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Il prof. Merletti, aitante scapolo cinquantottenne di belle speranze, insegnerebbe Storia e Filosofia presso il locale Liceo Ginnasio Statale Gabriele D’Annunzio. L’uso del condizionale in questo caso è assolutamente obbligatorio. Anzi, visto che il modo condizionale è spesso seguito dalla protasi introdotta dalla particella “se”, la frase corretta dovrebbe in realtà suonare così: il prof.Merletti, aitante scapolo cinquantottenne di belle speranze, insegnerebbe Storia e Filosofia presso il locale Liceo Ginnasio Statale Gabriele d’Annunzio se non passasse la maggior parte del tempo delle sue lezioni disquisendo del suo argomento preferito: le donne.
Certamente.
Le donne.
Le ragazze, le pulzelle, le signore, le dame, il gentil sesso, i pettoruti mammiferi femmina della specie umana.
Per Merletti le donne sono un ossessione la cui frequentazione è, ça va sans dire, inversamente proporzionale alla frequenza con cui ricorrono nei suoi discorsi. Ora, è evidente che i ragazzi ci vanno a nozze, con questa storia. Basta stimolarlo su quest’argomento ed è fatta. L’interrogazione è evitata, il compito in classe soppresso, la spiegazione rimandata. Napoleone si chiude in stanza con Paolina, Cesare con Cleopatra, Socrate si ammucchia con un gruppo di fanciulli e buonanotte ai suonatori.
Nel corso degli anni Merletti è diventato un vero mito nella scuola e sono fiorite molteplici leggende su di lui. I ragazzi, impietosi giudici, ficcanaso, criticoni, voyeur professionisti a cui nulla sfugge, hanno nel tempo studiato con cura il caso e hanno stabilito con certezza che :
1) il professore, pur desiderando copulare con qualsiasi essere di sesso femminile attraversi il suo campo visivo, è perdutamente innamorato della professoressa Lamberti, insegnante di francese;
2) il professore parla parla ma non combina niente.
La settimana scorsa poi è successo qualcosa che ha gettato una luce nuova su tutta la faccenda. Frugando nella sua borsa mentre era convocato dalla dirigente scolastica, è saltato fuori un referto medico. Mentre Scorsetti faceva il palo, Assunti ha fotocopiato il foglio per poterlo studiare con calma in un secondo momento e quando il professore è rientrato in classe gli studenti erano tutti al loro posto e avevano l’aureola.
Suonato l’intervallo finalmente si è potuto dar luogo al gran consulto. La Pozzi teneva il foglio leggendo ad alta voce e una trentina di infoiati in preda all’eccitazione da pettegolezzo hanno fatto capannello intorno a lei. L’analisi testuale ha potuto a quel punto avere inizio.
In alto a destra ci stava scritto Merletti Giorgio. E fin qui tutto chiaro. Seguiva l’intestazione: “Consulenza urologica”. Questo ha suscitato un breve dibattito ma alla fine si è giunti ad una interpretazione condivisa.
Le venti righe seguenti erano scritte in medichese stretto e i ragazzi non si sapevano raccapezzare. La delusione cominciava a serpeggiare. Si stava iniziando a pensare di aver nutrito false speranze circa il contenuto del documento rivelatore, quando è comparsa una frase di senso compiuto.
“…il paziente può quindi giudicarsi affetto da disfunzione erettile con impotentia coeundi. Indicata terapia con inibitori della fosfodiesterasi.”
Qui la faccenda si è fatta spessa. Mettendo insieme le conoscenze di tutti e rinforzandole con frenetiche ricerche sul web, alla fine si è giunti ad un abbozzo di traduzione che suonava più o meno così: “Al paziente Giorgio Merletti non gli si rizza manco a pregare e, o si cala del Viagra, oppure di trombare non se ne parla”.
Uno scoop di portata mondiale.
Sono seguiti giorni febbrili. Fare di questa cruciale informazione un uso corretto era tutt’altro che facile.
Alla fine, alla soluzione ci è arrivato Strani, pluriripetente e ragazzo, diciamo così, di mondo. E così la cosa ha potuto avere inizio.
Ci sono scherzi pesanti, questo è vero. Ma è anche vero che quando ce vò ce vò, come si dice. E con Merletti detto il maniaco ce voleva, c’è poco da dire.
Eccome se ce voleva.
Il piano è scattato questo giovedì all’uscita. Strani si è avvicinato a Merletti con l’aria da bravo ragazzo confuso, una sua specialità.
“Strani che succede?”
“Ehm, prof non so se posso…”
“Strani, lo sai che puoi confidarti.”
“E’ un problema di donne, prof, non so se…”
“Dimmi, dimmi Strani, meglio di me chi ti può aiutare?”
“Ha ragione prof. Le spiego. Io, oh mio dio, mi vergogno!”
“Forza Strani, non ti vergognare!”
“Io professore ho un problema. Mi capisce professore? Ho un problema intimo, un problema con le donne.”
“Vuoi dire che tu non…”
“Esatto professore. E allora un amico mio ha pensato di aiutarmi e mi ha dato una cosa, Una cosa miracolosa, dice lui. Ma io ho paura ad usarla.”
“E di che si tratta Strani? Di che si tratta? Dillo al tuo professore!”
“E’ una cosa che bisogna mettere sulla lingua e poi, madonna professore, dice il mio amico che diventi un animale da sesso, una bestia, uno stallone…”
“Strani tu non puoi prendere sostanze proibite! Potrebbero essere pericolose! Consegnami subito quella roba!”
Con l’aria abbacchiata Strani ha tirato fuori un piccolo francobollo di cartoncino. Era bianco con i bordi rossi e al centro c’era disegnato un piccolo fallo blu.
