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Per sbarcare il lunario mi ero ridotto a consegnare la spesa a domicilio per conto di un piccolo supermercato. Per strada facevo piccole sottrazioni: una mela qui, qualche fetta di salame là, un piccolo panino, un gambo di sedano. Passavo tutta la strada a masticare, nessuno se ne accorgeva e avevo il vitto assicurato. Quando si dice lavorare per mangiare. Con i due spiccioli che mi davano più qualche mancia riuscivo ad integrare con qualche cappuccino e persino a comprarmi le sigarette. Non sarà stato un gran periodo ma se non altro, a pensarci oggi, di sicuro quello con la dieta più variata e completa.
Non che non ci fossero stati momenti migliori. Solo l’anno precedente, ad esempio, si era concluso il periodo del mago del sesso, momento magico della mia carriera lavorativa. Forse il più straordinario periodo di soddisfazione professionale e floridità economica che io abbia mai attraversato. A pensarci, ragazzi, vengono i brividi.
Lavoravo di fronte all’ospedale. Mi ero messo d’accordo con due tre medici di quelli che fanno le ecografie alle donne in gravidanza. Per una percentuale decisamente onesta le anime pie fingevano di non riuscire a vedere il sesso del nascituro e poi mi passavano l’informazione con tutti i dati della donna. Ovviamente il mago del sesso giungeva lì dove la scienza non era in grado di arrivare e non sbagliava un colpo. La voce si era sparsa e io viaggiavo alla grande. Purtroppo alla fine era stato il mio stesso successo a rovinarmi. Attirata dalla mia fama la gente veniva direttamente da me, prima ancora di fare l’ecografia, oppure veniva da posti lontani dopo aver fatto l’esame altrove. Cominciai a prendere una cantonata dietro l’altra e dovetti scappare di notte dal paese per non essere linciato dai genitori che volevano farmi ingoiare i loro maledetti corredini rosa o azzurri.
Comunque, anche senza voler troppo rimpiangere il passato, mi rendevo perfettamente conto che la faccenda delle consegne a domicilio non poteva andare avanti a lungo.
In realtà una via ci sarebbe stata ma ancora esitavo nell’intraprenderla. Avevo incontrato, tornando da una consegna, il mio amico G. che mi aveva raccontato di aver risolto tutti i suoi problemi lavorativi grazie ad un’agenzia interinale che aveva aperto da poco in città.
A suo dire, non solo si era sistemato alla grande grazie a loro, ma aveva iniziato un suo business trasformandosi in un vero e proprio imprenditore che ci mette l’idea e guadagna sul lavoro altrui.
Era il campo che aveva scelto che mi lasciava ancora perplesso.
Aveva iniziato come sosia di un malavitoso agli arresti domiciliari con il compito di sostituirlo durante le sue, diciamo così, assenze. Se arrivava il controllo lui tutto tranquillo si faceva trovare, parlava con gli agenti, firmava, tutto.
Da lì al mio amico G. era venuta la pensata di metter su un’agenzia di intermediazione. Lui cercava i sosia su vasta scala, tipo actors studio, e poi li metteva in contatto con i detenuti corrispondenti guadagnando su entrambi. Era un lavoro molto ricercato perché nella maggior parte dei casi si trattava di essere pagati per stare in panciolle tutto il giorno a guardare la televisione e gli affari del mio amico andavano a gonfie vele.
Eppure io continuavo a sperare in qualcosa di meno, come dire, di meno illegale, ecco, mi è venuta la parola, per il mio futuro.
Alla fine ci aveva pensato il destino a decidere per me. Un vecchio micragnoso aveva voluto pesare con una bilancia da orefice di alta precisione la spesa che gli avevo consegnato e aveva scoperto l’ammanco della mia colazione consistente in quattro noci e una ditata nel suo gorgonzola. Ovviamente ero stato licenziato e all’agenzia interinale c’ero dovuto andare per forza.
Ed è stata una fortuna, aggiungo, perché grazie a loro oggi ho un mestiere di soddisfazione che non cambierei per nulla al mondo.
Il mio lavoro, anzi la mia professione e vorrei quasi dire la mia arte, è quella del complimentiere.
Cosa fa un complimentiere? È presto detto.
Un complimentiere può lavorare in molti ambiti ma di solito chi si rivolge a questa figura professionale sono le aziende che forniscono servizi alla persona come parrucchieri, estetiste, truccatrici, spa, saloni di bellezza ma anche dentisti e persino chirurghi plastici. Il complimentiere trova il modo di fare, in maniera elegante e convincente, i complimenti ai clienti di tali ditte rinforzando la loro convinzione d’aver ben scelto a chi affidarsi.
È un’arte saper incrociare una donna che esce dal parrucchiere e farle capire in poche e garbate parole, con uno sguardo fugace ma inequivocabile, di essere rimasti estasiati, stregati, rapiti dalla sua nuova acconciatura e da come le valorizzi il viso, le dia luce allo sguardo.
Profondersi in sperticati complimenti sulla maestria dello chef di un ristorante parlando con un compare per attirare un nuovo cliente pronto a trovar tutto ottimo e spargere a sua volta la voce. Fermare una signora sull’autobus, dopo averla seguita fuori dal dentista dove ha effettuato la sua pulizia dentale, e dirle, come colti da un improvviso, irrefrenabile impulso, quanto sia accecante e fresco il suo sorriso.
E anche io adesso, come il mio amico G., sto cominciando a pensare di fare le cose più in grande. La mia faccia comincia a essere conosciuta e ho bisogno di nuovi complimentieri che mi affianchino. Potrei scegliere un vero e proprio pool di uomini e donne di bell’aspetto e vendere pacchetti alle aziende che vanno dal complimento semplice, alla reiterazione del complimento allo stesso soggetto, quando il cliente è particolarmente ambito, fino alle vere e proprie campagne intensive di complimenti qualora si voglia lanciare una nuova azienda o salvarne una in difficoltà.
E mentre mi fioriscono in testa tutte queste idee e intuisco decine di prospettive future, penso che è proprio vero che quella della crisi e della disoccupazione e bla bla bla sono tutte scuse per chi non ha voglia di lavorare, e che in questo mondo chi ha voglia di darsi da fare come me di sicuro non rimane con le mani in mano.

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