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Padre Edoardo era a disposizione per le confessioni dalle 7.30 alle 9.30, il lunedì, il mercoledì e il giovedì. In quegli orari continuava per abitudine a non allontanarsi dalla chiesa e a tenersi a disposizione ma era sempre più raro che avesse da fare. Le persone che richiedevano il sacramento della confessione erano sempre meno da qualche anno a quella parte. 
Alle 9.15 del terzo giovedì di Maggio, già caldo come un giovedì d’agosto, non vedendo come al solito nessuno, il prete cominciò a far su la roba per andare a far visita ai malati del reparto lungodegenti dell’ospedale Don Bosco. In quasi due ore non s’era presentata anima viva eccetto la vedova Cairoli che però non valeva perché non mancava di confessarsi nemmeno un giorno, anche se aveva quaranta di febbre.
Fu allora che entrò l’uomo.
Avrà avuto circa trent’anni e vestiva in modo dimesso.
“E’ lei Padre Edoardo?”
“Sono io.”
“Vorrei confessarmi.”
Il prete lo guardò incredulo.
“Certamente. Venga.”
Padre Edoardo si avviò verso il confessionale, indossò la stola viola, aprì la piccola porta di legno e fece per entrare inchinandosi leggermente. In quel momento si accorse che l’uomo lo stava seguendo e faceva per entrare insieme a lui.
“Ma che sta facendo? Lei deve accomodarsi fuori, sull’inginocchiatoio. Noi ci parleremo attraverso quella piccola grata. Ma non si è mai confessato prima?”
“No. Direi di no” rispose l’uomo.
“Immagino però che avrà frequentato il catechismo, avrà fatto la prima comunione. Non ha studiato il sacramento della confessione?”
“No. Non ho fatto nulla di tutto questo.”
“Mi perdoni. Queste cose non sono mica un gioco. Raccogliere la confessione di una persona che non fa parte della comunità della chiesa, che non si avvicina mai ai sacramenti. Almeno è stato battezzato?”
“Quello penso di si. Almeno credo.”
“Abbia pazienza, ma perché vuole confessarsi proprio oggi?”
“Guardi, ho capito, ho sbagliato, abbia pazienza. Scusi se l’ho disturbata.”
L’uomo si voltò e si avviò verso l’uscita della chiesa.
Padre Edoardo lo guardò allontanarsi. Era un vecchio prete padre Edoardo. Che ne aveva viste di tutti i colori e faceva molta fatica ad avere ancora fiducia nel mondo. Ma aveva avuto una vocazione potente e non aveva fatto la sua scelta per scherzo.
“Aspetti, non vada via. Venga. Dio non rifiuterà di ascoltare la confessione di un’anima che lo chiede. Venga. L’ascolterò.”
Seduto dentro il confessionale il prete attese inutilmente che l’uomo chiedesse perdono per i suoi peccati, saltò la parte in cui chiedeva quanto tempo fosse trascorso dall’ultima confessione e arrivò direttamente all’ascolto.
“Dunque padre, io ho avuto una vita complicata.” L’uomo esitava.
“Ti ascolto, figliolo.”
“Sono stato un bambino molto amato. Ero bravissimo a scuola, i miei genitori mi adoravano e gli insegnanti erano colpiti dalla mia intelligenza. La mia infanzia procedette così: serena e placida. Quando raggiunsi l’età mi fu insegnato un mestiere e sembrò che per me tutto fosse già scritto.
E invece tutto, senza nessuna apparente ragione, cambiò.
Da un giorno all’altro decisi di abbandonare la casa dei miei genitori e andai a vivere con un gruppo di amici. Non lavoravamo e vivevamo d’ideali e di sogni. Sognavamo la pace, l’amore, la libertà. Formammo una specie di comune in cui tutti erano benvenuti, ladri e puttane, poveri e ricchi, bastava che professassero l’amore per gli altri perchè quello ci sembrava il motore di tutto. Io ero il più ascoltato del gruppo. Ci procuravamo il cibo e il vino con piccoli spettacoli ed io facevo numeri di magia che riscuotevano un certo successo. C’erano writers, giocolieri, suonatori di violino, attori, ballerini.”
L’uomo si fermò e aspettò un commento del prete dall’altra parte della grata. Padre Edoardo si limitò a chiedere di proseguire.
“Ma la cosa non poteva andare avanti a lungo. Più la gente semplice mi adorava, più i benpensanti mi odiavano. Ogni sera mandavano gli sbirri a perquisirci, ci accusavano di furti e altri piccoli reati, dicevano che mia madre era disperata per me, che mio padre non voleva essere più mio padre. Una sera mi dissero che qualcuno mi aveva accusato di un reato che non avevo commesso. Passai la sera con tutti i miei fratelli e quella fu l’ultima volta che li vidi. Era proprio una bella comune quella che ero riuscito a mettere su. Si sciolse il giorno dopo e per quanto ne so non si ricostituì mai più. La mattina seguente mi vennero a prendere e senza alcuna prova mi arrestarono, mi giudicarono e mi misero al gabbio.”
L’uomo restò in silenzio per un momento.
“Sono uscito questa mattina” aggiunse.
Padre Edoardo restò in silenzio dietro la grata per un tempo lunghissimo poi domandò: “Che cosa volevate tu e i tuoi amici?”
“Essere uomini liberi sotto questo cielo.”
“Perché pensi che ti abbiano accusato?”
“Vivevamo senza lavorare, non compravamo la loro roba, non giudicavamo e non volevamo essere giudicati, ci volevamo bene senza tornaconto. Eravamo pericolosi. Troppa gente si univa a noi. Troppa gente veniva a chiedermi consigli per abbandonare la propria vecchia vita. Eravamo dei disturbatori, dei rompicoglioni.”
Ci fu ancora un lungo silenzio. Nemmeno un respiro si udiva dietro la grata. La chiesa era deserta e attraverso i vetri entravano coni di luce e di polvere. Quasi sembrava di sentire di fuori il suono della luce trionfante del sole di Maggio.
“Perché sei venuto da me oggi?” chiese sottovoce il padre.
“Per chiederti dove ho peccato e per essere assolto.”
“Io non so vedere alcun peccato ma ti assolvo lo stesso, anche da ciò che non so vedere. Reciterai dieci Ave Maria per penitenza. Ora va.”
“Io non conosco questa Ave Maria che tu dici. Cosa devo fare?”
Stavolta il silenzio durò ancora più a lungo.
“Portami con te e te la insegnerò –disse il vecchio prete- dammi solo il tempo di prendere qualche vestito.”

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