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Muovi la mano destra e ferma questo suono sintetico.
Realizza dove sei e lasciali subito irrompere, i piccoli angosciosi pensieri sul non fatto e sul da farsi. Che riprendano a roderti il cuore.
Dirigiti in bagno a pisciare al buio a occhi chiusi.
Lasciati per un attimo vedere allo specchio, nonostante la luce ti offenda.
Eccoti qua.
Eccoti qua come sei veramente.
Sei svuotato dei tuoi arredi, dei tuoi pensieri e riempito di cose altrui, come un appartamento in locazione.
Un uccello approfittatore ha gettato le tue uova e le ha sostituite con le sue e ora sono quelle che stai covando.
Scopi che non ti appartengono ti spingono, ti muovono nel mondo, ti fanno compiere gesti che non ti riguardano e che mai avresti compiuto se non ti fossi dato in affitto. Tu ci metti la volontà e le gambe, gli occhi, i muscoli e le coronarie, ma nella sala macchine c’è qualcun altro che guida.
Doveva durare poco, questo avevi creduto. Ma il mondo dice sempre così, all’inizio, quando ha bisogno di te. E invece va avanti da così tanto che hai dimenticato com’eri, quando non eri abitato dai questi inquilini. Che usano il tuo corpo, l’aria che respiri, il cibo di cui ti nutri, il calore che emani, per perseguire il solito piano che non cambierà il mondo e lascerà la tua carcassa a un ciglio di strada.
Spesso ti consoli dicendoti che da domani ti riprenderai la tua nave e la dirigerai dove vuoi.
Ma tu non sai più dove vorresti andare.
Oppure ti ripeti ossessivamente, quasi a volertene convincere, che nessuno ti costringe, in fondo, a fare quello che fai. Che tutto quello che succede in fondo sei tu che lo vuoi, che se veramente volessi smettere di vivere così, allora lo faresti e basta e se non lo fai invece vuol dire che non lo vuoi davvero, alla fine. Che ognuno poi è libero e fa della propria vita ciò che vuol fare e il resto sono scuse.
Ma non ci credi nemmeno un minuto a queste cose mentre le dici.
Perché sogni ogni notte sogni di libertà e ti inebri all’idea di deludere il mondo. E dentro hai una febbre di cose non fatte e non viste che ogni tanto quasi ti uccide.
Poi d’un tratto un richiamo dal fondo del petto ti dice che è tardi e ti sale alla nuca.
Devi far presto.
Fai partire la doccia che ti consoli.
Prenditi dal tuo corpo i piaceri che è in grado di darti.
Bevi il caffè che è caldo e che è forte.
Rimettiti nei tuoi panni, médicati con le tue abitudini, ripercorri i tuoi passi, riaggiusta il tiro, correggi la discrepanza, elimina la distorsione, cancella l’anomalia che tutto di nuovo combaci.
Annoda la cravatta.
Eccoti.
Lucido, pronto, di nuovo in te.
Strani pensieri si fanno al mattino. Roba che non fa bene.
Prendi la porta e sbrigati va’, che è solo martedì.
E la settimana è ancora tutta da passare.

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