era tutto qui quello che ti volevo dire. Lasciarti questi cento grazie più uno. Uno per avermi consentito di guardare di nuovo e cento per avermi fatto vedere per la prima volta.

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