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La creatura che sta distesa sul letto è il più bell’esemplare di femmina che il signor Giovanni Maugeri abbia mai visto nella vita, almeno al di fuori di uno schermo. Eppure il numero della stanza è quello giusto e prima di scendere a cena il letto era assolutamente vuoto, ci potrebbe scommettere qualsiasi cosa. Ci aveva persino appoggiato la valigia e ci si era seduto per saggiare la durezza del materasso. E ora cosa ci fa al posto della sua valigia quell’essere biondo scarsamente vestito dalle gambe chilometriche che gli sorride e gli fa cenno di chiudere la porta?
Come è potuta succedere una cosa simile?
E’ proprio vero che gli eventi a volte hanno origini impensabili e seguono percorsi tortuosi.
Certo Ada e Giulia Maugeri non si sarebbero mostrate così entusiaste alla notizia che la verifica di latino dell’ultima ora era saltata per far posto all’incontro con uno psicologo, organizzato della scuola senza alcun preavviso, se avessero saputo le conseguenze di quel cambiamento di programma. Non avrebbero esultato e non si sarebbero abbracciate se avessero immaginato che cosa sarebbe nato da quel maledetto incontro.
Il tipo si era presentato alla classe e aveva spiegato di occuparsi di psicologia dei gruppi e delle comunità, e fin qui niente di male. Poi si era lanciato in tutta una pappardella sul comportamento degli individui il quale a suo dire aveva un elevato grado di prevedibilità, certo con alcune variabili dovute alla personalità dei soggetti, ma niente che non si potesse ragionevolmente calcolare, come insegnava la scuola comportamentista di cui lui si dichiarava seguace. E qui la cosa stava un po’ meno bene ai ragazzi che non erano molto contenti di sentirsi definire prevedibili come topi di laboratorio. Ada e Giulia avevano guidato la rivolta e lo psicologo aveva ribattuto colpo su colpo alle loro obiezioni.
Poi il grande esperto aveva fatto lo sciagurato esempio. Se un uomo, diciamo di mezza età, diciamo sposato da una ventina d’anni, si fosse mai trovato di fronte alla ghiotta occasione di un tradimento, a patto di essere in una situazione al di fuori di ogni possibile controllo, si potevano calcolare come infinitesimali le possibilità che non avrebbe approfittato dell’occasione suddetta. In pratica ci potevi puntare dei soldi che avrebbe tradito, sicuro di non essere scoperto, perché il profilo comportamentale di un soggetto come quello descritto rendeva la cosa praticamente certa.
E qui Giulia non ci aveva più visto. Si che papà da qualche tempo aveva cessato di essere il mito assoluto delle due gemelle, l’eroe senza macchia e senza paura, ma su di lui, ad esempio, avrebbero potuto mettere la mano sul fuoco. E lo aveva gridato Giulia e a ruota Ada insieme a lei, che loro erano sicurissime che la teoria era sbagliata e che il loro papà, per esempio, mai e poi mai avrebbe fatto una cosa simile nemmeno si fosse trovato nella più propizia delle occasioni e tutti avevano sorriso e questo le aveva fatte arrabbiare ancora di più. E certo era sull’onda della rabbia che avevano accettato di mettersi in quel pasticcio. Lo psicologo aveva parlato di ottima occasione di verifica, di prova scientifica, di indagine sperimentale, era rimasto a parlare con Ada e Giulia dopo la lezione che tutte rosse in viso per l’indignazione e spavalde come chi non nutre alcun dubbio, avevano fornito all’odioso, nomi e cognomi, recapiti nonché la data e il luogo del congresso a cui papà avrebbe partecipato da lì a venti giorni.
E ora che papà era tornato, tutto di buon umore per giunta, a loro toccava starsene lì sedute insieme a tutta la classe a guardare sulla lavagna multimediale il maledetto filmato registrato “a scopo scientifico” e sentirsi male dall’ansia.
Il bastardissimo psicologo aveva voluto andare sul sicuro e per dimostrare le sue brillanti teorie non aveva scelto la bidella Maria ma una modella russa che i compagni avevano cominciato a ululare come coyote appena l’avevano vista. Papà ignaro di ogni cosa era lì con la chiave in mano e guardava la gnocca stratosferica come un ebete e Ada e Giulia si sentivano morire e si mangiavano le unghie e avevano la certezza di essersi messe in una situazione che avrebbe potuto portarle a dover cambiare classe, famiglia e probabilmente pianeta.
La telecamera piazzata dalla stangona e dai suoi complici stava in quel momento inquadrando papà che chiudeva la porta. Da lì a poco tutto si sarebbe deciso.
La classe aveva preso a rumoreggiare, a fare un tifo belluino e i maschi avevano preso ad incitare l’ignaro signor Maugeri con consigli particolareggiati e irripetibili. Lo psicologo tutto goduto aveva zittito la classe e la registrazione era ripartita.
“Mi scusi. Credo che lei abbia sbagliato stanza” stava dicendo uno stupefatto signor Maugeri all’indirizzo dell’intrusa la quale, per tutta risposta, si era sollevata in ginocchio lasciando intravedere attraverso una fotocopia di sottoveste due tette iperboliche, gli aveva sorriso, aveva sbattuto le ciglia e aveva replicato con spiccato accento moscovita “Non credo”.
Dagli ultimi banchi della classe avevano cominciato a levarsi latrati e guaiti.
Il signor Maugeri, intanto, si era avvicinato al letto e stava guardando fisso la mammifera che si passava la lingua sulle labbra.
Ada si era coperta il viso con le mani e Giulia aveva pensato che anche se papà avesse ceduto non avrebbe smesso di volergli bene e mentre pensava così si era messa a piangere non sapeva nemmeno lei perché.
Poi era successo. Giovanni Maugeri aveva cominciato a ridere. Certo a ridere. Una cosa pazzesca. Aveva detto qualcosa tipo “Abbia pazienza signorina ma sono molto stanco del viaggio”, aveva accompagnato la stangona alla porta, l’aveva salutata con cortesia ed era entrato in bagno a lavarsi i denti. Fine del filmato e dissolvenza.
Nella classe ci fu un boato. Ada e Giulia furono portate in trionfo. Lo psicologo balbettò qualcosa e se ne andò quasi senza salutare.
Fu una giornata perfetta, indimenticabile.
Ada e Giulia aspettarono papà tutto il pomeriggio e, anche se quella sera tornò un po’ tardi, lo aspettarono per riempirlo di coccole come non facevano da molto, molto tempo.
E il signor Maugeri se le prese tutte e si rammaricò di non essere tornato un po’ prima ma non c’era stato verso di riuscire a salutare prima l’amico psicologo, conoscente di una vita, compagno sin dai tempi del liceo. D’altronde lui e la sua segretaria, Larisa, era stati così gentili che come non essergli grati? Gli avevano dato davvero una grossa mano a far risalire le sue azioni che erano un po’ in discesa da qualche tempo a quella parte. Tutta colpa di quella maledetta adolescenza che stava cercando di portargli via le sue bambine.
Ma lui certo non avrebbe lasciato che le cose andassero così senza lottare.
Mai e poi mai.
Eh no.
Certo che no.
Parola di eroe.

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