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La tavolata ride e accoglie ogni piatto con un’ovazione. Quest’oggi la sala è tutta riservata all’associazione “Vita & Natura” che si occupa con serietà ed impegno della promozione della salute a tavola e festeggia qui il suo decennale. La scelta del locale è caduta sull’Agriturismo “Il Baccello” famoso per servire rigorosamente cucina da agricoltura biologica e piatti genuini preparati nel rispetto della tradizione locale, in linea con i principi ispirativi dell’associazione. L’uomo con l’aria satolla che sta a capotavola e si copre la bocca con il tovagliolo per mascherare un ruttino di sazietà è Arturo Brembi, presidente e fondatore dell’associazione e quelli che si rimpinzano al suo fianco sono il segretario Macchi e il consigliere Tullo. Tutti e tre hanno un’aria un po’ provata dalle abbondanti libagioni che vanno avanti ormai da oltre tre ore.
“E’ proprio una bella festa” sta dicendo il Brembi al segretario “anche se a mangiare così tanto c’è da sentirsi male. Nonostante il cibo ottimo e più che genuino, per carità!” e mentre dice così pensa che se non va in bagno a pisciare tra breve non saprà più come fare. Finalmente, dopo aver raccolto il coraggio e non senza qualche barcollio, il presidente riesce stoicamente ad alzarsi e distribuendo pacche e ringraziamenti, guadagna sorridendo l’uscita della sala. Giusto a prevenire un’infausta rottura degli argini.
Sarà per il vino sincero che andava giù come orzata, sarà per i dodici antipasti, ma in capo ad un minuto il presidente si è già perduto. Sul corridoio, rigorosamente rivestito in legno perlinato, si affacciano solo porte chiuse dall’aria anonima e manco l’ombra di etichettine con l’omino e la damina, inequivocabile segnale dell’entrata dell’agognato bagno.
“Ma dove diavolo lo devono mettere il cesso ‘sti agricoli turisti!” pensa con molto disappunto il Brembi e poi pensa anche che l’anno prossimo il pranzo magari lo organizza all’autogrill dove almeno i bagni li vede anche un cieco. Adesso alla sua sinistra c’è una porta con scritto “Privato” e alla sua destra una porta finestra che dà sul cortile.
Dalla sala proviene un boato improvviso di risate. Sono dei cuori contenti i suoi associati.
Comunque la soluzione al problema è chiara. Il bagno è sull’esterno come nelle antiche case contadine, scemo lui a non averci pensato prima.
Il cortile è il solito anonimo retro di casa colonica, ghiaia, qualche attrezzo, vasi e mattoni, un vecchio motorino appoggiato al muro. In un angolo il cumulo della spazzatura del ristorante. Forse la porta del bagno è lì dietro da qualche parte pensa il Brembi. E invece dietro la spazzatura c’è solo un muretto di cemento e un gatto che lo guarda sbieco.
“Presidente o non presidente qui la situazione si è fatta intollerabile e urgono rimedi drastici!” pensa con un po’ di rammarico il nostro mentre si sbottona i pantaloni “Vuol dire che impareranno a stare più attenti a segnalare le toilette!”
Ah, sommo piacere della minzione quando è impellente! Lo sguardo socchiuso si volge intorno e contempla senza uno scopo, in preda alla beatitudine. Il Brembi è da siffatte sensazioni rapito quando, dopo essersi soffermato brevemente sul gatto, si trova a rimirare, dapprima per caso e poi con crescente interesse, il mucchio della spazzatura. Pochi istanti e l’innocua disamina si tramuta nella visione stessa dell’orrore.
Cumuli di latte di pelati da discount, fusti di olio vegetale e cartocci di margarina, panna e latte a lunga conservazione, sacchi di patate e verdure surgelate di sottomarche imprecisate e provenienza ignota, maionese che mai conobbe uovo, cartocci contententi residui di carne surgelata con scritte in cirillico e su tutto una colossale piramide di tetrapack di vino in cartoccio di nota marca italica.
Sconvolto dal terrore il presidente si piscia sulla scarpa destra.
