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Che meraviglia era quell’invenzione dei ghiaccioli aromatizzati ai gusti difficili così i bambini si abituavano sin da piccoli a mangiar di tutto! C’era il gusto broccoli, carciofi, minestrone e un’ampia scelta di gusti al pesce. Avevano confezioni simpatiche fatte a forma di nasello, di cavolfiore e di zucchino, tutte colorate e molto realistiche.
Ricordo che quel giorno Annamaria ed io passeggiavamo sul lungomare coi bambini.
Stanislao stava leccando bello contento il suo ghiacciolo al tonno che era uno dei suoi preferiti.
“Wow, il mio ha la sorpresa!” stava dicendo tutto eccitato ad Eusebio, il suo amichetto prediletto, che gli teneva compagnia succhiandone rumorosamente uno al gusto rapa.
“Che fortuna! Il mio no!” aveva risposto quello visibilmente deluso “ma forse mamma oggi me ne comprerà un altro e la troverò anch’io la sorpresa. Forse ancora più bella della tua!”
Era una novità questa cosa della sorpresa. Guardai il ghiacciolo di Stan incuriosita. Effettivamente c’era qualcosa che si vedeva in trasparenza nel ghiaccio colorato.
“Stan, fammi vedere il tuo ghiacciolo”
“Sì ma tu non leccarmelo”
Qualcosa c’era effettivamente. Che cosa, difficile dire. Misi il ghiacciolo in controluce. Il sole d’agosto attraversò il colore bluastro che imitava quello della pelle del tonno. Sembrava un ciondolo. O forse no.
O mio dio.
“Mamma ridammi il mio ghiacciolo”.
“Questo no. Poi mamma te ne compra un altro”.
Tenendo il ghiacciolo a testa in giù per il bastoncino con la punta delle dita come si trattasse di un topo morto e Stanislao piangente per mano mi diressi a grandi passi verso la caserma dei carabinieri che era dall’altro lato della strada. Annamaria mi seguiva con Eusebio tutta allarmata.
“Cosa succede Ada? C’è qualcosa che non va ne ghiacciolo di Stan? Ada? Perché non rispondi?”
I carabinieri ascoltarono, esaminarono, poi sciolsero il ghiacciolo nell’acqua per esaminare la sorpresa. Stan piangeva seduto in un angolo, inconsolabile orfano del suo ghiacciolo.
Effettivamente non sembravano esserci dubbi.
Era un orecchio umano.
La notizia si diffuse come un’epidemia. Il Nucleo Anti Sofisticazioni dell’Arma fece ritirare dal mercato tutti i ghiaccioli di quella marca e perquisì la fabbrica. Ne venne fuori che l’aroma al tonno veniva ottenuto con l’acqua di lavaggio degli scarti della lavorazione dei tonni di una ditta di Marzamemi, provincia di Siracusa. I tonni provenivano tutti dal canale di Sicilia.
Nel frattempo furono resi noti i risultati dell’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università cittadina. Dalla forma del lobo e dall’analisi del DNA si poteva dire con certezza che l’orecchio era appartenuto ad un uomo di circa venticinque anni di età, originario del Maghreb occidentale.
Fu uno scandalo senza precedenti. Il paese venne attraversato da un’ondata di orrore.
Era semplicemente inaccettabile che venissero trascurati così smaccatamente gli standard di sicurezza che disciplinavano la preparazione degli alimenti, specialmente quando questi erano destinati ai bambini. L’Italia ricevette un censura dall’Unione Europea, la fabbrica fu chiusa e non si videro mai più in circolazione ghiaccioli al tonno.
Peccato perché era un buon modo per abituare i bambini a mangiare cibi salutari e scongiurare il pericolo dell’obesità, che è la vera piaga della nostra società.

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