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Ti ho vista fare l’amore.
Ho visto la curva delle tue gambe, i tuoi piedi adagiati, i tuoi piedi sollevati. Ho visto il tuo ventre accogliere, sollevarsi e scendere, andare e tornare, alzarsi e abbassarsi, crescere e decrescere in un respiro come il mare che sale, moto d’onde che monta, che muta, risacca notturna, un dondolio, una culla, vento a raffiche brevi che muove e rimuove le foglie.
Ho visto la tua schiena. Flettersi e inarcarsi, le tue mani stringere niente, alzarsi in volo, danzare e posarsi di nuovo come farfalle. I tuoi occhi socchiusi, i tuoi seni spalancati, ondeggiare e seguirti, stupefatti, colmare la vista, incantare e mutare, chiamare e ritrarsi.
Ho visto i tuoi colori, lisci ed aspri, sfumare, cambiare, scurirsi, schiarirsi, accendersi come ferite, come tizzoni, come luci di notte. Cupi e fondi come i capelli che ti si sciolgono in viso, rossi come lo smalto che hai in punta di dita, come le labbra schiuse che scoprono il bianco, fragola della tua lingua, pennellata buia e scarlatta che rompe il chiaro al crocevia delle cosce, giallo dell’oro ai lobi e alla gola.
Ho visto i tuoi fianchi curvare come anse di un fiume, cambiare dolcemente pendenza e allargarsi nei glutei che sono tramonti, arcobaleni, meraviglie viventi e poi muoversi a cercare un approdo in infinite andate e ritorni, con inquieta impazienza, senza soste, senza fretta, come una corsa verso un riparo sotto una pioggia d’estate.
Ti ho vista esplodere composta e magnifica, come il più bello dei fuochi, come trascolora per la timidezza un viso di bimbo, cascata che erompe, acqua libera di mescolarsi all’aria, schiuma bianchissima, sinfonia muta.
Ti ho vista che facevi l’amore.
Da lontano, dalla finestra, dalla serratura, dal satellite, dal soffitto, dalla poltrona, con il binocolo, da sotto il letto.
Ti ho vista fare l’amore con me.
Ma io non c’ero.
C’eri solo tu.
Tu sola c’eri, preziosa e splendida,
Tu sola, al centro del mondo.
Come una luna che è sola nel cielo dell’alba.

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