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Non capisci che vorrei uscire da questa pelle e volatilizzarmi nell’aria e ricompormi di fronte ai tuoi occhi in una corda di chitarra che prenda a vibrare fino ad estrarti una lacrima, come si estrae una stilla di caucciù dalla ferita di un tronco?
Chissà se tu, a quel punto, dopo avermi pizzicato per un po’ e aver suonato una canzone stonata, vorresti mai riportarmi a questa forma sbagliata che ho adesso, anche solo per nostalgia di quello che ero.
Perché se tu sentissi nostalgia di me io potrei diventare capace di cambiare ogni cosa che ho. Ogni cosa, dalla prima all’ultima.
Mi trasfigurerei per diventare bello ai tuoi occhi, come i belli che piacciono a te. E diventerei capace di dire sempre la cosa giusta, non come adesso che sono una frana.
Basterebbe che solo per un attimo tu mi volessi bene così, come sono ora, anche se faccio schifo. E io avrei di colpo la forza di non fare più schifo. Un supereroe, diventerei, il tuo idolo, un mito.
Dovrei solo riuscire a farti guardare qui dentro per un attimo. Perché sono sicuro che se tu varcassi la soglia e guardassi qui dentro anche meno di un attimo, rimarresti rapita, sconvolta, affascinata, turbata, atterrita dalla forza con cui ti voglio. Non saresti più capace di andar via, saresti vinta dalla magia che mi scorre, mi brucia in ogni momento.
Quando sono con i miei e guardo la televisione.
Quando sono con gli amici e ci annoiamo.
Quando devo studiare e non studio.
Quando guardo le altre e sono tutte pietose rispetto a te. E poi la notte, che è il momento più brutto. Quando mi metto sotto le coperte e comincio a pensare e tu mi appari subito e io ti vorrei da sentirmi male e penso che sia impossibile che un desiderio così grande non sappia sollevarti ovunque tu sia e trasportarti qui vicino a me. Allora mi figuro la tua voce che parla piano sotto le lenzuola, il tuo odore, il tuo fiato e piango dalla rabbia e dal desiderio, come quando ero piccolo e volevo qualcosa che non potevo avere.
Riuscirò a farti sentire tutto questo alla fine. Lo so che ci riuscirò. Ma tu non dovrai smettere mai di guardami negli occhi. Mai smettere, così che io ti possa ipnotizzare. E allora mi spremerò il petto che ne esca tutto il bello che c’è e tu non ti accorga più della forma che lo contiene.
E mai ti dovrai voltare, mai. O ridere di me con le altre che non so perché ogni squillo del tuo riso fa così male.
Male come vederti da lontano, male come vederti da vicino. Male come ogni cosa che ti riguarda.
I jeans che ti verniciano d’azzurro le gambe, la tua camicetta tesa, i piccoli ricci sul collo, le goccine di sudore sul tuo labbro superiore, i denti che non sono mai riuscito ad avere così bianchi e come ti stanno i vestiti, tutti, e i colori, tutti, e quando abbracci le tue amiche che io vorrei morire sul colpo.
Lo so che non mi so spiegare ma per dirtelo non conosco altro modo.
E se tu una volta ipnotizzata da me volessi chiedermi una cosa, una cosa qualsiasi per mettermi alla prova, di saltare con la moto giù da una scalinata, di sputare in faccia a un professore, di imparare a memoria il dizionario, io lo farei per te senza esitazione e tu capiresti finalmente quanto ti voglio. Capiresti che non esiste cosa che non farei per te.
Che mi vaporizzerei come un soffio di fumo e diventerei il tuo lucidalabbra. Mi ricomporrei nelle tue scarpe blu, nelle cuffie che ti abbracciano il viso e ti sussurrano nelle orecchie musica.
E parole.
Troverei perfino il coraggio di avvicinarmi e di presentarmi a te, se me lo chiedessi, e la smetterei di guardarti da lontano. E se tu arrivassi a chiedermi di trovare la forza di domandarti come ti chiami, anche questo farei per te.
Talmente ti amo.

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