“E cosa avresti dovuto farci con questo? Eh? Dimmelo subito!”
“Dovevo metterlo sulla lingua un quarto d’ora prima dell’incontro e insomma, ha capito, ma ho avuto paura!”
“E hai fatto bene! Ci penserò io a distruggere questa roba, tu non ci pensare più. Stai tranquillo. Vai a casa adesso!”
Era fatta. Bisognava solo aspettare.
Il venerdì è un giorno particolare a scuola. Per le vie misteriose del dio compilatore degli orari scolastici da quasi tre anni la professoressa Lamberti e il prof. Merletti si ritrovano soli in sala professori con un ora di buco, la terza per la precisione. Ogni venerdì da quasi tre anni la professoressa corregge le verifiche per un’ora e Merletti finge di farlo e intanto la guarda di soppiatto, si strugge e fa dei sospironi che sembra il sonoro di un porno anni settanta. Ovvio che gli esperti siano unanimemente concordi nell’individuare in questo venerdì il più probabile momento dell’atteso evento e che tutti già pregustino scene apocalittiche.
Eccoci così al giorno fatidico.
L’intervallo è quasi giunto al termine quando il Merletti, puntualissimo e attesissimo, fa finalmente la sua comparsa. La tensione tra i ragazzi si taglia con il coltello. A rientrare in classe non ci pensano manco morti.
Peraltro, per ragioni non note, questa mattina il corridoio non vuole star dritto e piega tutto a sinistra e inoltre, con dubbia scelta cromatica, qualcuno lo ha dipinto tutto di blu e di fucsia, colori che poco si addicono alla serietà di un edificio scolastico.
Comunque di questi particolari a Giorgio Merletti importa un fico secco perché si sente un leone e nella sua mente tutto è chiaro come non lo è mai stato. Non lo stupisce nemmeno il fatto che il corridoio colorato sia abitato da mandrie di caribù saltellanti e passa tra di loro sprezzante con la criniera che gli ondeggia nel vento. Sa bene che dovrebbe andare in sala professori ad accoppiarsi con una delle sue leonesse al fine di procreare i giovani cuccioli che porteranno un giorno lo scettro di re della savana, ma sente che questa cosa può essere per il momento rimandata. Altre sono ora le sue urgenze. Decide quindi di usare il volo supersonico e percorrere il corridoio e le scale in un sol balzo ed entrare senza bussare nella stanza della dirigente scolastica.
“Professor Merletti! Le sembra questo il modo di entrare?”
“ So tutto. So che sei al servizio della Spectre. Pensavi di incantarmi con le tue curve, ma ci vuol altro.”
“Professore!!”
L’agente Merletti sa che deve agire prima che la splendida donna estragga il revolver. Con mossa repentina le è addosso, le cinge la vita con un braccio, la immobilizza e la bacia sulla bocca rovesciandola sulla scrivania. Poi, ebbra di passione, la lascia cadere all’indietro sul pavimento. Quando esce dalla stanza aggiustandosi lo smoking si stupisce di ritrovare ancora tutti quei caribù. Sembrano eccitati ed emettono tutti il loro tipico verso. Ma ora non c’è tempo per loro.
Stava per dimenticare che l’aula magna della Sorbona è gremita da ore in attesa della sua conferenza. Alle volte è faticoso chiamarsi Fernand Braudel ed essere uno dei maggiori storici del secolo. L’insigne studioso entra nella III B, ringrazia l’usciere che stava tentando di calmare la folla degli uditori, gli dà un buffetto sulla nuca, lo fa accomodare tra i banchi senza tanti complimenti e tiene una lectio magistralis di un’ora dal titolo “Espansione europea, capitalismo e ruolo del mediterraneo nel sedicesimo secolo”.
E’ forse la prima volta a memoria d’uomo che il professor Merletti fa una lezione di storia. Persino i caribù ne sono avvinti e sono talmente tanti che si accalcano fuori dalla porta per non perdere nemmeno una parola e registrare tutto con il cellulare di cui questi erbivori paiono essere sempre dotati. Mentre si inchina alla folla osannante Braudel si ricorda di colpo che è rimasta in sospeso la storia dell’accoppiamento con la leonessa. L’ora di buco sta finendo e c’è il rischio che il felino se ne vada. Bisogna fare presto, urgono rimedi. E’ giunto il momento che questi stupidi caribù si rendano utili. Un agile balzo ed è in groppa al più grosso. Lavorando di speroni e usando le orecchie per guidare la furia cieca della bestia resa pazza dal terrore, il lungo corridoio è percorso in un lampo.
Quando la Lamberti si trova di fronte il professor Merletti che irrompe nella sala professori sulla groppa di Tondelli della IIA, tira un urlo che Dario Argento pagherebbe oro per avercelo nel suo prossimo film.
Con un balzo il cavaliere è a terra. A lenti passi si dirige verso la leonessa fremente di desiderio che brandisce un vocabolario a mo’ di scudo.
Tutta la mandria di caribù è presente e pesta il terreno con gli zoccoli per propiziare l’accoppiamento.
Il professor Merletti si ferma a dieci centimetri dalla leonessa ed emette un ruggito molto realistico.
“Simba è tornato! Offrimi le tue terga che io ti possieda come è mio diritto” esclama.
Qui gli eventi precipitano.
Il dizionario Larousse cala sulla testa del re leone che stramazza al suolo.
I guardiani del parco travestiti da infermieri psichiatrici sollevano l’animale tramortito e se lo portano via legato su un’ambulanza.
I caribù in visibilio ci manca poco che facciano crollare la scuola.

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