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Quando ho accettato
di montare in groppa
accanto a te
sulla tua berlina canna di fucile
non avevi fronte da condottiero
né si indovinavano dietro la cancellata
delle tue lunga ciglia nere
abissi e fantasmi,
gorghi e ninfee.
Sei partito dolcemente
con un uso di frizione
apprezzabile e sapiente
poi
quando mi stavo domandando
come sarebbe stato
allacciarti con le gambe
quel vitino sottile
offrendo il collo
alla tua bocca di pesce
giusto da gabbare
quel mercoledì che puzzava di niente
quando proprio ti stavo assaggiando
riflesso
né brutto né bello
nel mio finestrino,
proprio allora
ha attaccato quel pigolio odioso
delle cintura
che non avevi allacciato,
quello studiato
per innalzare i livelli
d’adrenalina nei topi
e nei passeggeri
svogliati
immemori o ignari
delle sanzioni previste
dal Codice della legge
stradale.
Tu
serafico come il dio dei sordi
hai lasciato che la molesta
ritmica petulante raffica
di squittii risuonasse
indisturbata crescendo per molti
troppi
petulanti molesti minuti
e solo quando finalmente
il pulcino s’è arreso e ha tirato le cuoia
solo allora
nel silenzio stupefatto
del nostro abitacolo odor di vaniglia
con gesto ampio e sicuro
ti sei cinto
il petto a bandoliera e i fianchi.
Perché non prima? Perché?
ti ho domandato
perché non prima
uomo non bello
non brutto
di un mercoledì sera
che puzza di niente?
Tu hai sorriso come fanno gli dei
con una tastiera d’avorio
a sorpresa
sotto le labbra di pesce.
Perché ora lo voglio io
m’hai detto
mentre prima avrei solo ubbidito.
Io ti ho guardato
abissi e fantasmi
gorghi e ninfee
e ho saputo
che eri tu
a quel sedile allacciato
che avrei sempre amato.

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