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“Ero in una stanza e non sapevo perché né come ero arrivato lì. Riconoscevo la cameretta di quando ero bambino ma nello stesso tempo capivo trattarsi di un posto che non avevo mai visto. Provavo un sentimento di agitazione e di vergogna insieme. Avrei voluto essere altrove e nello stesso tempo avevo il terrore di dover andar via.”
Il dottor Soldano tace guardando qualcosa di invisibile sul muro di fronte a sé. Pensa che se questa storia con la studentessa non finisce al più presto la faccenda corre il rischio di trasformarsi in un grosso problema. Poi pensa che deve trovare il tempo di tagliarsi i capelli o in breve sarà impresentabile. Poi ripensa di nuovo alla studentessa e prova un lieve senso di vergogna, ma solo per un attimo, considerata la differenza di età a dir poco imbarazzante.
“D’un tratto mi accorgo che sul tavolo in fondo alla stanza c’è mia moglie. E’ nuda e sembra in attesa di qualcuno. Provo a chiamarla ma lei non mi sente o forse è la voce che non mi esce. Vorrei coprirla con un lenzuolo ma non riesco a muovere un passo.”
“Che sentimenti prova a questa vista?”
“Frustrazione, vergogna.”
“Ha avuto un erezione?”
“Ma no! Cosa dice! La situazione è angosciante! Non c’è niente di eccitante!”
“Vada avanti” dice il professore fingendo un interesse che non prova.
Sarà anche una ragazzina ma si è presa una bella scuffia la tesista. Lo riempie di orgoglio che una bellezza del genere, fresca come un’albicocca, si sia invaghita di lui fino a questo punto, con tutti i bei ragazzi che sicuramente le girano intorno. Narciso, Narciso, è proprio vero che non basta riconoscere i tuoi meccanismi per essere immuni al tuo potere.
“A questo punto entra un uomo nella stanza. E’ anche lui nudo. E’ evidente che lei lo aspetta. Il cuore mi batte forte, sono come paralizzato. L’uomo si avvicina a lei e io non riesco a distogliere lo sguardo dalla scena.”
Ancora due visite e lei sarà qui. Di colpo non importano più nulla la differenza di età, la convenienza, il fatto che la studentessa gli sia stata affidata, che lui sia il suo professore. Solo il desiderio folle di lei resta a fargli battere il cuore.
“Guardo l’uomo e mi rendo conto che è un vecchio e poi guardo mia moglie ma lei non è più mia moglie, è diventata mia figlia. Lei guarda il vecchio con uno sguardo che non ho mai visto. E’ tremendo.”
“Che cosa è tremendo?” domanda il dottore alzando la voce un po’ più del necessario e riscuotendosi come da un sogno.
“Che lei non veda quello che vedo io. Guarda il vecchio come abbacinata, ipnotizzata da qualcosa di lui che io non so capire. Perché quello che è di fronte ai miei occhi è solo un vecchio nudo voglioso, un po’ laido, che sta per mettere le mani addosso una ragazzina che potrebbe senza troppa immaginazione essere sua nipote.”
“E a quel punto cosa succede?” domanda quasi sottovoce il dottore.
“A quel punto il sogno diventa molto lucido, preciso, particolareggiato. Io, sempre nudo mi avvicino al vecchio altrettanto nudo e trovo la forza di parlargli. Nel frattempo mia figlia sparisce come fumo.”
“Vi guardate il pene? Ve lo confrontate?”
“No. Ci guardiamo negli occhi.”
Per qualche minuto nello studio si sente solo il ticchettio della sveglia con cui il dottore misura la durata delle sedute.
“Non lo vuole sapere, dottore, cosa dico al vecchio?”
“Se sente il bisogno di dirmelo…”
“Io gli dico che in parte lo capisco. Che qualsiasi uomo desidererebbe una bellezza come mia figlia, una ragazza giovane, intelligente, piena di entusiasmo. Che una donna così è come una primavera, un camino acceso nella sera dell’esistenza. Ma. Ma c’è un ma. Quello che si stava per consumare non sarebbe stato un rapporto onesto, tra pari grado. Sarebbe stata una truffa.”
“Si spieghi meglio.”
“Il vecchio stava sicuramente usando il suo ruolo, il suo potere, il suo carisma con uno scopo diverso da quello che dovevano avere. Stava spendendo una moneta che aveva in dotazione per uno scopo ben preciso, e la usava per procurarsi qualcosa che non c’entrava niente, qualcosa che non gli spettava. Stava imbrogliando, stava facendo la cresta sulla spesa, stava barando a poker.”
“Era questa l’impressione che aveva avuto nella prima parte del sogno?”
“Sì era questa. Me lo dica lei, che è il dottore, se si trattava di un’impressione sbagliata.”
La sveglia squilla facendo sobbalzare il vecchio medico che la zittisce con un gesto brusco. I minuti riprendono a trascorrere silenziosi. Il paziente è immobile sul lettino con gli occhi chiusi, il medico seduto dietro di lui è come assorto, con lo sguardo sfocato nel vuoto.
“No. Direi che è un’impressione tutto sommato corretta.” La voce al dottore esce un po’ roca.
“D’accordo. Anche nel sogno il vecchio capisce. Poi tutto si dissolve, mi sveglio ed eccomi qua.”
Il medico guarda il paziente alzarsi dal lettino.
“Sto molto meglio, sa? Incredibile l’effetto benefico di questa terapia.”
Il medico fa un sorriso amaro.
“Le dirò di più, sono fiducioso che questa seduta possa essere stata risolvente.”
“Me ne compiaccio.”
“Lei fa un gran bel mestiere, lo sa? Un mestiere che le consente di aiutare la gente. Io ho fatto tutta la vita il carrozziere e anche se sono in pensione qualche lavoretto lo faccio ancora. Se dovesse aver bisogno sarei felice di poterla aiutare come lei ha fatto oggi con me. Le lascio qui il mio biglietto. Se chiama nelle ore dei pasti mi trova sempre.”

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