“Me la pagheranno, maledetti imbroglioni! Ah, se me la pagheranno!” si giura il Brembi furioso mentre cerca di asciugarsi la scarpa con un pezzo di carta da cucina sporca di chissà quali innominabili veleni.
Quando rientra a tavola il presidente è completamente lucido e determinato a smascherare i luridi contraffattori. Rifiuta quasi con sgarbo le costolette d’agnello che in vita probabilmente appartenevano ad un congiunto del gatto del cortile e chiede di parlare con il proprietario immediatamente.
In capo ad un minuto fa la sua comparsa un signore di piccola statura sulla sessantina. Ha l’aria mite e preoccupata. Si fa indicare il presidente e si avvicina al tavolo.
“Buongiorno. Eccomi qui. A disposizione.”
“Ah, proprio lei volevo!”
Il tono sgarbato del presidente, così estraneo alla sua natura gioviale, attrae l’attenzione di tutti i commensali che cessano di parlare e si mettono ad ascoltare.
“Mi dica. Sono tutt’orecchi.”
“Noi qui, in quanto associazione vocata alla genuinità e alla naturalità del nostro buon cibo regionale, saremmo interessati a conoscere più nei dettagli la provenienza delle pietanze che ci ha offerto.”
“Certamente. E’ naturale”.
“Lei naturalmente opera un accurata selezione delle materie prime…”
“Certamente. Accuratissima. Me ne occupo in prima persona”.
“Nientemeno..”.
“Si, conosco personalmente tutti i miei fornitori e posso assolutamente garantire per loro”
“Ma davvero? Quindi il cibo è tutto garantito e dalla provenienza certificata e cristallina?”
“Precisamente”.
“E allora come spiega i rifiuti che ho visto in cortile?” il presidente si è alzato in piedi e sta urlando “Le prove inequivocabili dell’utilizzo da parte sua delle materie prime di più infima qualità? Avvelenatore! Lucrezio Borgio!”
“Quello che servo è esattamente quello che prometto.”
“Vorrebbe dire che la spazzatura con cui ci ha intossicato è di provenienza locale? Frutto di coltivazione naturale e allevamenti biologici?”
“Ha visto il menu? -dice il signore porgendolo all’infuriato con garbo- Legga, la prego. Vede cosa c’è scritto? Tutto cibo rigorosamente bioetico. Non biologico. Bioetico”
“E che vorrebbe dire, di grazia, “bioetico”? Che imbroglio è questo?”
“Vede, signor Presidente, io ho selezionato i fornitori del mio agriturismo sulla base dell’onestà. Li conosco tutti di persona e posso garantire per loro. Sono brave persone, non maltrattano i dipendenti, pagano i loro debiti, non sono collusi in alcun modo con la criminalità organizzata e non pagano il pizzo, hanno prezzi onesti e mantengono la loro famiglia senza arricchirsi ingiustamente. Se uno solo di loro non dovesse rispondere più a questi requisiti smetterei subito di fornirmi da lui. Questa è la mia garanzia per voi. Questa è la qualità che ho scelto io. Quella che lei chiama qualità è per me del tutto secondaria, spero che con il tempo arrivi ma in ogni caso mai al prezzo di negare la provenienza “bioetica certificata” che sono fiero d’aver inventato e che sta per me sopra ad ogni cosa. Mi dispiace che non siate soddisfatti, se è così vi offrirò volentieri il pranzo che avete consumato. A due chilometri da qua c’è un ristorante molto esclusivo in cui potrete sempre rifarvi. Dicono sia gestito dalla camorra con denaro sporco riciclato dal traffico di stupefacenti ma ha ottenuto tre stelle Michelin”.
Il presidente rimane in silenzio e tutta la tavola con lui. Si rivolge al consigliere e al segretario che tengono gli occhi bassi nel loro piatto e poi ai commensali che sembrano tutti intenti a studiare chi la tovaglia, chi il soffitto, chi le proprie unghie. Fissa a lungo il ristoratore, deglutisce rumorosamente e fingendo di consultare il menù, borbotta:
“Se siamo proprio sicuri che l’agnello un tempo non miagolasse, ne prenderei volentieri una bella porzione”.

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