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“Un cappello a cilindro concepì un coniglio e lo tenne dentro di sé, riparato e al caldo, per due lunghe settimane. Quando il piccolo fu in grado di arrampicarsi fino al bordo, scavalcare la sua tesa e uscire, il cilindro cercò di trattenerlo.
<Saltella pure qui intorno, piccolo mio, ma questa sera torna da me. Staremo ancora insieme e io sarò il tuo rifugio, come è stato da quando sei nato.>
Il coniglio lo guardò e rispose, con la sua voce un po’ incerta di fanciullo: <Guardati. Non ci assomigliamo neanche, io e te. Non posso credere di essere tuo figlio. Andrò a cercare mia madre e quando la vedrò la riconoscerò perché io e lei saremo simili.>
Si voltò e si allontanò a piccoli salti, con la sua coda come un piumino di cotone bianco e le sue orecchie che non stavano dritte.”

“E il cappello ci rimase male?” domandò Qiao che tutto voleva fare fuorché dormire.
“Il cappello soffrì come fanno i cappelli e le madri, restando in silenzio. Poi si mise in attesa, come fanno i genitori, che aspettano sempre. Aspettano che il figlio arrivi. Che nasca, che impari, che cresca, che guarisca, che torni. E sai perché aspettano?”
Qiao fece di no con la testa.
“Per esserci al suo arrivo”.
“Ma dove era andato il coniglio?”

“Il coniglio cercò dappertutto una madre. Trovò tante coniglie e alcune gli assomigliavano molto ma nessuna era sua madre. Una sera, che si sentiva solo al mondo e infelice come non mai, incontrò nell’aia di una fattoria un vecchio cane da caccia senza denti che succhiava la sua minestrina in brodo con la cannuccia sdraiato davanti alla sua casetta.
<In altri tempi saresti stato un sol boccone per me. Ti avrei spezzato la schiena e ti avrei lasciato bagnato di saliva ai piedi del mio padrone per meritare una sua carezza e una ciotola più ricca alla sera. Ma ora mi scopro ad aver pietà per tutti e sto meglio così. A volte mi sembra quasi di aver capito il mondo. Tu perchè sei in giro da solo, piuttosto, a quest’ora? Non hai nessuno che ti aspetta?>
Al coniglietto tornò subito in mente l’unico che in quel momento lo stesse aspettando di sicuro. Senza nemmeno salutare si voltò e si incamminò sulla strada del ritorno.
Il cilindro non riuscí a nascondere un lieve tremore nella voce quando lo rivide.
<Sei cresciuto> gli disse <ma credo di riuscire ancora a contenerti.>
<Sono tornato , mamma> sussurrò il coniglio. Si accoccolò sulla fodera bianca e liscia di cui ricordava alla perfezione l’odore e si addormentò protetto dalle alte pareti del cilindro.”

“Perchè la mamma e il bambino non si assomigliavano?”
“Le madri e i figli non si assomigliano mai davvero. Neanche quando sembrano identici come due gocce d’acqua”.
Qiao guardò con le sue mandorle nere i grandi occhi azzurri della madre.
“Neanche io e te ci assomigliamo.”
“No, neanche io e te. Ma io ti aspetterò sempre. Ora dormi e quando ti sveglierai io sarò qui. Questo solo conta. Tutto il resto è nulla”.

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