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Il Golden Retriever che Roberta sta accarezzando era un elettricista della cintura di Milano, nella sua vita precedente.
Roberta non crede nella reincarnazione perché se lo facesse si ritroverebbe a girare alla ricerca disperata di Luca, l’amore dei suoi sedici anni, e di nonna Deda, l’amore della sua infanzia. Sarebbe tutto il tempo a interrogare lucertole, passeri e ogni altra forma vivente le capiti sotto il naso, compresi i licheni e le muffe, alla ricerca di una traccia di quelle anime.
Per questo Roberta ha deciso di non approfondire la riflessione e ora non sa di accarezzare un elettricista proprio in mezzo alle orecchie.
Reincarnarsi in un cane è stato un miglioramento nello status dell’elettricista vista la vita trascurabile che ha condotto. Solo un grande acuto ha giustificato la sua esistenza monotonica e quella nota perfetta è stata Federica, la sua unica figlia.
Federica preziosa e rara. Bella, buona, brava e intelligente. Gioia del mondo, senso al suo nulla finché quel bastardo non gliel’ha ammazzata.
Di quel poco che è successo dopo, all’elettricista non è più importato niente, per il breve tempo che è rimasto vivo.
Chi lo sa se è poi vero che quando ci si reincarna in un altro corpo si perde memoria dei fatti avvenuti nella vita precedente. Viene da dubitarne guardando quanto il golden è malinconico, a tratti triste, e come ami esclusivamente la compagnia di Roberta. Chissà se ricorda qualcosa dei suoi ultimi febbrili giorni da elettricista passati alla ricerca di colui che aveva voluto cancellare per sempre dalla sua vita i contorni e il sale, l’aria da respirare. Del suo proposito di strangolarlo pianificando persino lo strumento da usare, il filo elettrico, illudendosi di rintracciarlo nonostante non sapesse niente di lui, se non quell’inezia del piccolo angioma sul sopracciglio riferitagli dalla polizia. Di quanto ci avesse creduto fino a quell’ultima sera, quando il cuore si era rifiutato di proseguire la caccia e lo aveva piantato in asso in unità coronarica.
Ma anche se il cane oggi ricordasse, chi può dire se di tutto questo gli importerebbe ancora qualcosa? Tutte le emozioni che scuotono gli uomini come pupazzi, le lacrime, l’esultanza, lo strazio, hanno il destino delle minute onde concentriche che fa uno sputo nell’acqua e una volta che urtano la riva, semplicemente non sono esistite.
Quasi sospirando il cane appoggia la grossa testa chiara sulle gambe di Roberta e lei se la stringe contro la coscia con la mano destra mentre pensa che non ha molta voglia di uscire a fare la spesa.
Poi si rammenta che sta ingrassando specialmente sulla pancia e sul seno e dovrà comprar poco, altroché, e decidersi a far la dieta, una buona volta.
Poi è attraversata per un millisecondo dal pensiero della propria morte che la percorre come una corrente elettrica e svanisce senza lasciar ricordo.
Poi si perde ad ascoltare i vicini che guardano un programma a premi e chissà perché le viene in mente l’ultima volta che ha fatto l’amore e accavalla le gambe e pensa che è passato davvero un sacco. E che le piacerebbe rivederlo, Paolo. Magari in un’altra vita.
Alla fine si alza e il cane capisce subito, si riscuote e va verso la porta.
E’ comodo questo quartiere, con i servizi vicini e i negozi tutti a portata di mano, anche se da qualche tempo non è ben frequentato. Roberta affretta il passo e, come tutte le volte che esce, sente che è molto peggio essere fuori sapendo che in casa non c’è nessuno ad aspettarla che essere dentro da sola.
Come avviene d’un tratto che tutto impazzisce? Non saprebbe dire ancora adesso Roberta, come siano andati precisamente i fatti. Prima c’era stato quel ringhio nuovo, inedito, basso, in gola al suo cane. Poi quel succedersi confuso: figura che sbuca dall’ombra di un cassonetto e si avvicina a lei, mano che si allunga verso il suo braccio, lo strappo al guinzaglio e la figura dell’uomo sdraiato a terra con il cane che la sovrasta. E poi il ritorno del sonoro: le urla, gli abbai, il sangue, gli occhi spalancati, la gola squarciata e il muso rosso del golden che si siede placido, immobile, come se tutto fosse perfettamente normale.
E si chiede Roberta, mentre le luci blu intermittenti l’accecano, che cos’è questo senso di dolore necessario? Perché, mentre il cane si lascia mettere la museruola e il laccio per seguire senza ribellarsi gli uomini che lo portano via, tutto sembra comporsi in una fine già stabilita? Perché non esce una lacrima e c’è solo la voglia di chiudere gli occhi?
A terra resta il viso dell’uomo che è una maschera bianca come il gesso, ornata di rosso.
Rosso del sangue alla gola come una collana di rose, rosso del piccolo angioma sul sopracciglio destro come un innocuo schizzo di marmellata.

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