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Gaia aspetta che Sofia sia voltata di spalle, intenta a dividere le bambole. La guarda disporre da una parte le Braz, dall’altra le Winx e da sola Shelly, la figlia della Barbie, la sua preferita. Osserva i capelli scuri dell’amica, ben pettinati, come sempre, che le scivolano sulle guance mentre si china in avanti, e la schiena che lascia vedere le piccole ossa, tanto è magra, sotto la maglietta color lampone. L’operazione di divisione nemmeno la controlla perché sa bene che lei è perfettamente capace di riconoscere a colpo sicuro le proprie nel mucchio senza sbagliare, nonostante siano tutte prive di vestitini e quindi apparentemente identiche.
“Sofia?”
La bambina sembra non ascoltare e continua imperterrita il proprio lavoro.
“Sofia?”
“Che c’è?”
“Valentina mi ha detto una cosa”
“Che cosa?”
“Ha detto che tu dici di me che io sono una finta e una prepotente”
“Valentina dice un sacco di bugie solo perché vuole essere la tua migliore amica”
“Sì, però…”
“Però cosa?” Sofia ora è voltata e sta seduta sul pavimento con le gambe piegate e le suole delle scarpe l’una contro l’altra.
“Però tu l’avevi detto davvero, una volta, che io ero una prepotente”
“Non vorrai mica credere a Valentina, vero?”
Gaia sta in ginocchio seduta sui propri talloni e gioca senza sosta con le proprie dita mentre guarda l’amica.
“Io non vorrei”
“Ma ci credi”
“Se tu mi dici che non ci devo credere, non ci credo”
“Lo sai che sei la mia migliore amica”
“Lo so ma…” esita, si aggiusta i capelli chiari con un gesto identico a quello che fa sua madre quando è preoccupata, mordendosi il labbro di sotto “ma tu ci tenevi tanto ad andare a casa sua e poi ci siete andate e il giorno dopo lei mi ha raccontato che tu avevi detto queste cose”
“Lo fa solo per farci litigare e diventare lei la tua migliore amica”
“Davvero?”
“Davvero davvero”
Gaia prende a fissarsi le ginocchia. “Sai Sofia? Io però l’altro giorno ti ho sentita sul serio che parlavi male di me con quelle della terza nel cortile della scuola”
“Cosa ti succede oggi? Vuoi litigare? Sei una bugiarda! Io non ho mai parlato male di te!”
“Non ti arrabbiare. Noi dobbiamo essere sincere tra di noi. Non pensi?”
“Sì, certo”
“Perché io… promettimi di non dirlo a nessuno!”
“Prometto”
“Io se tu mi tradisci mi sento male. E piango come una pazza tutto il giorno”
“Ma và! Ora stai esagerando!”
“Chiedilo a mia mamma se non è vero!”
Sofia si volta, mette tutte le sue bambole dentro ad un sacchetto di plastica azzurra e si alza in piedi.
“Io vado. Ci vediamo domani al pulmino. Tu come ti vesti?”
Gaia resta in ginocchio e guarda l’amica dal basso. “Io mi metto le All Star e i jeans elasticizzati”
“Ok, allora mi metto anch’io le All Star”
“Va bene. Domani giochiamo ai matrimoni?”
“D’accordo. Ciao”
“Ciao”
Gaia resta a guardare l’intreccio di lunghe gambe nude e capelli di nylon sul pavimento di fronte a lei e il mucchietto delle piccole scarpe colorate e quello dei vestitini un po’ più in là. Dal fondo del corridoio le giunge il saluto dell’amica a sua madre e il rumore della porta di casa che si chiude.
E d’un tratto sente di odiarsi.
Perché Sofia le fa quell’effetto che non riesce a parlare e a dire quello che sente.
Perché tutto il mondo è una bugia, un inganno, che le fa schifo.
E giura a sé stessa che da domani non avrà più nessuna amica, mai, nemmeno da grande, e non avrà un fidanzato e non si sposerà e starà sempre sola per non dover mai sentire bugie.
Poi il tintinnio dei piatti e la voce della madre la chiamano alla cena e un altro giorno finisce di finire.

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